matera

MATERA, UN SASSO NELLA MANICA - OGGI LA CITTA’ LUCANA DIVENTA UFFICIALMENTE CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA PER IL 2019 - MARINO NIOLA: “LA CITTA’ E’ IL SIMBOLO DI UN SUD DELL'ANIMA, STRETTO FRA EMIGRAZIONE E POSSESSIONE, RELIGIONE E SUPERSTIZIONE. MEMORIA REMOTA DI UN BINARIO MORTO DEL PROGRESSO. EPPURE, PROPRIO IN QUEI RELITTI CULTURALI E PERSINO IN QUELL'HABITAT MALSANO, MOLTI INTELLETTUALI DEL DOPOGUERRA VEDONO UN SIMBOLO DI RINASCITA” - STASERA LA CERIMONIA D'APERTURA IN DIRETTA SU RAI1 CON MATTARELLA E PROIETTI GRAN CERIMONIERE

Marino Niola per “la Repubblica”

 

MARINO NIOLA

Un imbuto di case e grotte simile all' inferno di Dante. Così appare Matera allo sguardo spaesato e spaesante di Carlo Levi. Che di fatto consegna la città dei Sassi all'emblematica politica italiana. Topografia di una società abitata da poveri diavoli.

 

Ma al tempo stesso riepilogo simbolico del mondo contadino, visto in tutta la sua lontananza dalle idee di sviluppo che dopo la guerra vanno per la maggiore nel Paese. È in questo clima che la nuova capitale europea della cultura 2019 - inaugurazione ufficiale sabato prossimo con l'arrivo di Mattarella e Conte diventa, nel male ma anche nel bene, un luogo topico dell'immaginario nazionale.

 

La perfetta sintesi metaforica di un Mezzogiorno geografico e antropologico, economico e poetico, antico e primitivo, visionario e selvaggio. Così per esempio lo definisce Pier Paolo Pasolini, che fa dello scenario lunare dei Sassi la location ideale del suo Calvario all'italiana. Non a caso disdegna la Palestina reale, a suo avviso devastata dalla nuova edilizia, e ambienta Il Vangelo secondo Matteo in quella Terrasanta ancora immune dalla modernizzazione.

sassi di matera 3

 

Del resto, una sorta di atavismo arcaico, più geologico che storico, impregna da sempre le convenzioni rappresentative della cavea materana. Non a caso Giovanni Pascoli, che dal 1882 al 1884 insegna latino e greco nel liceo locale, definisce balze, calanchi, spelonche e abituri "sinistramente belli" e descrive gli abitanti «nel loro selvatico e antiquato costume "girelloni per la piazza"».

 

E oltre un secolo prima di lui il filosofo inglese George Berkeley parla di un'ellissi di case che precipitano l'una sull'altra, con la vertiginosa verticalità dei palchi di un teatro, con «i morti al di sopra dei vivi». Insomma, per effetto di un secolare incrocio di sguardi e controsguardi, visioni e suggestioni, la città lucana diventa il simbolo di un Sud dell' anima, stretto fra emigrazione e possessione, religione e superstizione. Memoria remota di un binario morto del progresso. Lontana dalle grandi direttrici dello sviluppo industriale. Residuo inerte di un passato arcaico nel suo abitare e nelle sue abitudini.

 

sassi di matera 2

Una perturbante archeologia sociale che sopravvive negli usi e costumi di quella corte dei miracoli rimasta prigioniera dei Sassi fino alla metà del Novecento. Come in una tana, dove una storia andata in polvere ha lasciato il posto ad un' anteriorità degradata, fatta di sopravvivenze umane e di relitti culturali. Eppure, proprio in quei relitti culturali e persino in quell' habitat suggestivamente malsano, molti intellettuali del dopoguerra vedono un simbolo di rinascita.

 

E perfino una sorta di paradigma comunitario e anti-individualista partorito dalle viscere esauste, ma feconde, della condizione contadina. Un' autentica "filosofia della miseria", come la chiama il sociologo americano Frederick Friedman. Che Sopra Pier Paolo Pasolini (a destra) a Matera con Enrique Irazoqui, protagonista del suo Il Vangelo secondo Matteo (1964) collabora con Adriano Olivetti nei lavori della Commissione per lo studio della città e dell' agro di Matera.

 

pier paolo pasolini by richard avedon

Siamo all' inizio degli anni Cinquanta e la città diventa per personaggi come Manlio Rossi Doria, Tommaso Fiore, Ludovico Quaroni, Michele Valori e tanti altri, una sollecitazione a ripensare lo sviluppo guardando al Sud, non solo come territorio da modernizzare, ma come depositario di un capitale culturale da impiegare nell' interesse dell' Italia intera.

 

Un universo di valori soffocati dalla miseria, come dice Carlo Levi, ma pieno di una ricchezza che bisogna riconoscere e conservare. Non per nulla Olivetti sceglie di aprire il primo numero della sua celebre rivista Comunità con un editoriale di Ignazio Silone intitolato Il mondo che nasce.

 

Qualche anno dopo, quando il dibattito sui Sassi è ancora una ferita aperta - vergogna nazionale o modello di omeostasi contadina - Luchino Visconti entra nella questione con Rocco e i suoi fratelli. Il film che racconta il difficile riscatto di una famiglia lucana, combinando il tema biblico di Giuseppe e dei suoi fratelli, rivisto alla luce di Thomas Mann, con il nome di Rocco Scotellaro, il sindaco-poeta simbolo delle lotte contadine nel materano.

carlo levi

 

Così, nel suo piccolo, Matera diventa una città-mondo in miniatura, un laboratorio sociale in perenne attività. Che esercita un' attrazione irresistibile su intellettuali come Pasolini, che ne fa la scena di un cortocircuito teologico tra Cristo e i poveri cristi. Ed Ernesto de Martino, padre dell' antropologia italiana, che trasforma queste terre nell' erma bifronte di un Meridione ancora immerso nel mondo magico, ma attraversato da fermenti di emancipazione laica. Una duplicità quasi postmoderna, che de Martino individua nella figura di Francesca Armento, madre di Rocco Scotellaro, e soprattutto paladina nei suoi racconti del superamento di antiche pratiche superstiziose come il lamento funebre.

luchino visconti e la sorella a la colombaia

 

Eppure, giunta a Portici - dove Rocco si era trasferito chiamato a lavorare alla facoltà di Agraria da Manlio Rossi Doria, che poi curerà il suo postumo Contadini del Sud - davanti al figlio sul letto di morte Francesca fa precipitare il suo dolore nel metro luttuoso della nenia tradizionale e strilla: «Figlio mio, che sonno lungo che ti fai, perché non mi rispondi?». In fondo, il riscatto di Matera è l' effetto di un secolare passaggio di testimone tra uomini e donne di grande ingegno e di buona volontà. E forse, con la sfida da capitale europea, per la prima volta è davvero a portata di mano.

ROCCO SCOTELLARO

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