salvini san matteo diasorin

“HO SENTITO ANCHE SALVINI: IL PRIMO CHE FA SPONDA CON IL MISERABILE DI ROBBIO È FUORI DAL MOVIMENTO” - NELLE CHAT DEL DEPUTATO LEGHISTA PAOLO GRIMOLDI, SPUNTA ANCHE IL NOME DI SALVINI NELL’INCHIESTA DI PAVIA SUI TEST SIEROLOGICI - IL RIFERIMENTO È AL SINDACO DI ROBBIO, ROBERTO FRANCESE, CHE AVEVA DECISO DI UTILIZZARE NEL SUO COMUNE UN TEST ALTERNATIVO A QUELLO DELL'OSPEDALE DI PAVIA E DELLA SOCIETÀ PIEMONTESE “DIASORIN” - LE PRESSIONI DI REGIONE E LEGA SUI SINDACI PER NON UTILIZZARE TEST DIVERSI DA QUELLI DIASORIN

Mario Ajello Michela Allegri per “il Messaggero”

 

MATTEO SALVINI IN MUTANDE

Il messaggio sembra chiaro ed è finito agli atti dell'inchiesta della Procura di Pavia sull'accordo tra il policlinico San Matteo e Diasorin per realizzare i test sierologici poi acquistati dalla Regione Lombardia e, soprattutto, sulle pressioni politiche che potrebbero avere favorito l'azienda piemontese. «Sentito anche Salvini: il primo che fa sponda con il miserabile di Robbio che ho sentito con le mie orecchie aver attaccato la Regione nel momento più difficile è fuori dal Movimento».

 

Sono le parole che il deputato leghista Paolo Grimoldi avrebbe scritto in un sms all'ex consigliere regionale lombardo Lorenzo Demartini e che sono state rivelate dal Fatto Quotidiano. Il riferimento è al sindaco di Robbio, Roberto Francese, che aveva deciso di utilizzare nel suo Comune un test alternativo a quello dell'ospedale di Pavia e della società piemontese. Questo scambio è stato ora acquisito dalla Procura, che ha indagato 8 persone - i vertici del policlinico e di Diasorin - per turbata libertà del procedimento e peculato.

policlinico San Matteo di Pavia

 

LE PRESSIONI

Ma c'è un altro filone dell'inchiesta: quello sulle presunte pressioni fatte dalla Regione e dalla Lega sugli amministratori locali per spingerli a non utilizzare test diversi rispetto a quelli brevettati dall'azienda piemontese. Ed è proprio ciò di cui è stato accusato il sindaco di Robbio, che in aprile, quando la crisi sanitaria era drammatica, aveva deciso di utilizzare i sierologici disponibili sul mercato, senza aspettare quelli targati Diasorin, che non erano ancora pronti.

 

Roberto Francese

Un atteggiamento che non sarebbe piaciuto alla Lega, tanto che chi avesse deciso di spalleggiare Francese avrebbe rischiato l'espulsione dal partito, sembra emergere dal messaggio. Ed è un dettaglio che sembra supportare una delle tesi della Procura e della Guardia di finanza: sulla base delle dichiarazioni di alcuni sindaci, a partire da Francese, che hanno denunciato di avere subito «atteggiamenti a dir poco ostruzionistici nei loro confronti da parte di esponenti politici regionali della Lega Nord», gli inquirenti sospettano che alcuni «legami politici» potrebbero «aver influito sulla scelta del contraente», cioè della Diasorin, per gestire la partita milionaria dei test sierologici in Lombardia. Per questo motivo gli investigatori stanno cercando anche di fare luce sui rapporti commerciali tra Diasorin e la Fondazione Insubrico, che controlla la Servire srl, dove nel cda appare il leghista Andrea Gambini.

 

LA REAZIONE

roberto maroni attilio fontana matteo salvini

«Ho sempre detto che la giustizia va cambiata, e appena saremo al governo sarà la prima cosa che faremo», dice intanto Salvini, che si sente accerchiato, che vive la difficoltà del momento politico e giudiziario in un'estate che per lui doveva essere quella della campagna elettorale permanente e della spallata al governo Conte in vista delle regionali. E invece, «ci hanno messi nel mirino, ma noi non ci faremo eliminare dalla magistratura che si muove ad orologeria. Ci temono e ci attaccano».

 

Questo il mood del leader del Carroccio di fronte all'inchiesta di Pavia, al caso Fontana, alla vicenda della Film commission del Pirellone che vede la Lega al centro di una tenaglia che rischia di schiacciarla. Senza che gli alleati sostengano veramente il Carroccio in questo momento di grave ambasce. Basti sentire le parole del fedelissimo berlusconiano, Ottavio Napoli, a proposito dell'affaire Fontana: «È mai possibile che così tanti politici, una volta raggiunte posizioni di potere, si trovino ad avere parenti, cugini, zii, fratelli, sorelle mogli titolari di società che hanno rapporti con l'amministrazione pubblica?».

 

andrea dini attilio fontana

Incalza ancora Salvini: «Mi sembra una giustizia alla Palamara. Sono tutte indagini che puzzano di vecchio. Non è quello di cui hanno bisogno l'Italia e la Lombardia». E ancora: «A me della chat non me ne frega un accidente. C'è un'inchiesta su persone serie dell'ospedale di Pavia? Secondo me è una vergogna. C'è un'inchiesta sul governatore della Lombardia perché un'azienda ha regalato dei camici?

 

Secondo me è una vergogna. Quando torniamo al governo, la riforma della giustizia è la prima cosa che abbiamo il dovere di fare, altrimenti le aziende scappano da questo Paese». Messo all'angolo, Salvini attacca un po' tutti. Ma la sua spina nel fianco, quella che forse gli fa più male, è il balzo di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni al 18 per cento nei sondaggi. Una salita vertiginosa degli alleati-rivali a cui non sa bene come porre rimedio, per ora.

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