guido crosetto matteo salvini

SUL RIARMO EUROPEO È GUERRA APERTA NEL GOVERNO – PER GUIDO CROSETTO L’ITALIA DEVE CHIEDERE LA DEROGA AL PATTO DI STABILITÀ PER GLI INVESTIMENTI PER LA DIFESA, NONOSTANTE GIORGETTI SIA CONTRARIO: “È CIÒ CHE SERVE PER AFFRONTARE GLI SCENARI CHE DOVREMMO POTER VIVERE” – AL MINISTRO DELLA DIFESA REPLICA SALVINI: “IL RIARMO È UNA FOLLIA” – MA CROSETTO INSISTE: “NON PARLO DI RIARMO, MA DI COSTRUZIONI DI CAPACITÀ DIFENSIVE” – MELONI CHE FARÀ? DOVRÀ PRENDERE UN DECISIONE PRIMA DEL VERTICE NATO DI FINE GIUGNO…

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per "la Repubblica"

 

giorgia meloni con guido crosetto nella camionetta dell esercito 5

Entro metà giugno, Giorgia Meloni dovrà affrontare questo enorme bivio contabile e politico. E decidere se accedere alla clausola europea di salvaguardia, che le permetterebbe di scorporare le spese della difesa senza che vengano conteggiate come deficit. Uno snodo inevitabile, soprattutto dopo che la Germania ha ufficializzato ieri la sua adesione all’opportunità offerta dal ReArm.

 

Un terreno scivoloso, che spacca l’esecutivo, come dimostrato ieri dal duello tra i due vicepremier. Chi di certo spinge per sfruttare la possibilità offerta da Bruxelles è il titolare della Difesa Guido Crosetto. A Repubblica, consegna la sua linea.

 

guido crosetto matteo salvini

E a domanda sull’opportunità di chiedere la deroga al patto di stabilità, opzione prevista dalle nuove regole, il ministro risponde: «Presenterò ciò che secondo la Difesa serve per affrontare gli scenari che dovremmo poter vivere. Poi il governo e il Parlamento decideranno. Io ritengo che escludere gli investimenti per la difesa, nei prossimi anni, dal debito e dal deficit sia necessario e utile».

 

È una posizione che certo non piacerà a Matteo Salvini. Ieri il leghista ha definito «follia» la politica di riarmo. Uno slogan che sempre Crosetto si incarica implicitamente di contestare, quando spiega la necessità politica e strategica di rispettare gli impegni, a partire dai nuovi parametri che Donald Trump pretenderà dai partner Nato: «Non parlo di riarmo, ma di costruzioni di capacità difensive. Nazionali e da fornire alle nostre alleanze. Non mi pare che nessuno si sia mai detto contrario a queste necessità e impegni».

 

[...]

 

PIANO DI RIARMO EUROPEO - REARM EUROPE

La convinzione del ministro della Difesa rischia, in linea di principio, di confliggere anche con la prudenza manifestata da Giancarlo Giorgetti ancora ieri. «L’Italia — ha fatto trapelare ieri il Tesoro — non ricorrerà alla richiesta di sospensione della clausola almeno finché non ci sarà stata l’assemblea Nato di giugno».

 

Per sottolineare la frenata, via XX settembre ricorda altri dettagli. Primo: non c’è alcun riferimento a scostamenti da fare nel Documento di finanza pubblica appena votato. Secondo: Roma ha già sostanzialmente raggiunto la soglia del 2% del pil destinato alle spese militari. Come a dire: per ora la clausola non serve.

 

Meloni (che oggi a Roma vedrà Erdogan) si è sempre mostrata cauta, almeno finora. Durante il Consiglio europeo del 20 marzo scorso, che ha dato il via libera al ReArm, si è limitata a sollecitare uno slittamento del termine di fine aprile, poi reso meno perentorio dalla Commissione europea (anche grazie al lavoro diplomatico del commissario italiano al Pnrr Raffaele Fitto). [...]

 

giancarlo giorgetti guido crosetto

Nelle interlocuzioni con Bruxelles, Palazzo Chigi ha preso consapevolezza che una decisione andrà comunque assunta entro fine maggio, al massimo a metà giugno, quando sarà ormai chiara la richiesta che Trump farà di lì a poco al vertice Nato all’Aja dal 24 al 26 giugno.

 

Di certo, per assecondare Washington non basterà la creatività contabile delle ultime settimane, quella che ha permesso di conteggiare una serie di spese del comparto sicurezza per portare in dote alla Casa Bianca il primo traguardo del 2%. Lo sa bene Antonio Tajani. «Quella di Berlino — dice — è una richiesta saggia: bisogna scorporare le spese della difesa dal patto di stabilità».

 

guido crosetto giorgia meloni foto lapresse

L’opposto della posizione di Salvini, che si scaglia contro la Germania: «Eserciti europei, riarmi europei, debiti comuni europei per comprare carri armati in Germania sono una follia. Sono a favore della sicurezza nazionale in Italia, non di spendere un euro per andare a comprare carri e missili a Berlino o a Parigi». Tocca a Meloni sciogliere il nodo. E il tempo stringe.

giancarlo giorgetti tommaso foti guido crosetto foto lapresse

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