spese mediche sanita cure

QUEL POZZO SENZA FONDO CHIAMATO SANITÀ - PRESTAZIONI INUTILI, FRODI, COSTI STANDARD, BUROCRAZIA: NELLA SANITÀ PUBBLICA OGNI 10 EURO SE NE POTREBBERO RISPARMIARE 2, EVITANDO 22,5 MILIARDI DI SPRECHI - EPPURE, NONOSTANTE LA VALANGA DI DENARI SPERPERATI, AUMETANO I DISPERATI CHE DEVONO RIVOLGERSI AL SETTORE PRIVATO PER CURARSI

Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

sistema sanitario nazionalesistema sanitario nazionale

Nella sanità pubblica ogni 10 euro spesi se ne potrebbero risparmiare 2, per un totale di 22 miliardi e mezzo su una spesa annua 2016 che è stata di 112,5 miliardi. Si potrebbe intervenire su sei capitoli, dal taglio delle prestazioni inutili alla lotta alle frodi, dall' estensione dei costi standard negli acquisti a una organizzazione efficiente della prevenzione.

 

La contabilità degli sprechi è contenuta nel 2° Rapporto sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale, presentato qualche giorno fa al Senato, alla presenza della ministra Beatrice Lorenzin e con la partecipazione, tra gli altri, di Agnès Couffinhal, senior economist dell' Ocse, che ha confermato le stime del rapporto della Fondazione Gimbe, invitando ad «agire senza indugi per tagliare gli sprechi con precisione... chirurgica».

 

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Un consiglio utile anche per il ministro dell' Economia, Pier Carlo Padoan. Basti pensare che se davvero si risparmiassero 22,5 miliardi, la prossima manovra sarebbe già fatta, a partire dai 15,4 miliardi necessari per disinnescare l' aumento dell' Iva. Nel nostro Paese, va subito detto, non si spende troppo.

 

«A seguito del costante definanziamento - cioè del contenimento della spesa pubblica, si legge nel Rapporto - la spesa sanitaria in Italia continua inesorabilmente a perdere terreno». A partire dal 2013 i governi hanno programmato un contenimento della spesa per la sanità dal 7,1% del Pil al 6,4% previsto per il 2020 dall' ultimo Def (Documento di economia e finanza). «Guardando alla spesa pubblica pro-capite emerge in tutta la sua criticità il definanziamento pubblico: siamo sotto la media Ocse (2.469 dollari contro 2.820) e in Europa 14 Paesi investono più dell' Italia in sanità».

 

asl azienda sanitaria localeasl azienda sanitaria locale

Contemporaneamente è aumentata la spesa privata. «Un quadro inquietante emerge dal confronto con i paesi del G7, dove l' Italia è fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma seconda per spesa out-of-pocket, testimonianza inequivocabile che la politica si è progressivamente sbarazzata di una consistente quota di spesa pubblica, scaricandola sui cittadini senza preoccuparsi di rinforzare in alcun modo la spesa privata intermediata» (fondi sanitari integrativi).

 

Su circa 35 miliardi di spesa privata all' anno, infatti, oltre 30 sono sostenuti direttamente dalle famiglie, «con una spesa pro-capite annua di oltre 500 euro» e solo 4,5 intermediati da fondi e assicurazioni. Nessuna sorpresa, quindi, se i cittadini che hanno rinviato o rinunciato alle cure per difficoltà economiche siano aumentati da 9 milioni nel 2012 a 11 nel 2016.

 

SANITASANITA

I nuovi Lea, livelli essenziali di assistenza, da poco approvati dal governo, «concretizzano - secondo gli esperti della Fondazione Gimbe - situazioni paradossali, dove con il denaro pubblico vengono al tempo stesso rimborsate prestazioni futili mentre altre indispensabili non vengono garantite», come per esempio «la telemedicina per il monitoraggio domiciliare dei pazienti con scompenso cardiaco, nonostante le robuste evidenze a supporto».

 

 Inoltre, i Lea rimandano a « ulteriori atti legislativi dalle tempistiche in parte ignote e imprevedibili, in parte note ma difficilmente applicabili in tutte le Regioni secondo le scadenze. Di conseguenza, l' accessibilità alla maggior parte delle prestazioni dei nuovi Lea è ancora un lontano miraggio».

 

Nonostante ciò, 22,5 miliardi all' anno si potrebbero risparmiare. E magari spendere meglio, perché non solo si spende poco per la sanità, ma anche male. Il Rapporto individua 6 categorie di spreco:

 

SANITASANITA

1) «Sovrautilizzo» (6,75 miliardi di euro di spreco): farmaci, esami, ricoveri e interventi inutili.

 

2) «Frodi e abusi» (4,95 miliardi): corruzione diffusa nel sistema delle forniture e delle convenzioni coi privati; uso improprio dei fondi per la ricerca; appalti truccati; varianti di prezzo in corso d' opera; furto di farmici e altre forniture durante la distribuzione e lo stoccaggio; cattiva gestione del patrimonio immobiliare; false esenzioni dal ticket; utilizzo di strutture pubbliche a fini privati; schede di dimissione ospedaliera falsificate per gonfiare i rimborsi; dirottamento dei pazienti verso strutture private.

 

3) «Costi eccessivi» (2,25 miliardi) perché in molti casi non vengono applicati i costi standard, dai farmaci alle protesi, dalle apparecchiature alle pulizie. 4) «Sotto utilizzo» (3,38 miliardi), cioè mancata prevenzione con esami, cure e interventi che eviterebbero successive spese. 5) «Complessità amministrative» (2,48 miliardi): eccesso di burocrazia; gestione non informatizzata delle sale operatorie. 6) «Inadeguato coordinamento» (2,7 miliardi): duplicazioni nelle prestazioni; lunghe liste d' attesa; mancata presa in carico post-dimissione.

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