eugenio borgna

"LE MALATTIE MENTALI NON ESISTONO, NON SI POSSONO DIMOSTRARE" – LO PSICHIATRA 93ENNE EUGENIO BORGNA: “I FARMACI SONO AL MASSIMO ADIUVANTI. CONTA DI PIU' INTERPRETARE I SIGNIFICATI NASCOSTI DELLE PAROLE. CHI VUOLE FARE LO PSICHIATRA DOVREBBE LEGGERE LEOPARDI, EMILY DICKINSON E PASCOLI - COLLERA E INVIDIA SONO PULSIONI INUMANE. DEPRESSIONE? PREFERISCO DEFINIRLA MALINCONIA - IL MONDO DI OGGI HA SCAMBIATO IL BENE PER I BENI MATERIALI, E PER QUESTO VIVE NELL'ANGOSCIA DI PERDERLI"

 

Estratto dell’articolo di Stefano Lorenzetto per il “Corriere della Sera”

 

eugenio borgna 5

Nei giorni in cui Marc Augé, classe 1935, si congedava dalla scena terrena, Eugenio Borgna festeggiava il compleanno nella sua casa di Borgomanero, attorniato dalle sorelle Maria Teresa, Maria Emilia e Laura, 91, 87 e 85 anni. Lo psichiatra ha da tempo fatto propria la risposta che l’antropologo francese dava a chi gli chiedeva l’età: «Posso dichiararla ma non ci credo».

 

A 93 anni, Borgna sembra avviato a inseguire l’ex collega Gillo Dorfles, il critico d’arte morto 40 giorni prima di compierne 108: «Pochi sanno che era laureato in psichiatria. Lo vedo in clinica a Milano, mentre ascolta i pazienti con straordinaria gentilezza. Fummo gli unici del ramo, credo, nominati cavalieri di gran croce della Repubblica».

STEFANO LORENZETTO

 

Nell’autore di Mitezza (Einaudi) uscito da poco, già direttore a Novara dell’unico manicomio femminile d’Italia, stenti a scorgere il perito che inchiodò uno dei rapitori di Cristina Mazzotti, uccisa e gettata in una discarica: il ’ndranghetista era stato dichiarato incapace di intendere e di volere all’ospedale psichiatrico di Catanzaro.

 

La sua mitezza è innata?

«Sì. Non curi senza tenerezza, accoglienza, ascolto, consapevolezza dei tuoi limiti».

 

Il suo allievo Umberto Galimberti dice che lei ha passato la vita a combattere più gli psichiatri che la follia.

«Umberto ha lavorato con me nell’ospedale psichiatrico di Novara. Lo assisteva l’intelligenza del cuore. La sua partecipazione al destino degli altri è stata di grande aiuto per colleghi, infermiere, suore. Le malattie mentali non esistono, non si possono dimostrare. I farmaci sono al massimo adiuvanti. Conta molto di più interpretare i significati nascosti delle parole, le creature dell’anima».

 

eugenio borgna 4

[…]

Per quante ore riusciva ad ascoltare una sua ricoverata?

«Intere giornate».

 

Perché scelse psichiatria?

«Mi pareva una disciplina impossibile e misteriosa. Volevo aiutare gli altri senza opprimerli. Non avevo la mano per la chirurgia: gli infermieri erano più bravi di me. E mi perseguitava un ricordo lancinante. A 5 anni subii un intervento per una mastoidite, un’infezione oggi curabile con gli antibiotici. Mi capita tuttora di riprovare la sofferenza della solitudine che mi avvolse in sala operatoria».

eugenio borgna 7

 

Così ha preferito le parole.

«Chi vuol fare lo psichiatra dovrebbe leggere Giacomo Leopardi. Ma anche Emily Dickinson e Giovanni Pascoli».

 

Evita il vocabolo «invidia».

«È un’emozione oscura, del tutto assente in chi soffre e si ammala. Un’ombra mai comparsa nella mia vita».

 

Non si arrabbia, a volte?

«La collera non mi appartiene, la considero in forma estrema la gemella dell’invidia. Sono pulsioni inumane, insopportabili. Fatico persino a nominarle».

 

eugenio borgna 2

So che si è curato da solo una forma di depressione.

«Anche di depressione parlo il meno possibile. Preferisco definirla malinconia, una ferita dello spirito generata da ambiente e persone».

 

La psiche femminile si ammala in modo diverso?

«Manca l’alcolismo, tipico dei maschi. È una follia dolce, meno distruttiva. Le pazienti non erano mai violente. Stavano in giardino, partecipavano. La peggiore sconfitta per lo psichiatra è il suicidio, più frequente fra le donne».

 

Ne ha perso qualcuna?

«No. Basta saper interpretare i silenzi incomprensibili, diversi da malata a malata.

Non si può curare la fragilità solo con gli psicofarmaci».

eugenio borgna 3

 

E con l’elettroshock?

«L’ho rifiutato. Ho sempre e solo cercato di cogliere ciò che di umano resta in comportamenti lontani dai miei».

 

Ha usato camicie di forza e legacci per caviglie e polsi?

«Mai. In questo momento ho negli occhi i mezzi di contenzione visti negli ospedali di grandi città e provo la stessa angoscia di allora. La violenza della sicurezza maschera l’incapacità di ascoltare».

 

Visita ancora?

«Certo. La psichiatria è vita. E finché c’è vita, c’è ascolto».

 

Il mondo di oggi le piace?

«La stupirò: mi sento in consonanza. Lo vedo contrassegnato da fiumi di partecipazione umana, anche se ha scambiato il bene per i beni materiali, e per questo vive nell’angoscia di perderli. Non tornerei indietro». […]

 

eugenio borgna 1

Suo padre aderì alla Resistenza, lasciando da soli una moglie e sei figli. Non fu in qualche modo una pazzia?

«Militava nel Partito popolare. Ci abbandonò per servire il suo ideale politico. Nostra madre lo accusò di egoismo. Io avevo 12 anni. I nazisti fecero irruzione di notte nella camera dove dormivo con mio fratello. Conoscendo un po’ di tedesco, salutai gli ufficiali. Mi ringraziarono e se ne andarono».

 

C’è un vuoto nella sua vita?

«Enorme. Mia moglie Milena, anche lei psichiatra, morì nel 2002, a 63 anni, per una malattia autoimmune. Mi restano la sua grazia, il suo sorriso, il suo silenzio. È un dialogo che non finirà mai». […]

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