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LA SANITA’ ITALIANA È GIA’ DIVISA IN DUE: LA RIFORMA SULL’AUTONOMIA SAREBBE LA PIETRA TOMBALE - SONO OLTRE 19 MILIONI LE PRESTAZIONI SANITARIE EFFETTUATE IN UN’ALTRA REGIONE RISPETTO A QUELLA DI RESIDENZA DEL PAZIENTE - SOPRATTUTTO AL SUD, GLI ITALIANI SONO COSTRETTI A "EMIGRARE" VERSO LE REGIONI DEL NORD PER CURARSI: QUESTO SIGNIFICA UNA SPESA COMPLESSIVA DI 5 MILIARDI DI EURO PER LE FAMIGLIE (CRESCIUTA DEL 15% NEGLI ANNI) - SOLO DAL SUD SI SONO SPOSTATI AL NORD IN 173MILA...

Estratto dell’articolo di Giacomo Andreoli per “Il Messaggero”

 

medico in ospedale

Fare le valigie e partire, spesso con gran parte della famiglia, spostandosi dalle Regioni del Sud verso il Settentrione. Con la speranza di trovare gli specialisti e le cure più adeguate. Non solo salva-vita, per patologie gravi come i tumori al cervello, ma perfino per piccoli interventi come calcoli o cisti, oppure riabilitazioni dopo gli infortuni muscolari.

 

Lo chiamano turismo sanitario, ma più che un viaggio di piacere è una migrazione. Secondo un report realizzato da Adoc ed Eures che verrà presentato domani e che Il Messaggero ha potuto visionare in anteprima, si stima che la cosiddetta "mobilità sanitaria interregionale" sia arrivata a valere quasi 5 miliardi di euro l'anno.

medici in ospedale

 

Una cifra record, in crescita del 15% rispetto all'ultima rilevazione. Insomma, tra centri specialistici inesistenti nei territori periferici e liste d'attesa interminabili, c'è un flusso che va per lo più verso il Nord e che muove oltre un quarto di quanto speso con l'ultima legge di Bilancio.

 

Corrisponde a un esercito di oltre 19 milioni di prestazioni fatte in Regioni diverse da quella di residenza: una prestazione ogni tre italiani. E per pagarle i cittadini sono costretti a tirar fuori dalle loro tasche sempre più soldi e perfino indebitarsi (oltre 1 miliardo di prestiti nel 2023), viste le carenze del Sistema sanitario nazionale, stretto tra scarso ricambio in corsia, pochi fondi, disorganizzazione e costi crescenti.

 

medici in ospedale

Per la precisione gli italiani per curarsi nel 2022 hanno speso quasi 37 miliardi, oltre 110 euro a famiglia. È il 17% in più rispetto al 2012 e non tutti possono permetterselo. Tanto che in 4,5 milioni rinunciano alle cure. Non a caso, così, il quadro che emerge dai dati rielaborati dell'Istat, del ministero della Salute, dell'Agenas e dei sindacati viene ribattezzato da Adoc "radiografia di un diritto negato". […]

 

Solo per i ricoveri ospedalieri dal Sud si sono spostati in 173mila, soprattutto da Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Per lo più verso Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Il 66,9% delle prestazioni fatte spostandosi dalla propria provincia è offerto da strutture private, per lo più d'eccellenza.

 

ospedale - sanita pubblica

E dei 2,7 miliardi mossi per i ricoveri ben 900 milioni riguardano patologie di media complessità. Le carenze strutturali al Sud sono evidenti: tra il 2012 e il 2022 gli ospedali e gli ambulatori specialistici sono diminuiti oltre la media nazionale. «Soprattutto per le patologie rare aggiunge Pierino Di Silverio, segretario del sindacato Anaao-Assomed - al Sud i centri si contano sulle dita di una mano». […]

 

All'Humanitas di Rozzano il 15,67% dei pazienti è di Napoli e dintorni. Dalla Calabria, invece, si va quasi sempre verso il privato nel Lazio, per lo più per curare i bambini, visto che in testa c'è il Bambin Gesù di Roma. Ma dal Lazio sono anche in molti quelli che si spostano, soprattutto verso il Nord e la Lombardia: in 49mila si sono curati in altre Regioni nel 2022.

ospedali

 

Il Veneto spicca per la riabilitazione, ma per le patologie dei muscoli e delle ossa la prima regione in Italia quanto a numero di prestazioni è l'Emilia Romagna. Per i tumori, invece, soprattutto per quelli al cervello e alla bocca, si fugge da Molise, Basilicata e Calabria, ma anche dalla Valle d'Aosta, per lo più verso Milano e provincia.

 

Dal report Adoc-Eures emerge poi che nel 2022 le prestazioni intramoenia, offerte a pagamento dai medici negli ospedali e negli ambulatori, sono cresciute del 16,7%, con la spesa delle persone che supera il miliardo. Nel frattempo il 22,4% delle strutture pubbliche non rispetta i tempi per gli interventi gravi (che andrebbero fatti in 30 giorni). Cinque anni fa era in ritardo solo il 17,5% degli ospedali.

OSPEDALE

 

Tra i privati il dato è fermo al 12,2%. I medici e gli infermieri, poi, sono sempre più anziani e precari. I camici bianchi tra i 65 e i 74 anni sono il 275% in più rispetto al 2013. In corsia ne mancano almeno 25mila e per adeguarsi alla media Ue servirebbero 100mila assunzioni in tutto il settore sanitario.

 

attesa sanità pubblica

I lavoratori del pubblico, seppur pagati di più del passato, sono lo 0,7% in meno rispetto al 2012, con un leggero recupero a partire dal 2022 (625mila dipendenti, +1,3% sul 2021). L'incidenza dei contratti flessibili tra il 2010 e il 2022 è poi salita del 56,8%, superando per gli infermieri il 150%. […]

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