“SHELLY KITTLESON ERA STATA AVVISATA DEL PERICOLO” – ALCUNI FUNZIONARI DEL GOVERNO AMERICANO RIVELANO CHE ALLA GIORNALISTA RAPITA A BAGHDAD ERA STATO CONSIGLIATO DI LASCIARE IMMEDIATAMENTE IL PAESE: SECONDO LA POLIZIA IRACHENA E GLI INVESTIGATORI AMERICANI SAREBBE FINITA NEL MIRINO DEGLI ATTIVISTI DI KATAIB HEZBOLLAH, UNA DELLE MILIZIE SCIITE ESTREMISTE LEGATE A TEHERAN – NEL VIDEO DEL RAPIMENTO SI VEDE LA REPORTER 49ENNE A UN ANGOLO DI UNA STRADA DEL CENTRO DI BAGHDAD MENTRE ASPETTA: IMPROVVISAMENTE UNA MACCHINA SI ACCOSTA, SCENDONO TRE UOMINI E... VIDEO
? BREAKING: U.S. journalist Shelly Kittleson has been kidnapped in Baghdad, and authorities are actively searching for her, Iraq’s Interior Ministry confirms.
— Breaking911 (@Breaking911) March 31, 2026
pic.twitter.com/vM8A9KyRCA
Estratto dell’articolo di Lorenzo Cremonesi per il "Corriere della Sera"
Bagdad. Immagini da una metropoli blindata, apparentemente tranquilla, ma nel profondo spaventata, incerta sul futuro che l’aspetta. Si vedono auto blu della polizia ferme ogni 300 o 400 metri, gli incroci sono presidiati per larga parte del centro, in piazza Fordous [...] stazionano anche alcuni uomini dell’esercito.
A poche decine di metri martedì pomeriggio è stata rapita la 49enne giornalista free lance americana Shelly Kittleson. È avvenuto in Al-Saadoun Street, quasi all’ombra dell’hotel Palestine, che adesso è vuoto e inagibile per lavori di totale rifacimento, ma per almeno quattro anni fu testimone dei sequestri e dei drammi delle centinaia di reporter che raccontarono l’invasione voluta dall’America di George Bush, la defenestrazione della dittatura baathista sunnita e il caos terrificante che poi devastò l’intero Paese per oltre un decennio.
Ci siamo venuti ieri a meno di 24 ore dal sequestro di Shelly. Nel vicino hotel Baghdad il personale sa molto poco. «Sì ci hanno detto. Ma qui è tutto tranquillo», dicono nella lobby.
Un filmato ripreso da una telecamera fissa sulla strada e diffuso ieri pomeriggio sui siti e sulle televisioni locali mostra il momento del rapimento. La giornalista è ferma sul marciapiede, sembra attenda un taxi. Da un’auto grigia scendono tre uomini vestiti di scuro, la circondano da dietro e spingono nella vettura: lei si dibatte, grida, ma è questione di pochi secondi, Shelly è di struttura gracile, c’è un attimo d’esitazione mentre chiudono la portiera, poi partono veloci.
Ieri alcuni funzionari del governo americano negli Stati Uniti hanno ribadito che la giornalista era stata avvisata del pericolo e consigliata di lasciare subito il Paese. L’allarme era pressante e sembra molto specifico, l’ultimo avvertimento era arrivato lunedì sera. Sia la polizia irachena che gli investigatori americani puntano il ditto contro gli attivisti di Kataib Hezbollah, una delle milizie sciite estremiste legate a Teheran [...] Sembra che gli iracheni abbiano catturato un membro del commando dei rapitori, ma ieri non ci sono stati sviluppi noti nell’inchiesta.
Bagdad è una città complessa. Sacche di nuova ricchezza, fatta di giganteschi centri commerciali con negozi che hanno in vetrina pc, elettrodomestici e cellulari ultimo modello, stanno a fianco di quartieri poverissimi, con le fogne a cielo aperto e i segni delle guerre ancora evidenti sui muri delle abitazioni. [...]
La notizia del rapimento della giornalista è accolta con sospettosa indifferenza da Mohammad, che ha 33 anni e vende testi religiosi nel Mercato dei libri a Muthanabbi.
«Un’americana? Non sappiamo chi fosse, magari era una spia», commenta a caldo. Nella vicina galleria d’arte, The Gallery, la proprietaria, Mays Algayyar, che pure collabora anche con gli ambienti culturali di New York, mostra una forte ostilità contro i giornalisti: «Con voi non voglio parlare. Tendete tutti a mostrare il peggio di Bagdad, come se fosse soltanto un covo di terroristi pericolosi».
Più comprensione mostrano i commessi nei negozi di moda europea nel nuovo Iraq Mall. «Per noi le milizie sciite sono una vera maledizione.
Elementi violenti, pericolosissimi, che ci tengono tutti in ostaggio. Grazie a Trump che sta cercando di distruggere il regime degli ayatollah», dicono a bassa voce. [...]
Shelly Kittleson
Shelly Kittleson
Shelly Kittleson
Shelly Kittleson
Shelly Kittleson




