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SICURI CHE TRUMP E NETANYAHU SIANO IN AFFANNO IN IRAN? UN’ANALISI CONTROCORRENTE ARRIVA DA “AL JAZEERA”, LA TV DEL QATAR, GRANDE FINANZIATORE DI HAMAS E NEMICO GIURATO DI ISRAELE: “IL QUADRO NON È QUELLO DI UN FALLIMENTO AMERICANO. È QUELLO DI UNA DEGRADAZIONE SISTEMATICA E PROGRESSIVA DI UNA MINACCIA CHE LE AMMINISTRAZIONI PRECEDENTI AVEVANO LASCIATO CRESCERE PER QUATTRO DECENNI” – “I LANCI DI MISSILI BALISTICI IRANIANI SONO DIMINUITI DI OLTRE IL 90%, PASSANDO DA 350 IL 28 FEBBRAIO A CIRCA 25 IL 14 MARZO. CENTINAIA DI LANCIATORI SONO STATI RESI INUTILIZZABILI.  L’80% DELLA CAPACITÀ IRANIANA DI COLPIRE ISRAELE È STATO ELIMINATO. È UNA FORZA CHE GESTISCE IL DECLINO, NON CHE PROIETTA POTENZA” – “LO STRETTO DI HORMUZ? LA DOMANDA NON È SE RIAPRIRÀ, MA QUANDO E SE L’IRAN CONSERVERÀ LA CAPACITÀ NAVALE PER BLOCCARLO…”

Traduzione dell’articolo di Muhanad Seloom per https://www.aljazeera.com/

Professore assistente di Politica e Sicurezza Internazionale presso il Doha Institute for Graduate Studies e Ricercatore Onorario presso l'Università di Exeter.

 

Muhanad Seloom

A due settimane dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, la narrazione dominante si è ormai assestata su un binario rassicurante: Stati Uniti e Israele sarebbero inciampati in una guerra senza un piano.

 

L’Iran sta reagendo in tutta la regione. I prezzi del petrolio sono in aumento e il mondo si trova di fronte a un nuovo pantano mediorientale. Senatori statunitensi l’hanno definita una gaffe. Le tv via cavo hanno fatto l’elenco delle crisi. I commentatori hanno messo in guardia da una guerra lunga.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN

Il coro è forte e, per certi versi, comprensibile. La guerra è brutale, e questa ha imposto costi reali a milioni di persone in tutto il Medio Oriente, inclusa la città in cui vivo.

 

Ma questa narrazione è sbagliata. Non perché i costi siano immaginari, ma perché i critici stanno misurando le cose sbagliate. Stanno catalogando il prezzo della campagna ignorando il bilancio strategico.

 

Se si guarda a ciò che è accaduto realmente ai principali strumenti di potere dell’Iran – il suo arsenale di missili balistici, le infrastrutture nucleari, le difese aeree, la marina e l’architettura di comando delle sue forze proxy – il quadro non è quello di un fallimento americano. È quello di una degradazione sistematica e progressiva di una minaccia che le amministrazioni precedenti avevano lasciato crescere per quattro decenni.

 

trump netanyahu

Scrivo da Doha, dove i missili iraniani hanno fatto scattare l’allerta per i residenti e Qatar Airways ha iniziato a operare voli di evacuazione. Ho vissuto quattro anni di guerra a Baghdad.

 

Ho lavorato per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ho consigliato agenzie di difesa e intelligence in diversi Paesi. Non ho alcun interesse a fare propaganda a favore della guerra.

 

Ma ho dedicato la mia carriera accademica allo studio di come gli Stati autorizzano l’uso della forza attraverso le istituzioni di intelligence, e ciò che vedo nella campagna in corso è un’operazione militare riconoscibile che procede per fasi identificabili contro un avversario la cui capacità di proiettare potenza sta crollando in tempo reale.

 

Un arsenale costruito in decenni, smantellato in giorni

Muhanad Seloom

I lanci di missili balistici iraniani sono diminuiti di oltre il 90%, passando da 350 il 28 febbraio a circa 25 il 14 marzo, secondo dati pubblicamente disponibili. I lanci di droni raccontano la stessa storia: da oltre 800 il primo giorno a circa 75 al quindicesimo.

 

Le cifre tratte dalle dichiarazioni militari statunitensi e iraniane differiscono nei dettagli, ma convergono nella traiettoria. Centinaia di lanciatori di missili iraniani sono stati resi inutilizzabili. Secondo alcune stime, l’80% della capacità iraniana di colpire Israele è stato eliminato.

 

Gli asset navali iraniani – motoscafi d’attacco rapido, minisommergibili e capacità di posa di mine – vengono distrutti. Le sue difese aeree sono state neutralizzate al punto che gli Stati Uniti stanno ora facendo volare bombardieri B-1 non stealth sopra lo spazio aereo iraniano, una decisione che segnala una fiducia quasi totale nel dominio dell’aria.

 

MISSILE IRANIANO ABBATTUTO IN TURCHIA

La campagna si è articolata in due fasi distinte. La prima ha neutralizzato le difese aeree iraniane, decapitato il comando e controllo e degradato le infrastrutture di lancio di missili e droni. Entro il 2 marzo, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato la superiorità aerea locale sull’Iran occidentale e su Teheran, ottenuta senza la perdita confermata di un solo velivolo da combattimento americano o israeliano.

 

La seconda fase, ora in corso, prende di mira la base industriale della difesa iraniana: impianti di produzione missilistica, centri di ricerca dual-use e complessi sotterranei dove sono stoccate le scorte residue. Non si tratta di bombardamenti casuali. È una campagna metodica per garantire che ciò che è stato distrutto non possa essere ricostruito.

 

L’Iran si trova ora di fronte a un dilemma strategico che si stringe ogni giorno. Se utilizza i missili rimasti, espone i lanciatori che vengono rapidamente distrutti. Se li conserva, rinuncia alla capacità di imporre costi nella guerra. I dati sui lanci suggeriscono che Teheran sta razionando le capacità residue per salve a tempo politico, piuttosto che sostenere un ritmo operativo.

 

missile balistico iraniano 1

È una forza che gestisce il declino, non che proietta potenza.

 

La soglia nucleare accettata dai precedenti presidenti USA

Gran parte delle critiche alla campagna USA-Israele si concentra sui costi, trattando lo status quo precedente come se fosse privo di costi. Non lo era.

 

L’Iran è entrato nel 2026 con 440 kg di uranio arricchito al 60% – sufficienti, se ulteriormente raffinati, per fino a 10 armi nucleari. Prima degli attacchi di giugno, Teheran era a meno di due settimane dall’arricchire abbastanza uranio per una bomba nucleare, secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense. In quel momento, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica aveva riconosciuto che l’accumulo di materiale quasi da arma non aveva una chiara giustificazione civile.

 

La campagna in corso ha ulteriormente danneggiato l’impianto nucleare di Natanz. Quello di Fordow rimane inoperativo. Le strutture industriali necessarie a ricostruire la capacità di arricchimento vengono colpite sistematicamente.

 

netanyahu hamas

Persone ragionevoli possono non essere d’accordo sul fatto che le alternative diplomatiche siano state completamente esaurite: i negoziati mediati dall’Oman a febbraio avevano mostrato progressi reali, e ci sono interrogativi legittimi sul fatto che Washington si sia ritirata troppo presto.

 

Ma l’alternativa implicita dei critici – continuare a contenersi mentre l’Iran si avvicinava alla bomba – è la politica che ha prodotto la crisi. Ogni anno di pazienza strategica ha aggiunto centrifughe e chilogrammi di uranio.

 

DONALD TRUMP POSTA UN VIDEO-PARODIA DI BOMB IRAN SU TRUTH.

I limiti della forza militare contro un programma nucleare sono reali: gli attacchi possono distruggere le strutture ma non eliminare il know-how. I 440 kg di uranio arricchito restano non contabilizzati.

 

Un eventuale regime successivo erediterà un contesto in cui l’argomento a favore della deterrenza nucleare sarà rafforzato, non indebolito. Sono rischi reali a lungo termine. Ma sono argomenti per una architettura diplomatica post-conflitto, non contro la campagna in sé.

 

Lo Stretto di Hormuz: un asset che si consuma

La chiusura dello Stretto di Hormuz domina le critiche. Il senatore USA Chris Murphy l’ha definita prova che Donald Trump ha sottovalutato la capacità di reazione dell’Iran. CNN l’ha descritta come la dimostrazione che l’amministrazione ha perso il controllo dell’escalation.

 

Il dolore economico è reale: i prezzi del petrolio sono saliti, verranno rilasciati 400 milioni di barili dalle riserve globali, e gli Stati del Golfo subiscono attacchi a infrastrutture energetiche.

I BOMBARDAMENTI AMERICANI IN IRAN NEI PRIMI DIECI GIORNI DI GUERRA

 

Ma questa lettura rovescia la logica strategica. Chiudere lo stretto è sempre stata la carta più visibile dell’Iran – e anche la più deperibile. Circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane passa da Kharg Island e poi dallo stretto.

 

La Cina, principale partner economico di Teheran, non può ricevere petrolio iraniano mentre lo stretto è chiuso. Ogni giorno di blocco recide la linfa economica dell’Iran e aliena l’unica grande potenza che lo ha sostenuto all’ONU.

 

Nel frattempo, gli asset navali necessari a sostenere il blocco vengono degradati quotidianamente. Le basi di Bandar Abbas e Chahbahar sono state gravemente danneggiate.

 

La domanda non è se lo stretto riaprirà, ma quando e se l’Iran conserverà la capacità navale per contestarlo.

SOCCORRITORI DOPO UN ATTACCO A TEHERAN

 

Una rete di proxy che si sta frammentando

 

L’escalation regionale viene citata come prova del fallimento strategico USA-Israele. In realtà, è una lettura errata.

 

La campagna ha colpito simultaneamente tutte le quattro componenti del controllo dei proxy: legittimazione strategica, coordinamento operativo, distribuzione logistica e plausibile negazione.

 

L’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei ha eliminato il vertice del sistema. La successione dinastica del figlio Mojtaba segnala fragilità, non continuità. La struttura dei Pasdaran è stata decapitata a più livelli.

 

PERSONE IN FUGA DOPO UN ATTACCO DI USA E ISRAELE A UN COMMISSARIATO DI POLIZIA A TEHERAN

Gli attacchi dei proxy non indicano espansione, ma delega preventiva: un segno di disperazione, non di forza.

 

Gli attacchi continueranno, ma diventeranno sempre più disorganizzati e costosi politicamente.

 

Un endgame visibile

La critica più forte è che non esista un obiettivo finale. Ma questo è visibile nella sequenza operativa: degradare permanentemente la capacità dell’Iran di proiettare potenza.

 

Una sorta di disarmo strategico.

 

video della propaganda iraniana contro trump in stile inside out

Nessuno propone di occupare Teheran. Il problema è cosa accade dopo. Serve un quadro post-bellico – verifica, accordi diplomatici o enforcement – che ancora non è stato definito pubblicamente.

 

Ma questo non significa che la campagna stia fallendo. Significa che la diplomazia è in ritardo rispetto alla guerra.

 

La guerra è brutale, ma la strategia funziona

Niente di tutto questo minimizza i costi umani: oltre 1.400 civili uccisi in Iran, 11 militari americani morti, l’impatto globale sui prezzi dell’energia.

 

Ma i critici commettono un errore: considerano i costi dell’azione come se quelli dell’inazione fossero zero. Non lo erano.

 

macerie lasciate da un missile iraniano a tel aviv 1

Sarebbero stati una minaccia crescente fino a produrre esattamente la crisi temuta: un Iran nucleare capace di chiudere Hormuz e tenere in ostaggio la regione.

 

Dopo 17 giorni, la guida suprema è morta, il suo successore è ferito, e tutti gli strumenti di potere iraniani sono stati gravemente degradati.

 

L’esecuzione è stata imperfetta, la comunicazione debole, la pianificazione incompleta.

 

Ma la strategia – quella reale, misurata nei risultati militari – sta funzionando.

missile balistico iraniano 4LA PACE E' VICINA - VIGNETTA BY GIANNELLI BASE DI DRONI BOMBARDATA DA USA E ISRAELE IN IRAN

donald trump - stretto doi hormuz

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