keith kellogg donald trump vladimir putin volodymyr zelensky

“SIAMO MOLTO VICINI, CI PIACCIA O NO, ALLA TERZA GUERRA MONDIALE” – A ROMA PER LA CONFERENZA SULLA RICOSTRUZIONE DELL’UCRAINA, IL GENERALE KEITH KELLOGG, INVIATO DI TRUMP PER KIEV, HA TENUTO UN DISCORSO ACCORATO, DIRETTO PIÙ DI TUTTI AL COATTO DELLA CASA BIANCA, GRANDE ASSENTE: “LA DOMANDA CHE DEVI PORTI È: VUOI ESSERE DALLA PARTE GIUSTA DELLA STORIA O NO? LA MANCANZA DI CHIAREZZA MORALE HA PERMESSO CHE SI ARRIVASSE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE” – “IL FOGLIO”: “L’ATTEGGIAMENTO DELLA CASA BIANCA È CAMBIATO, MA GLI UCRAINI SANNO QUANTO TRUMP PUÒ ESSERE ONDIVAGO NEI RAPPORTI CON PUTIN. SONO PARTITE NUOVE CONSEGNE DI MISSILI INTERCETTORI PATRIOT ALL'UCRAINA, MA NON CI SONO STATI NUOVI IMPEGNI CONTRO LA RUSSIA IN MATERIA DI SANZIONI…”

LA CENA CON IL GENERALE KELLOGG E IL MONITO (ANCHE A TRUMP?)

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

VOLODYMYR ZELENSKY E KEITH KELLOGG

Sembrava parlasse ai dirigenti ucraini presenti in sala. Anche quando ha detto che il rischio della terza guerra mondiale è concreto. Ma Keith Kellogg, il generale in pensione nominato da Donald Trump quale inviato per l’Ucraina, parlava più probabilmente al suo capo: il presidente degli Stati Uniti, che ancora non ha imposto nessuna delle sanzioni contro la Russia di cui parla da mesi né ha deciso alcun nuovo invio di armi all’Ucraina, se non lo sblocco degli aiuti già deliberati prima che lui arrivasse alla Casa Bianca.

 

Donald Trump Keith Kellogg

Perché secondo Kellogg, 81 anni, veterano del Vietnam e della prima guerra del Golfo, già consigliere del vicepresidente Mike Pence che per Trump resta un traditore, la posta in gioco in Ucraina è brutale e innegabile: «Sei molto vicino, ti piaccia o no, alla Terza guerra mondiale» dice, avendo appena precisato: «Quando dico tu intendo noi, sul piano collettivo».

 

Per questo a un certo punto Kellogg a Roma sembra quasi rivolgersi a Trump stesso, anche se parla alla platea selezionata dalla fondazione del miliardario ucraino Viktor Pinchuk: «Questo è il momento più duro per i governi, per i diplomatici, per i militari — riconosce. È facile dire: ho finito, sono stanco di questa questione. Invece no, dobbiamo tenere duro per tutto il tempo che serve per arrivare al risultato morale che credo sia importante».

 

volodymyr zelensky e giorgia meloni conferenza per la ricostruzione dell ucraina foto lapresse

E continua Kellogg, con la voce strozzata dall’età e forse anche dall’emozione: «Quello che fai oggi sarà con te domani. La domanda che devi porti è: vuoi essere dalla parte giusta della storia o no? Vuoi essere dalla parte morale della storia o no? La sceta è tua».

 

Più di qualcuno in sala deve aver avuto la sensazione che Kellogg in qualche modo parlasse anche al grande assente della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina a Roma, Donald Trump.

 

L’occasione è stata una cena offerta da Pinchuk, l’imprenditore dei media ucraino che da anni sostiene con il suo think thank Yalta European Strategy lo sforzo del governo di Kiev. Seduti al suo fianco c’erano lo stesso Pinchuk e subito accanto Yulia Svyrydenko, la ministra dell’Economia e vicepremier che ha firmato a Washington l’accordo sui minerali e adesso sembra pronta ad assumere il ruolo di primo ministro.

 

Steve Witkoff e Vladimir putin

All’evento c’era quasi tutto il gruppo dirigente ucraino in missione in questi giorni a Roma: l’altra vicepremier Olga Stephanyshyna, il consigliere speciale della presidenza per gli armamenti Oleksandr Kamyshyn, vari leader parlamentari e dell’esercito; da parte europea tre commissari di Bruxelles (Marta Kos per l’Allargamento, Valdis Dombrovskis per l’Economia, Andrius Kubilius per la Difesa), il premier estone Kristen Michal, il ministro degli Esteri olandese Caspar Veldcamp, oltre a ex premier o presidenti di Finlandia, Polonia e Svezia.

 

Si notava fra le assenze giusto quella del Paese, in teoria, ospitante. Per l’Italia non c’era alcuna rappresentanza di governo, né dei leader di opposizione: non un solo sottosegretario di alcun tipo, né esponenti di punta dell’opposizione come Elly Schlein, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Nicola Fratoianni o tantomeno Giuseppe Conte.

 

ZELENSKY E TRUMP AL VERTICE NATO DELL'AJA

Niente di tutto questo ha tolto intensità alle parole di Kellogg: «La gente fa fatica a capire il livello di violenza su scala industriale di questa guerra — ha detto —. Quando perdi ben più di un milione di soldati, questo diventa un numero quasi impossibile da capire». […]

 

Non che la posizione di Kellogg alla Casa Bianca sia facile. La macchina della propaganda di Mosca ha fatto uscire sui media russi il profilo di sua figlia Meagan Mobbs, impegnata ad aiutare l’Ucraina con un’organizzazione umanitaria.

 

Ciò è bastato ad emarginare ed esautorare Kelloggs nella squadra di Trump. Quanto a lui, da Roma ha mandato un richiamo inteso forse anche per Washington: «La mancanza di chiarezza morale nel mondo che ha permesso che si arrivasse alla Seconda guerra mondiale. Oggi non vogliamo arrivare a quel punto».

 

KELLOGG E KYIV, RUBIO E LAVROV. LE PROMESSE DAVANTI ALLE SANZIONI

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

VOLODYMYR ZELENSKY E KEITH KELLOGG

Il generale Keith Kellogg è entrato nell’Amministrazione di Donald Trump come la voce che avrebbe dovuto rassicurare l’Ucraina sull’impegno, anche se non manifesto, del nuovo presidente a non abbandonare Kyiv. E’ presto diventato una voce afona e il suo ruolo di inviato speciale per l’Ucraina e la Russia è stato dimezzato: è andato a Kyiv e mai a Mosca. Al suo posto, a trattare con il Cremlino, è stato mandato il tuttofare Steve Witkoff.

 

A Witkoff era stato affidato il ruolo di sistemare le questioni mediorientali, per qualche mese si era preso anche l’incarico di incontrare Vladimir Putin, con esiti disastrosi. [...]

 

 

conferenza per la ricostruzione dell ucraina a roma

Gli Stati Uniti hanno presentato il generale di ottantuno anni come volto americano alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina e ieri, per la prima volta, è stato anche il primo americano a prendere parte a una riunione della Coalizione dei volenterosi, composta da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Polonia.

 

Kellogg si è presentato a Roma lunedì sera pronunciando un discorso inaspettato durante una cena della fondazione Yalta European Strategy. Il generale ha detto: “L’occidente ha l’obbligo di assicurare che il sacrificio dell’Ucraina non sia invano… Quello che sta facendo l’Ucraina è leggendario. Chiedetevi – ha detto diretto a una platea di politici e giornalisti – da quale parte della storia volete stare. Dalla parte morale? La scelta è vostra”.

 

volodymyr zelensky e Keith Kellogg - conferenza per la ricostruzione ucraina a roma - foto lapresse

L’Amministrazione americana in maniera confusa ha cambiato il modo di parlare dell’Ucraina, Trump stesso ha smesso di accusare Zelensky per il mancato raggiungimento di un cessate il fuoco e ha promesso nuovi aiuti per proteggere le città ucraine dagli attacchi russi.

 

Sono partite nuove consegne di missili intercettori Patriot, sono stati promessi aiuti più consistenti (sempre ponendo l’accento sul loro valore difensivo), ma non ci sono stati nuovi impegni contro la Russia in materia di sanzioni. L’atteggiamento dell’Amministrazione Trump è cambiato, ma gli ucraini sanno quanto Trump può essere ondivago nei rapporti con Putin e non basta la presenza di Kellogg a Roma, non basta un discorso del generale per assicurare la permanenza di Washington al fianco di Kyiv.

 

DONALD TRUMP CON VOLODYMYR ZELENSKY - VERTICE NATO - L'AJA

Ieri il segretario di stato americano, Marco Rubio, che come Kellogg non rappresenta la parte Maga dell’Amministrazione contraria al sostegno agli ucraini, ma comunque finora non si è speso per una totale solidarietà a Kyiv mantenendo una posizione ambigua,  ha incontrato il suo omologo russo Sergei Lavrov.

 

Alla fine dell’incontro, Rubio ha detto che l’atteggiamento dell’Amministrazione Trump è quello di impegnarsi con tutte le parti e che Lavrov gli ha prospettato una nuova iniziativa per “una nuova idea”. Ha aggiunto che l’Amministrazione Trump sta lavorando con il Congresso per possibili nuove sanzioni.

 

Le sanzioni più di ogni promessa sono per gli ucraini la prima mossa necessaria di Washington contro il Cremlino. L’imposizione di nuove sanzioni è una minaccia, la realizzazione per ora è lontana.

 

Olga Stefanishyna

Al di là delle lamentele, delle proteste contro “le stronzate” raccontate da Putin, come ha detto Trump, mancano i primi passi concreti di Washington contro il Cremlino.

 

Ad ascoltare il discorso a braccio di Kellogg c’era anche Olga Stefanishyna, la vicepremier del governo ucraino che ha concluso l’accordo sui minerali con gli Stati Uniti, la cui mediazione è durata mesi ed è stata turbolenta: in un possibile rimpasto che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi a Kyiv, Stefanishyna potrebbe essere la futura premier, anche in virtù del suo rapporto con Washington.

 

SANZIONI CONTRO LA RUSSIA

“Per noi è importante quello che Trump dice e come ha sottolineato il presidente Zelensky, la comunicazione diretta è il modo migliore per tenere vivo il sostegno all’Ucraina e aumentare la pressione per ottenere il cessate il fuoco”, ha detto Stefanishyna al Foglio.

 

[…]

 

 Gli ucraini sono qui anche per mandare messaggi, lo fanno a occhi aperti, consapevoli anche dei limiti del ruolo di Kellogg, che lunedì mentre improvvisava il suo discorso ha avuto un momento di commozione guardando sua figlia Meaghan, forte e attiva sostenitrice di Kyiv, a volte su posizioni opposte rispetto a quelle del padre.

 

Donald Trump Keith Kellogg

Oltre alle promesse, gli ucraini aspettano passi concreti e c’è una cosa, dice Stefanishyna, che infastidisce Kyiv, nonostante siano ottimisti riguardo alle prossime mosse del Congresso americano: non si parla di nuovi round di sanzioni e più si rimanda, più i russi ne traggono vantaggio.

 

Olga Stefanishynaconferenza per la ricostruzione dell ucraina a roma

EMMANUEL MACRON - keir starmer - DONALD TRUMP - ZELENSKY - INCONTRO PRIMA DEL FUNERALE DI PAPA FRANCESCO

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