"MARKO IVAN RUPNIK MI METTEVA LA MANO SUL SUO MEMBRO DICENDO ‘IO SONO A TUA DISPOSIZIONE" - LE NUOVE ACCUSE DI ALCUNE RELIGIOSE CONTRO IL SACERDOTE SLOVENO SCOMUNICATO NEL 2020: "MI HA OBBLIGATO ALLA MASTURBAZIONE E AD AVERE RAPPORTI ORALI, ANCHE SE VEDEVA CHE MI VENIVA DA VOMITARE" "DICEVA CHE DOVEVAMO INVITARE UN’ALTRA SORELLA A VIVERE SESSUALMENTE CON NOI E CHE LEI AVREBBE FATTO DA TRAIT D’UNION TRA NOI DUE COME LO SPIRITO SANTO - "QUANDO DISSI A RUPNIK 'MA IO POTREI RIMANERE ANCHE INCINTA' LUI RISPOSE 'SE È TUTTO UN GIOCO, PUOI ANCHE ABORTIRE COME UN GIOCO'" - IL RACCONTO DEL "RAPPORTO A TRE" E IL SILENZIO PER ANNI DELLA CHIESA: L'INCHIESTA IN ONDA STASERA A "LE IENE"

Comunicato stampa "Le Iene"

 

padre rupnik le iene

Padre Marko Ivan Rupnik, sacerdote sloveno e rinomato artista cattolico, celebre per i suoi mosaici presenti in oltre 220 chiese e santuari in tutto il mondo, è al centro di gravi accuse di abuso, dalle quali non si è mai difeso pubblicamente, mosse da un numero crescente di ex religiose.

 

Tra loro, Gloria e Mirjam, che dopo anni di sofferenze e tentativi di ottenere ascolto all’interno della Chiesa, hanno scelto di denunciare pubblicamente quanto subìto, aggiungendo dichiarazioni inedite alle testimonianze già rese in passato, evidenziando come i casi fossero stati denunciati ai loro superiori già molti anni fa.

 

testimonianze contro padre rupnik le iene 1

A loro si unisce Suor Samuelle, della Fraternità Monastica di Gerusalemme, che rompe il silenzio per raccontare la sua esperienza. Le tre religiose raccontano la loro storia ai microfoni de “Le Iene”, in un'inchiesta di Roberta Rei e Marco Occhipinti, in onda stasera, domenica 9 marzo, in prima serata, su Italia 1. Nel servizio anche le parole dell’avvocata Laura Sgrò, autrice del libro Stupri Sacri, che ricostruisce le drammatiche vicende vissute dalle vittime.

 

Suor Samuelle comincia dicendo: “Ho subito diversi abusi psicologici, ma con caratteri sessuali, da parte di Marco Rupnik. Se trent’anni fa la Chiesa avesse ascoltato Gloria e le altre, 25 anni dopo non ci sarebbe la mia storia.” Mirjam, ex consacrata della Comunità Loyola, racconta di aver subìto un “Forte influsso psicologico, spirituale e abuso di autorità”, da parte del sacerdote.

 

Gloria Branciani - Mirjam Kovac

Gloria, un’altra ex monaca della Comunità Loyola, che ha sporto denuncia per abusi sessuali, racconta la sua esperienza perché: “Non vorrei mai che quello che io ho dovuto subire dovesse ricapitare ad altre religiose.”. La sua storia risale al 1985, quando aveva 21 anni ed era una studentessa di medicina alla Sapienza di Roma. Su consiglio di una sorella della sua parrocchia, si affidò a Padre Rupnik per la guida spirituale.

 

“Mi chiamava molto spesso al telefono, chiedendomi come andava, addirittura come ero vestita, se avevo pregato”, racconta Gloria. Il sacerdote divenne rapidamente una figura centrale nella sua vita, convincendola che solo attraverso di lui poteva crescere spiritualmente. Da quanto racconta, nel tempo, la relazione assunse contorni sempre più ambigui: “Mi invitava molto spesso perché diceva che io potevo fargli da modella. Posso dirti che lui quando dipingeva anche, magari nudo dalla cintola in giù, era eccitato; quindi, la sua pittura era legata proprio all'eccitazione fisica. Alla fine della prima confessione, lui mi abbracciò a lungo.

testimonianze contro padre rupnik le iene 2

 

Poi mi disse che questi gesti erano importanti per iniziare un nuovo cammino di vita.” Sempre Gloria racconta che da lì gli abbracci sarebbero divenuti più intensi, seguiti dai primi baci. Rupnik avrebbe giustificato questi atti come un dono spirituale condiviso tra loro: “Una sessualità pura”. Quando Gloria avrebbe provato a opporsi, la reazione di Rupnik sarebbe stata violenta, attaccandola psicologicamente e isolandola dal resto della comunità. “Se io non mi lasciavo abbracciare o accarezzare, lui cominciava a parlare male di me agli altri”, afferma. Mirjam conferma questo meccanismo di manipolazione: “Mi disse che non potevo più essere amica di Gloria. Così era più facile controllarci.”

 

testimonianze contro padre rupnik le iene 3

Gloria continua il racconto, descrivendo abusi che sarebbero sempre più gravi, fino a veri e propri atti sessuali non consensuali. “…Ho sentito che quella volta la mia resistenza è definitivamente finita, infatti quando poi lui è ritornato, mi abbracciava e provava anche a masturbarmi, oppure, che so, mi metteva la mano sul suo membro dicendo ‘Io sono a tua disposizione’, cosa che io non facevo. In Slovenia c'è stata una masturbazione molto violenta, in macchina, nella quale ho perso la verginità. Lui diceva che era bellissimo, che non c'era stata nessuna sopraffazione.” Gli abusi sarebbero continuati con pressioni per rapporti sessuali orali, nonostante il suo evidente disagio: “…Mi ha obbligato non solo alla masturbazione ma anche ai rapporti orali, anche se vedeva che proprio mi veniva da vomitare, per dirti…Si vedeva che stavo male, ma lui insisteva.”, racconta.

Marko Rupnik

 

Rupnik avrebbe giustificato questi atti con motivazioni teologiche, arrivando a proporre un rapporto sessuale a tre: “Lui diceva che dovevamo invitare un’altra sorella a vivere sessualmente con noi e che lei avrebbe fatto da trait d’union tra noi due come lo Spirito Santo faceva l’unione all'interno del rapporto trinitario. Quindi un rapporto sessuale a tre.”. Gloria racconta che quando si sarebbe rifiutata lui l’avrebbe accusata di egoismo e gelosia. Sfinita dalle pressioni alla fine accettò. “Siamo andati a casa di una sua amica che era assente e lì abbiamo avuto effettivamente un rapporto a tre. …

 

Il rapporto completo è successo solamente una volta, un suo tentativo, lui mi si butta addosso e io lì lo fermo e dico ‘ma io potrei rimanere anche incinta’ e lui mi dice ‘ma se è tutto un gioco, puoi anche abortire come un gioco’. Li ero solo devastata quindi neanche reagivo più.”, dice. Le pressioni continuarono fino a spingerla a un tentativo di suicidio: “Non esistevo più come persona, allora ho detto ‘vado a morire in un posto molto bello, il santuario della Verna, nei boschi lì intorno’. Però lì ho sentito forte che il Signore non voleva la mia morte.”

Anne Barret Doyle

 

 

Dopo questa esperienza che avrebbe subito, Gloria trovò il coraggio di denunciare tutto alla sua superiora, al padre spirituale di Rupnik, all’arcivescovo di Lubiana e al provinciale superiore dei gesuiti. “Lui mi disse: ‘Se tu parli, è la tua parola contro la mia, io ti faccio passare per matta.’ Infatti, ai miei genitori dissero che ero schizofrenica quando sono scappata dalla comunità.”

 

Gloria non fu l’unica a denunciare: “Prima di me ha denunciato anche la sorella con la quale abbiamo avuto i rapporti a tre, poi altre sorelle hanno cominciato a dire ‘anch’io, anch’io, anch’io’.” Ma nonostante le numerose segnalazioni, per trent’anni nulla cambiò. Rupnik continuò a esercitare come sacerdote e artista.

 

Marko Rupnik

Decenni dopo, nuove testimonianze di abusi sono emerse, come quella di Suor Samuelle, che racconta di essere stata invitata a incontri notturni con una raccomandazione precisa: “‘Mi raccomando, stai attenta di non farti sentire da nessuno perché la gente potrebbe avere idee strane vedendoti scendere da me alle 22 di sera’, le diceva il sacerdote. Durante la cena lui mi mandava baci a distanza, io stavo malissimo, guardavo il mio piatto, mangiavo e dopo tre secondi alzavo lo sguardo solo per verificare che aveva smesso. Questo l'ha fatto in diversi posti. Ha creato un clima nel quale stavo male, avevo paura di lui. Avevo il cuore che batteva tanto, sudavo tanto.

 

Erano i segni di una ansia alta.”. Poi aggiunge: “Una volta mi ritrovo con lui giù, si avvicina, mi parla del mosaico e mette la mano sulla mia spalla. Poi la mano è scesa dietro la schiena, a un certo punto si ferma e con il dito ha iniziato a giocare con il mio reggiseno. Quindi mi sono staccata, e lui mi ha guardato molto sorpreso: “Ma Samuel che c’è? Guarda, è bello che possiamo fare questo insieme, perché io sono un sacerdote, tu sei suora tranquilla, … tutto puro’.”. Samuelle racconta che dopo quattro anni di questi e altri episodi decide di interrompere la sua collaborazione con il celebre mosaicista e torna in Francia a vivere come suora eremita nel suo atelier dove vive ancora oggi.

Marko Rupnik

 

Le suore che si dichiarano vittime ora chiedono giustizia e misure concrete affinché situazioni simili non si ripetano mai più. Nel 2020 padre Rupnik viene scomunicato per aver assolto una persona con cui aveva avuto una relazione sessuale, ma viene revocata qualche settimana dopo. Nel 2022 i Gesuiti inviano i risultati di alcune indagini interne al dicastero della Dottrina delle Fede che però ritenne le accuse prescritte e non avviò nessun processo. Papa Francesco fece riaprire il caso ma da allora non se ne è saputo più nulla. Anche se un organo ufficiale della Chiesa ha preso contatto con Suor Samuelle, la situazione non sembra essere cambiata. Si tratta della Commissione Pontificia per la Protezione dei Minorenni e delle Persone Vulnerabili, presieduta dal cardinale americano Charles O’Malley, arcivescovo di Boston.

Marko Rupnik

 

“Personalmente – dice oggi Samuelle - ho ricevuto un’e-mail dalla sua segreteria. Il messaggio era chiaro: ‘Sappiamo che siete in tanti ad aver subìto abusi da parte di Marco Rupnik. Sappiamo che la Chiesa non vi ha ascoltato, ci vergogniamo per questo e vogliamo prestare attenzione alle vittime’.” Parole forti, che sembravano promettere un cambio di rotta. In seguito a questa comunicazione, nell’ottobre 2023 si è anche tenuta una riunione su Zoom. Eppure, nonostante la Commissione abbia ascoltato Suor Samuelle a lungo in videoconferenza, da allora tutto tace. “Nel frattempo, - dice l’avv. Laura Sgrò - mentre gli abusi sui minori, pur nella loro gravità, sono ormai un tema sdoganato, il fenomeno degli abusi sulle suore resta in gran parte sconosciuto. Non solo non si conosce il numero delle religiose che hanno subìto violenze, ma c’è un altro dato totalmente ignorato: il numero di aborti procurati tra le suore abusate. È un fenomeno reale, ma di cui non esiste alcuna rilevazione ufficiale.”.

 

Marko Rupnik PAPA FRANCESCO

A un anno e mezzo dall’inizio del processo canonico voluto personalmente da Papa Francesco, Marko Rupnik è ancora un sacerdote della Chiesa cattolica. Non ha mai chiarito pubblicamente la sua posizione rispetto alle accuse e continua a rimanere in una zona d’ombra. L’unica nota ufficiale sul caso è quella pubblicata dal Vicariato di Roma nel settembre 2023. In essa si legge che il Visitatore ha riscontrato “procedure gravemente anomale, il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica.” Parole che lasciano intendere quanto la vicenda sia ancora lontana da una vera risoluzione.

 

Dopo aver ascoltato le tre testimonianze, Roberta Rei incontra padre Rupnik, che ha evitato di rispondere alle domande sulle accuse a suo carico:

 

Roberta Rei: Padre Marco, salve, piacere, sono Roberta Rei. Mi scusi se la disturbo. Volevamo capire come mai lei non si è mai difeso pubblicamente da queste gravi accuse che le suore le hanno mosso in questi anni. Volevamo soltanto la sua versione, padre, perché abbiamo parlato con queste sorelle, che ci hanno raccontato di aver subito cose abbastanza gravi.

Marko Rupnik

 

Rupnik: Aspetta, aspetta… (rivolgendosi a un uomo accanto a lui, ndr.)

Roberta Rei: Padre, crediamo sia importante avere la sua versione. Ci può dire che cosa sarebbe successo con queste donne? Sono tutte donne di Chiesa che avevano lei come padre spirituale e riponevano grande fiducia in lei.

 

Rupnik: Andrej, mi aiuti con questa? (rivolgendosi all'uomo, ndr.)

Roberta Rei: Ci hanno raccontato che alcune di loro hanno abbandonato la Chiesa e che addirittura una ha tentato di togliersi la vita per quanto accaduto. Lei è stato scomunicato. Posso chiederle come mai? Lei è un gesuita, come Papa Francesco. La scomunica poi le è stata tolta. Quando viene tolta una scomunica? Ha chiesto perdono? Perché, padre, se queste cose fossero vere sarebbero gravi non solo in un luogo laico, ma soprattutto in un luogo di culto.

 

Andrej: Andiamo.

Marko Rupnik

Roberta Rei: Posso chiederle degli obblighi dei gesuiti? Lei li conosce meglio di me: castità, povertà... Queste donne raccontano di aver ricevuto spiegazioni che sembrano assurde: il sesso a tre come espressione della Trinità, il sesso come espressione dell'amore di Dio. Questa cosa è vera? Perché se non è vera, ce lo dica. Perché non ha mai risposto? Non si sente di dire niente a queste donne? Sono comunque donne di Chiesa. Lei era il loro padre spirituale. Andare in un cinema porno, come racconta suor Gloria, ammesso che sia vero, secondo lei non è grave? Se fosse vero?

Rupnik: Andiamo là!

Marko Rupnik

Roberta Rei: Cos'era, un esercizio spirituale? Padre, vorremmo soltanto la sua versione. Davvero. Sono passati tanti anni, magari si sente di dire qualcosa a queste donne? Sono tutte suore, molte hanno abbandonato la Chiesa per questa vicenda e dicono che gli è stata rovinata la vita. Si sente di dire qualcosa a queste donne? Si sente responsabile? Può essere accaduto qualcosa per cui si sente di chiedere perdono? Ci hanno raccontato di molestie anche sulle impalcature dei suoi mosaici. Non pensa che questo silenzio, rispetto a queste accuse così gravi, sia significativo? Queste donne non si conoscevano all'epoca dei fatti, padre, e raccontano tutte la stessa cosa. Silenzio totale.

Alle domande sui presunti atti di abuso spirituale e sessuale, Rupnik ha evitato di rispondere, allontanandosi senza fornire spiegazioni. Anche quando gli è stato chiesto delle accuse specifiche, come l’uso di giustificazioni teologiche per atti sessuali, il sacerdote ha continuato a ignorare le domande.

Le vittime attendono ancora giustizia.

Cologno Monzese, 09 marzo 2025

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