cellulari e cancro

“REPUBBLICA” ATTACCA IL GIUDICE DI IVREA CHE HA CONDANNATO L’INAIL A RISARCIRE UN LAVORATORE DI UNA AZIENDA CUI È STATO DIAGNOSTICATO IL TUMORE DOPO CHE PER 15 ANNI HA USATO IL CELLULARE, PER PIÙ DI TRE ORE AL GIORNO, SENZA PROTEZIONI: “UNA SENTENZA SCRITTA BASANDOSI SUL QUASI NULLA"

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO   TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

1 - PUÒ IL GIUDICE DECIDERE CHE IL TELEFONO FA MALE?

Daniela Minerva per “la Repubblica”

 

Ci risiamo: un giudice a Ivrea scrive una sentenza basandosi sul quasi nulla. Perché la scienza non lo sa se i cellulari causano tumori. C'è un rapporto dell' Oms che mette insieme decine di studi e non arriva ad alcuna verità. Solo suggerisce il dubbio. Il dottor Fadda, però, decide che i dubbi degli scienziati sono una realtà processuale. Sembra diventata una prassi, questa di usare ipotesi e piccoli dati empirici che non dimostrano niente come fossero prove. E di sancire verità dove ci sono solo possibilità.

 

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO  TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

In principio fu Carlo Madaro, pretore in Maglie che, il 17 dicembre 1997, intimò alla Asl di fornire la mistura del dottor Di Bella ai malati di cancro. Il caso squassò il paese e fece perdere tempo agli oncologi. Ma dopo è stato un continuo: giudici che impongono terapie (come è stato fatto da diversi tribunali con la cura Vannoni), Tar che smentiscono le autorità sanitarie (quello del Lazio lo ha fatto con l' Aifa), tribunali che decidono risarcimenti (oggi a Ivrea, un anno fa in Sicilia dove il Tar ha ordinato di risarcire un ragazzo autistico perché si era vaccinato!).

 

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

L'elenco è lungo. E ogni volta la domanda è: perché? Spunta sempre una perizia, che si basa su qualche studio dagli incerti confini; spunta un medico che giura e stragiura che la sua cura funziona, con l'immancabile sfilata di malati che sperano (e cos'altro potrebbero fare). Mai con una ratio precisa. Mai con uno studio definitivo. Perché spesso i lavori scientifici si muovono sul crinale della probabilità, suggeriscono cause e correlazioni che poi dovranno essere accertate da altri studi.

 

La scienza è così: accumula conoscenze, smentite e conferme; e solo dopo anni arriva, se ci arriva, alla sua verità. Portare uno dei tasselli in un tribunale, così come portare un malato che, per un giorno, si sente meglio è chiedere una sentenza sul nulla.

 

ROBERTO ROMEO ROBERTO ROMEO

Basterebbe che i giudici arruolassero team qualificati, ovvero riconosciuti come tali da tutta la comunità scientifica, e che basassero le loro sentenze su dati scientifici inoppugnabili. Ma non accade: il parere di un perito vale come quello di un altro. Non è così. La scienza ha le sue verità, costruite con fatica. Basta chiedergliele. E se non ci sono, accettare il verdetto: non lo sappiamo.

 

2 - LA VITTIMA: "UN GIORNO MI SONO SVEGLIATO E NON SENTIVO PIÙ"

Simona Lorenzetti per “la Stampa”

 

«È successo una mattina di sette anni fa. Improvvisamente le voci di mia moglie e mio figlio mi sono apparse lontane e i suoni che mi circondavano ovattati». Roberto Romeo, 56 anni, dipendente Telecom, ricorda ancora tutti i dettagli di quella mattina d' inverno, quando il suo orecchio destro ha smesso di funzionare.

 

Signor Romeo, quando si è accorto di essere malato?

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLOTELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

«Nel 2010. Mi sono svegliato e avevo l'orecchio destro tappato. Ho pensato fosse colpa del cerume e così sono andato dall' otorino. Il medico, però, mi ha detto che il cerume non c' entrava nulla e si è pensato a un attacco batterico. Il problema ha continuato a persistere e a quel punto mi sono sottoposto a una risonanza magnetica. Avevo un tumore benigno, un neurinoma, così sono stato operato. A causa delle dimensioni hanno dovuto asportare il nervo acustico. Oggi non sento più dall' orecchio destro, ho una specie di paralisi vicino alla bocca».

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO   TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

 

Per quanti anni ha usato il cellulare e in che modo?

«Nel 1995 l' azienda mi diede un cellulare di servizio. All' epoca lavoravo ai "centri di lavoro", coordinavo i tecnici che si occupavano delle riparazioni e le installazioni. Usavo il cellulare, passavo almeno quattro ore al giorno al telefono. Negli anni Novanta i cellulari erano a bassa frequenza, ma più potenti perché c'erano meno ripetitori. Inoltre erano apparecchi non dotati di vivavoce o auricolari. L'unico modo per parlare era tenerlo attaccato all' orecchio, spesso usando la spalla come appoggio. Non si conoscevano i rischi come oggi».

 

Come è cambiato il suo rapporto con il cellulare?

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO   TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

«Continuo a usarlo, non è uno strumento da demonizzare. È indispensabile, ma da utilizzare in modo consapevole. Uso vivavoce e auricolari. Non lo poggio più all'orecchio, anche perché me n'è rimasto solo uno funzionante e voglio preservarlo. Sul lavoro uso il telefono fisso».

 

Cosa intende per uso consapevole del cellulare?

«Studi scientifici hanno dimostrato che l'uso dell'auricolare riduce i rischi del 90%. Il professor Angelo Gino Levis ha stilato un decalogo di regole e credo che tutti dovrebbero attenersi a questi principi, tra cui evitare telefonate troppo lunghe e chiamate sui mezzi in movimento come auto e treni, non tenere il telefonino accesso sul comodino durante la notte e via dicendo. Accorgimenti che abbattono di molto i rischi».

 

Che significato ha per lei questa sentenza?

PAOLO CROSIGNANIPAOLO CROSIGNANI

«Per ora sulla mia vita incide poco. Mi è stata riconosciuta un'invalidità del 23%, ma l'Inail può ancora fare ricorso in appello. Spero che la mia storia sia un monito e che il Governo organizzi campagne di informazione e prevenzione dei rischi rivolte ai giovani».

 

3 - IL PERITO: "UN CASO PARTICOLARE, MA LE RADIAZIONI FANNO MALE"

Fabrizio Assandri per “la Stampa”

 

Trovarlo al cellulare è stato difficile. «Lo uso poco, normalmente lo tengo spento e, soprattutto non lo tengo addosso ma sulla scrivania, a due metri da me». Paolo Crosignani, primario fino al 2013 dell'unità di epidemiologia dell' istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano, ha una laurea in Fisica e una in Medicina, ha tra le sue consulenze quella che ha portato alla chiusura della centrale di Vado Ligure ed è il consulente del giudice Luca Fadda.

 

Davvero i cellulari sono pericolosi?

i telefono sono potenzialmente cancerogenii telefono sono potenzialmente cancerogeni

«I telefonini hanno dato enormi benefici, dal punto di vista della socialità. Ma questi benefici vanno per così dire bilanciati limitandone l'uso, perché l'esposizione a troppe radiofrequenze può essere dannosa. Molto spesso, in tutte le cose, il rischio dipende dalla dose. Il giudice evidentemente mi ha creduto e ne sono contento».

 

La sentenza può riferirsi a molti altri casi?

«Bisogna essere chiari: il tumore preso in esame è di una forma rara ed è comparso in una persona professionalmente esposta in maniera continuativa ed elevata. Il mix di questi due fattori rende più probabile che vi fosse un nesso causale. Ma ritengo non si debba fare facili generalizzazioni».

 

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO   TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

Come mai?

«Per tanti fattori. Uno di questi è che il lavoratore usava il telefono soprattutto all' interno di un volume chiuso conduttore, cioè un'automobile, che trattiene le radiazioni. Inoltre i telefonini di una volta emettevano radiofrequenze di potenza molto più alta degli attuali smartphone, quindi l'esposizione era più rischiosa».

 

Ma la diffusione dei ripetitori non aumenta il rischio?

«Al contrario. Una presenza più capillare, ma sia chiaro solo di ripetitori di bassa o bassissima potenza, fa sì che la sorgente sia più vicina e quindi abbiamo bisogno di emissioni meno potenti.

Paradossalmente, la diffusione del cellulare ha ridotto l'esposizione alle radiazioni di chi lo usa. Spero però che non si proceda ad aumentare la potenza dei ripetitori. Comunque consiglio di tenere il telefono lontano dal proprio corpo e spento di notte. Soprattutto non va usato quando c'è poco campo, perché è lì che il telefono emette la maggior quantità di radiazioni per prendere il segnale».

TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO   TELEFONINI E TUMORE AL CERVELLO

 

Ma il mondo scientifico non ha una visione univoca.

«Nell' incertezza vale la regola di prendere più precauzioni possibili. Bisognerebbe prendere in considerazione le alternative al cellulare, utilizzando il telefono fisso e la fibra ottica, che ha anche prestazioni estremamente più elevate, mentre oggi si punta a trasferire sul cellulare tutti i sistemi di comunicazione».

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