lustrascarpe

GRAND'ITALIA: IL RITORNO DEGLI SCIUSCIA’ - A PALERMO IN 70 PER UN POSTO DA LUSTRASCARPE - SONO QUASI TUTTI DIPLOMATI, IL PIÙ GIOVANE HA APPENA 21 ANNI, IL PIÙ GRANDE 61: TRA LORO CI SONO 11 DONNE - IL PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO PALERMO: ''QUESTO DIMOSTRA CHE LE ANTICHE TRADIZIONI POSSONO RIVIVERE" (CIAO CORE)

 

Da www.lastampa.it

 

Quasi tutti diplomati, molti a un passo dall’agognata laurea, pochissimi con la sola licenza media e persino tre dottori: in Scienze politiche, in Pittura e in Economia e finanza. Ad accomunarli è la speranza di superare il concorso per la selezione di quindici lustrascarpe che Confartigianato Palermo cerca per riportare in auge l’antico mestiere nella città e offrire una possibilità di lavoro in una realtà che economicamente resta asfittica. Sono iniziati ieri pomeriggio i colloqui nella sede palermitana dell’associazione di categoria: nei locali in via Laurana si sono presentati 75 aspiranti.

LUSTRASCARPELUSTRASCARPE

 

Con un’età media di circa 40 anni - il più giovane ha appena 21 anni, il più grande 61 - tra loro ci sono undici donne, e provengono da tutte le province della Sicilia, ognuno di loro con una storia e un percorso di vita differente, ma tutti uniti dal desiderio di trovare un lavoro in una regione dove le occasioni, non solo a causa della crisi, sono assai scarse. 

 

Come nel caso di Francesco Alaimo, 26enne palermitano laureando in Economia e finanza: «In un panorama così carente da un punto di vista lavorativo, ci si aggrappa a qualsiasi occasione. Mi mancano solo cinque esami per laurearmi. Malgrado ci sia un progetto, non sappiamo ancora come risponderà la città all’iniziativa: solo dopo valuterò se dare priorità al mio corso di studi o proseguire».  

 

C’è chi, invece, una scelta l’ha già fatta, come Cetti Zummo, 26enne, anche lei palermitana, diplomata al liceo classico: «Da due anni ho lasciato il Dams -spiega- mi mancavano solo sette materie, ma divisa tra lo studio e il lavoro, alla fine ho scelto quest’ultimo, dapprima dando una mano nella pizzeria di famiglia. Ora, invece, la mattina sono impegnata con un’associazione che si occupa di bambini e nel pomeriggio faccio la baby sitter. Quando ho letto questo annuncio non ho avuto nessun dubbio.

 

LUSTRASCARPELUSTRASCARPE

La fatica non mi spaventa, non penso ci siano mestieri da maschi: noi possiamo fare qualsiasi professione, anzi forse è l’uomo che si priva, mentre noi no». Tra i giovanissimi spicca la 21enne Maria Elisabetta Oddo, di Palermo, diplomata al liceo linguistico, ma che fino a 14 anni ha vissuto a Trento dove abitano alcuni parenti: «Al momento sono disoccupata -racconta-, ma era un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire».  

 

Impietoso il raffronto tra la Sicilia e il Nord: «L’esperienza che ho fatto qui è molto deludente, è praticamente impossibile trovare un impiego. Ogni estate parto per il Trentino e tra Firenze e Milano c’è sempre qualche occasione stagionale nei ristoranti, lì è più facile e ci sono molte occasioni per i ragazzi». Non ci sono solo giovani in fila per diventare lustrascarpe, tanti anche gli over-quaranta come Sebastiano Alicata, 45 anni, geometra, da due anni disoccupato, sposato e con due figli di 16 e 18 anni da mantenere. «Ho lavorato per anni come impiegato amministrativo -spiega- e da circa un anno e mezzo sono in cerca di una nuova occupazione.

 

ELEONORA LOVO LUSTRASCARPEELEONORA LOVO LUSTRASCARPE

A spingermi in parte è stata la voglia di mettermi di nuovo in gioco, dopo vent’anni trascorsi dietro una scrivania. Ma ad attrarmi è stato soprattutto il fascino di un mestiere così antico. Ricordo ancora che da piccolo accompagnavo mio nonno dal lustrascarpe in piazza Giulio Cesare, e della passione che questo signore metteva nel suo lavoro. Ho sempre amato i lavori artigianali e da mio nonno ho ereditato la cura per la manutenzione degli strumenti a fiato. Sarà una occasione unica per far capire a palermitani e ai turisti che a Palermo non esiste soltanto il percorso arabo-normanno, ma anche altre attività del passato che ancora oggi possono dare lustro alla città».  

 

Ma tra i le decine di aspiranti, in fila c’è anche chi l’odore del cuoio l’ha sempre respirato e tra le scarpe si può dire ci sia nato. «Praticamente sono figlia d’arte -racconta Provvidenza Lo Giudice, 48 anni che per 30 anni ha lavorato in una fabbrica di scarpe- mio padre e mio fratello sono stati calzolai, e quando avevo tre anni mia sorella mi portava con sé nella fabbrica di scarpe di proprietà dello zio del suo fidanzato. Come le mie sorelle, ho iniziato prestissimo a lavorare in una fabbrica di calzature nel reparto definizione e lucidatura. Quando ho letto l’annuncio ho pensato `questo è il mio lavoro e qui mi sentirò a casa».

 

Al momento Provvidenza vive con la madre, e il suo più grande desiderio e di avere nuovamente un’occupazione, anche a costo di sacrifici: «Non mi spaventa l’idea di lavorare in strada, non mi darebbe alcun fastidio -assicura- anche perché è la mia professione, mi verrebbe facile e lo farei con dignità». Qualche perplessità, invece, non nasconde Rosanna consoli, 41 anni, diplomata in ragioneria, sposata e con una figlia ventenne.

 

«Prima impiegata come contabile in uno studio tributario -spiega- sono disoccupata da circa 6 mesi. Una scelta coraggiosa? Ho visto sia a Napoli che a Roma altre donne fare lo stesso mestiere e riproporlo qui mi è sembrata una buona idea, anche se riconosco che mai avrei immaginato di partecipare a un colloquio per un posto di lustrascarpe.

 

SCIUSCIA'SCIUSCIA'

Certo sarà difficile lavorare in città, non penso che ci sia tutta questa richiesta. Solo mia figlia mi ha criticato -ammette- dicendomi `ti metti a lucidare scarpe?´, ma credo solo per un pregiudizio per le cose pratiche: non esistono lavori umili, è sufficiente che siano fatti con passione e professionalità». 

 

Per il presidente di Confartigianato Palermo Nunzio Reina, l’iniziativa che riguarda la realizzazione di 15 postazioni per lustrascarpe «permetterà di far rivivere questo antico mestiere ormai dimenticato. Siamo positivamente sbalorditi dal numero di candidature arrivate -conclude- perché ciò dimostra che le antiche tradizioni possono rivivere sia grazie ai giovani sia grazie a coloro che hanno già lavorato nel settore e vogliono rimettersi in gioco».  

 

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