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LA PROTESTA DEI PORTUALI E' TERRA-TERRA: "BISOGNA INSORGERE CONTRO L'ITALIA E L'EUROPA DEI PLUTOCRATI", "CI VOGLIONO FAR FINIRE COME LA GRECIA, SCHIAVI DELLE GRANDI CORPORAZIONI", "CHISSA' CHE VELENO C'E' NEL VACCINO" - IL "COORDINAMENTO DEI LAVORATORI PORTUALI" E' UN SINDACATO DI BASE DA 260 ISCRITTI SU 1.600 DIPENDENTI E C'È DENTRO DI TUTTO. A PARTIRE DALL'INDIPENDENTISMO, CON LA RIVENDICAZIONE DELL'EXTRATERRITORIALITÀ DEL PORTO. NEL COMITATO DIRETTIVO I VACCINATI SONO DODICI SU 15…

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

 

MOBILITAZIONE ANTI-GREEN PASS DEI LAVORATORI DEL PORTO DI TRIESTE

«Noi non c'entriamo niente». Anche il barista del circolo sportivo delle Acli prende le distanze. Gli prestiamo solo una stanza, dice alzando le mani dal bancone. È quella lì accanto alla toilette, aggiunge per amor di precisione. Alcuni militanti del Coordinamento dei lavoratori portuali (Clpt) si dividono due pizze formato gigante. «Se vuole parlare con lui, attenda un attimo, è impegnato». Dalla porta socchiusa si vede Stefano Puzzer che riposa a occhi chiusi seduto a una scrivania, mentre intorno a lui altri due dirigenti litigano a voce alta. E adesso che succede? Non lo sanno neppure loro.

 

Proviamo a rispondere alla domanda mettendo in fila le dichiarazioni, spesso contraddittorie, raccolte in un lungo pomeriggio trascorso alla sede di Largo Nicolini, zona Barriera vecchia di Trieste, con il porto che visto dall'alto è un punto lontano. Puzzer, il portavoce delle dichiarazioni forti, esce quando arriva una troupe televisiva e con la faccia stravolta dal sonno invita anche i giornalisti a insorgere «con ogni mezzo» contro «l'Italia e l'Europa dei plutocrati che ci vogliono far finire come la Grecia, schiavi delle grandi corporazioni».

PORTUALI CONTRO IL GREEN PASS

 

Per dovere di cronaca occorre dare conto di altre sue opinioni sparse, sul Covid che ha «poche differenze» con l'influenza stagionale e il vaccino «che me lo sono fatto anch' io, ma chissà quale veleno c'è dentro». «Noi siamo la faccia che i no pass stavano cercando». A due metri di distanza da lui, il presidente Sebastiano Grison sostiene una tesi opposta.

 

«La nostra non sarà una manifestazione, e neppure un picchetto, ma solo un presidio. Consentiremo l'entrata a tutti i lavoratori, ci mancherebbe altro». L'unico a non uscire mai dalla piccola stanza dove si telefona e si discute in modo febbrile e il segretario, lo storico Alessandro detto Sandi Volk, il più anziano del gruppo con i suoi 62 anni. «Abbiamo intenzione di creare due ali di persone che fisseranno in faccia chi vuole passare. Siamo isolati? Con noi ci saranno i triestini, e tanta gente che da tutta Italia ci ha garantito il suo sostegno».

PORTUALI CONTRO IL GREEN PASS

 

Al catalogo occorre aggiungere la posizione dell'altro portavoce Massimo Giurissevich, reduce dall'incontro con i capigruppo del Consiglio regionale. «Il nostro sciopero è sicuro, ma riguarda solo la nostra sigla, e poi domani è un altro giorno e facciamo ancora in tempo a cambiare idea». Brutta bestia la notorietà e la pressione che ne consegue, per un sindacato di base da 260 iscritti su 1.600 dipendenti, che dopo la promessa fatta da Puzzer di bloccare il porto di Trieste, si trova assediato dai media, osannato da chi è contrario al green pass obbligatorio e dal popolo dei no vax, ma isolato da ogni altra sigla.

 

Il segretario della Camera del lavoro Michele Piga afferma che dopo la promessa fatta dalle aziende di tamponi gratis per i dipendenti, le ragioni di una protesta così forte «sono inesistenti». Paolo Peretti, segretario di Filt-Cgil, dice che la libertà di sciopero non si discute, «ma è sacrosanta anche la libertà di lavorare, e la Clpt non rappresenta certo tutti i portuali, anzi». Parlano entrambi all'uscita della sala congresso del Molo 4, dove il presidente Zeno D'Agostino, l'uomo a cui l'intera città riconosce il merito di aver risollevato le sorti del porto di Trieste, garantisce dimissioni immediate se questa mattina la minaccia del blocco a oltranza diventerà realtà.

PORTUALI CONTRO IL GREEN PASS

 

«E la colpa sarà di chi non lascia spazio alle opinioni degli altri, che per altro sono maggioranza, la colpa sarà di persone come Puzzer». È lo sfogo di chi si sente tradito, perché al suo arrivo nel 2014, fu proprio lui a dare legittimità a una sigla appena nata che raccoglieva il malcontento per gli accordi siglati dalle tre organizzazioni principali e bocciati con una certa regolarità dai referendum dei lavoratori, ottenendone in cambio l'adesione al suo progetto di rilancio dello scalo.

 

Nel Coordinamento c'è dentro di tutto. Il collante ideologico di partenza è l'indipendentismo, con la rivendicazione dell'extraterritorialità del porto. Da qui in poi, ognuno per sé. Il presidente Grison vota a destra. Gli ultras della Triestina presenti nel sindacato rappresentano una frangia di ultradestra, vicina a Forza nuova. Qualcuno si professa no vax, ma nel Comitato direttivo i vaccinati sono dodici su 15. Puzzer è un fuoriuscito dalla Cisl. Molti iscritti sono ex della Cgil.

PORTUALI CONTRO IL GREEN PASS

 

Nella sua stanza, Volk si definisce «comunista che si trova meglio con i fascisti» e sostiene che la Clpt è «una ricca maionese». Nella speranza che non impazzisca, intanto s' è fatta sera, serve una posizione comune. Sarà blocco totale, dice il comunicato congiunto, però non sarà impedito l'ingresso a chi desidera recarsi al lavoro, e pazienza per la contraddizione in termini. Appuntamento alle sette di questa mattina, al Varco 1. Materiale fragile e volubile, maneggiare con cura.

stefano puzzer

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