john lennon yoko ono nudi

THE DREAM IS OVER - QUANDO JOHN LENNON SCATENO’ LA SUA FURIA ICONOCLASTA CONTRO IL ROCK E CONTRO SE STESSO: “NON CREDO IN ELVIS, NON CREDO IN DYLAN, NON CREDO NEI BEATLES” - I FAB FOUR SI ERANO SCIOLTI DA QUALCHE MESE MA, IN REALTA’, IL SOGNO ERA FINITO DA TEMPO

beatles beatles

Luca Valtorta per “la Repubblica”

«Io non credo in Elvis, non credo in Zimmerman, non credo nei Beatles». A dirlo è uno che se ne intende: si chiama John Lennon. E aggiunge, ripetendolo più volte: «The dream is over», fine del sogno. Lo raccontano, in un nuovo libro, intitolato semplicemente Beatles (Laterza), Assante e Castaldo, ferventi e indefessi divulgatori del verbo della band di Liverpool in questi anni. È l’11 dicembre 1970, il giorno dell’uscita di Plastic Ono Band, il primo album di John Lennon e Yoko Ono dopo lo scioglimento dei Fab Four, avvenuto solo qualche mese prima.

Beatles on air live at the bbc volume due Beatles on air live at the bbc volume due

Lennon ha messo insieme la sacra triade del rock’n’roll: Elvis Presley, colui che con il suo bacino rotante ha dato inizio alla rivoluzione, salvo poi diventare la caricatura di se stesso; Robert Allen Zimmerman, ovvero Bob Dylan, che nel 1969 ha realizzato Nashville Skyline con il re del country Johnny Cash e che per questo viene accusato per l’ennesima volta di “tradimento”, di essersi imborghesito, di non fare più musica di protesta, di essere diventato addirittura un reazionario dal momento che la musica country così veniva percepita dal movimento ribelle di quegli anni. E infine l’icona più sacra, quella che comprendeva se stesso: i Beatles. Il gruppo che era diventato «più popolare di Gesù Cristo».

Tutto questo in una canzone intitolata God che iniziava dicendo: «Dio è un concetto con cui noi misuriamo il nostro dolore », a cui seguiva un elenco di cose a cui John Lennon non credeva più. Tra queste la Bibbia, i Tarocchi, Buddah, lo stesso Gesù e anche la Bhagavadgita (il libro sacro dell’induismo) e lo Yoga. C un Lennon disilluso e iconoclasta che alla fine del brano incalza i fan: «Dovete cercare di andare avanti/il sogno

è finito».

FOTO INEDITE BEATLES FOTO INEDITE BEATLES

Il sogno in realtà era già finito. Era finito nel delirio del musicista mancato e assassino nato, Charles Manson, che usa i testi dei Beatles per la strage di Bel Air compiuta il 9 agosto del 1969 nella villa di Roman Polanski, dove i suoi seguaci scriveranno sui muri, col sangue, “death to pigs” e “helter skelter”, citando due brani del White Album, Piggies e, appunto, Helter Skelter .

Non solo: una delle esecutrici materiali del delitto (e di diversi altri omicidi), Susan Atkins, aveva preso il nome di Sexy Sadie, come un’altra canzone dello stesso disco. Non è un caso che sia così: il White Album è il capolavoro assoluto dei Beatles ma un disco indefinibile, fuori da ogni etichetta: mette insieme parti pop e sperimentali, in un incredibile saliscendi di emozioni e atmosfere diverse, passando da canzoni sulla rivoluzione che fecero scalpore ( Revolution 1) a misteriose evocazioni numerologiche ( Revolution 9) e passaggi delicatissimi e sognanti ( While my guitar gently weeps di George Harrison, la stessa Sexy Sadie).

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L’altro momento in cui finisce il sogno è pochi mesi dopo, il 6 dicembre 1969, quando ad Altamont, in California, il servizio d’ordine affidato agli Hells Angels (!) uccide un ragazzo che, a sua volta, aveva estratto una pistola dopo essere stato picchiato. Esiste un filmato di quel concerto ed è un documento impressionante: mostra “cattive vibrazioni” da subito, il contrario di quelle cantate dai Beach Boys («I’m pickin’up good vibrations», recitava la loro hit), che avevano dominato Woodstock. Altamont è il contrario speculare di Woodstock: quello era il sogno, questo è l’incubo.

Quello era il paradiso, questo è l’inferno. C’è un pubblico enorme e strafatto di droghe cattive che non si riesce a contenere. Non ci sono transenne a separare i musicisti dalla gente e si può avvertire un senso di minaccia e violenza che culmina nell’uccisione del ragazzo, mentre i Rolling Stones sono costretti ad andare avanti a suonare per evitare il peggio. Anche Jagger è stravolto: per la prima non sa cosa fare su quel palco.

JOHN LENNON MOSTRA UNA COPIA DEL SUO LIBRO JOHN LENNON MOSTRA UNA COPIA DEL SUO LIBRO

Il “flower power”, il grande sogno hippie di libertà, è finito per sempre. «The dream is over», come canta Lennon. Il sogno è finito. Ma quel sogno, durato almeno un decennio, era stato bello e delicato e pieno di colori, di musica e di visioni come in Sgt. Pepper’s o in Magical mystery tour , quando la cultura psichedelica si proponeva di liberare le menti ed era piena di “Lucy nel cielo con diamanti” (anche se i Beatles negano ogni riferimento all’LSD) e c’erano Sottomarini Gialli che lottavano contro Biechi Blu per liberare il mondo di Pepperlandia dove regnavano i fiori, la musica e i colori.

Ecco perché, nonostante la storia sia stata raccontata mille volte, c’è sempre bisogno di un libro sui Beatles. Viviamo in un tempo ucciso dalla moltiplicazione di opportunità che si traducono il più delle volte nel nulla. Siamo nel tempo della disponibilità digitale di tutta la musica, di tutto il cinema, di tutti i libri nello stesso momento. Il nulla.

Nel magico e misterioso viaggio dei Beatles, invece, ci sono infiniti campi di fragole ( Strawberry fields forever) che si stendono attraverso l’intero universo ( Across the Universe ), biglietti per viaggi in posti sconosciuti ( Ticket to ride) e amore, amore ovunque perché... All you need is love.

JOHN LENNONJOHN LENNON

Oggi, quella “controcultura” che anni addietro voleva rivoluzionare il costume e il mondo senza violenza è rifluita nei cosiddetti “hipster”, il corrispettivo pop di un intellettualismo, il più delle volte superficiale, passivo e fine a se stesso. Questo ci dicono Assante e Castaldo con il loro libro, che si legge d’un fiato come un appassionante romanzo, vera summa di un mondo che non c’è più.

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