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PER GIORGETTI I CONTI PUBBLICI SONO UN CAMPO MINATO – AL FORUM AMBROSETTI, IL MINISTRO DEL TESORO ASSICURA CHE QUEST’ANNO “NON CI SERVIRÀ ALCUNA MANOVRA CORRETTIVA”. MA È COSTRETTO AD AMMETTERE CHE C’È UNA GRANDE INCOGNITA CHE PENDE SULLA LEGGE DI BILANCIO: LE SPESE PER LA DIFESA - “È UNA VARIABILE IMPONDERABILE, SPERIAMO CHE NON COMPROMETTA I NOSTRI OBIETTIVI” – OGGI L’ITALIA IMPIEGA APPENA L’1,6% DEL PIL PER IL SETTORE MILITARE. L’IMPEGNO PRESO CON LA NATO E CON TRUMP È DI ARRIVARE AL 5% ENTRO IL 2035. MA COPERTURE PER RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO NON CI SONO. GIORGETTI FA ORECCHIE DA MERCANTE E PUNTA A FAR SLITTARE IL MOMENTO DELLE DECISIONI…

1 - MANOVRA INCOGNITA DIFESA

Estratto dell’articolo di Francesco Spini per “la Stampa”

 

giancarlo giorgetti in collegamento al forum ambrosetti di cernobbio

C'è una notizia buona ma c'è anche un grosso punto di domanda sulla prossima manovra economica messa in cantiere dal governo. Lato positivo: quest'anno ci saranno meno sacrifici per gli italiani, promette il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti.

 

«Non servirà nessuna manovra correttiva», annuncia. Non accadeva da tempo, e il leghista spiega il perché della svolta: «I conti stanno andando esattamente come avevamo previsto».

 

Ma in videocollegamento con il Forum Ambrosetti di Cernobbio – dove tocca tradizionalmente al titolare della scrivania di Quintino Sella chiudere i lavori – avverte imprenditori e banchieri anche della grande incognita che pende sulla legge di Bilancio prossima ventura: le spese per la difesa.

 

[…]

 

giancarlo giorgetti guido crosetto

Il cammino che porta alla manovra ha però un ostacolo non preventivato. «Rispetto al sentiero che prevedeva e prevede interventi a favore di famiglie e imprese per cercare di alleviare il peso fiscale» ecco la variabile, «imponderabile e anche detestabile, che è l'escalation della guerra in Ucraina con le decisioni che sono state assunte a livello europeo» di aumentare la spesa per il riarmo.

 

Dunque anche per l'Italia «naturalmente in modo graduale», questo rappresenta «un fatto nuovo che, come per tutti i Paesi europei, implica una diversa proiezione sui conti pubblici». Una variabile con cui «dobbiamo confrontarci» per evitare che tramuti i progetti che implicano spesa in sogni irrealizzabili.

 

GUIDO CROSETTO - VERTICE NATO

Giorgetti rimarca che la pianificazione quinquennale fatta dal governo «prevedeva esattamente lo spazio per intervenire ulteriormente in modo significativo sul fronte fiscale per le famiglie. Adesso stiamo lavorando seriamente e stiamo trovando anche le soluzioni per rendere compatibile questo percorso con i nuovi impegni supplementari in termini di spesa».

 

Sul sì di Bruxelles alla deroga al patto di stabilità per le spese di difesa, il ministro ha qualcosa da dire: «Siccome io faccio politica, cioè vivo in mezzo alla gente, devo dire che è difficile da spiegare all'uomo comune che i patti di stabilità si possono derogare soltanto per le spese per la difesa e non per altri tipi di spesa.

 

giancarlo giorgetti in collegamento al forum ambrosetti di cernobbio

È un momento molto particolare in cui viene richiesto a chi governa grande senso di responsabilità, per riuscire a fare le cose in modo calibrato e corretto».

 

C'è però una postilla: al «dovere assunto del governo» in sede internazionale deve anche «affiancarsi uno sforzo significativo rispetto all'industria nazionale della difesa», sostiene il leghista, altrimenti «il tutto si traduce in un aggravio per la finanza pubblica senza nemmeno un ritorno in termini di produzione industriale e di occupati in Italia».

 

Dettagli sulla manovra non ne dà. Bisogna andare di fiducia: «Di solito prometto poco e cerco di fare tanto. Cercheremo di fare così anche in questa circostanza», dice.

 

Le indiscrezioni d'agosto (ricorderete, ad esempio, il contributo straordinario delle banche) per Giorgetti sono «fuochi d'artificio», proposte «più o meno interessanti, alcune sicuramente stimolanti, alcune fantasiose, altre con una certa verosimiglianza». Ma di tutto questo il ministro dice di sapere poco o nulla: «Ammetto la mia ignoranza». […]

 

2 - POCHI INVESTIMENTI E TROPPI GENERALI PRESSING USA E NATO SUL GOVERNO

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

la risata di giorgia meloni davanti a donald trump 2

[…]  c'è da far tornare i conti, accontentare i partiti, da rispettare l'impegno preso con la Nato e gli Stati Uniti per un aumento consistente della spesa militare. Fin qui abbiamo fatto orecchie da mercanti.

 

Gli ultimi dati a disposizione dicono che l'Italia spende appena l'1,6 per cento della ricchezza prodotta: siamo fra gli otto Paesi dell'Alleanza atlantica con una spesa inferiore al 2 per cento, una soglia che avremmo dovuto raggiungere da anni.

 

In vista del vertice Nato che ha imposto l'aumento al 5 per cento entro il 2035, una commissione governativa ha rimesso ordine nella classificazione delle spese, e il governo avrebbe informato la Nato che la spesa è superiore a quell'1,6 dichiarato dal ministro della Difesa Guido Crosetto in Parlamento.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti guido crosetto

Il condizionale è d'obbligo, perché non c'è traccia di tutto ciò in nessun documento pubblico. Giorgetti, che è anche esponente della Lega, sta cercando di spostare il momento delle decisioni dopo le elezioni del 2027. L'argomento principe quest'anno sarà la necessità di uscire (avverrà a primavera) dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo.

 

La Finanziaria d'autunno dovrà inevitabilmente mostrare un aumento della spesa, il quanto dipenderà dal sopracitato «quadro d'insieme». Fra le ipotesi che il governo ha accarezzato per accelerare il processo di aumento della spesa, è stata avanzata quella di comprendere quella per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.

 

guido crosetto antonio tajani vertice nato di vilnius

Ma da parte americana è arrivato un secco no. Di più: ospite di Cernobbio il rappresentante della Casa Bianca alla Nato, Matthew Whitaker, ha detto di aspettarsi non solo un aumento della spesa, ma anche della sua qualità.

 

E qui vengono i dolori. Secondo le regole della Nato, gran parte del bilancio della difesa italiana è destinata alla spesa per il personale: nel 2024 valeva poco meno del 60 per cento del totale. Circa 22 per cento delle risorse è destinato agli investimenti in equipaggiamenti, appena il 18 ad attività di addestramento e formazione.

 

Fino a pochi anni fa le cose andavano molto peggio: ancora nel 2019 la voce «personale» valeva il 74 per cento, poi grazie ad alcune riforme e all'impegno in sede Nato seguito all'invasione della Crimea da parte russa la cifra è scesa rapidamente. Nel 2023 - l'ultimo dato comparativo a disposizione - i militari attivi in Italia erano 165.564 contro i 198.739 della Francia e i 181.611 della Germania. Anche guardando ai numeri assoluti la situazione delle truppe italiane mostra gravi inefficienze.

 

donald trump giorgia meloni foto lapresse

Secondo quanto previsto dalla riforma voluta dall'allora ministro ed ex generale Di Paola, la quota degli ufficiali avrebbe dovuto scendere al 13 per cento del totale. [...]

 

Non solo: la Ragioneria Generale dello Stato calcolava la presenza in servizio di 393 generali, uno ogni 421 militari. In Francia sono uno ogni 524, in Germania uno ogni 976, negli Stati Uniti uno ogni 1.462.

UNIONE EUROPEA – ARMI E DIFESA

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