paola pitagora

IL TEOREMA DI (PAOLA) PITAGORA – L’ATTRICE IN ODE ALL'ENERGIA CREATIVA DEI FOLLI ANNI SESSANTA, SCANDITI DALLA SUA FREQUENTAZIONE DELLA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPOLO CON ARTISTI PROVOCANTI E GENIALI – “LA NOSTRA NON ERA UNA ÉLITE DI POTERE: ERAVAMO POVERI E MATTI, SENZA SOLDI NÉ MERCATO. ERO UNA PAZZA INFLUENZATA DAI PAZZI” – E SULL’AMORE ROVENTE E FOLLE CON IL PITTORE RENATO MAMBOR…

Leonetta Bentivoglio per “la Repubblica – Roma”

 

paola pitagora

Roma capoccia e dalle mille chiese. Roma tradita e impasticciata. Roma del Foro "che portava e porta ancora il nome di Mussolini", scrisse Remo Remotti in "Mamma Roma addio", inno rivolto a una metropoli "puttanona, borghese e fascistoide". Tuttavia si distinguono, nella città, sostanziose "nicchie di sopravvivenza", afferma l' attrice Paola Pitagora, nata a Parma e romana d' adozione.

 

Da tempo abitante a Monteverde, Paola considera il suo quartiere bello e protettivo, ossigenato dai parchi e illuminato dal piccolo faro di cultura del Teatro Vascello, nel cui spazio si svolge quest' intervista: «Alla guida del Vascello c' è Manuela Kustermann, bravissima, e il suo pubblico è folto e multigenerazionale», segnala Pitagora.

 

renato mambor paola pitagora

«Non solo il teatro fa un' intensa programmazione ed è il centro di svariate iniziative, ma rappresenta un vivace punto d' incontro nella zona: si può venire a leggere i giornali, a lavorare al computer». Emersa platealmente negli anni Sessanta grazie al film-capolavoro "I pugni in tasca" di Bellocchio e allo sceneggiato televisivo "I Promessi Sposi" di Bolchi, oggi Paola è una signora d' indomita bellezza.

 

Bella come sanno esserlo, anche dopo i settanta, certe persone toste, coinvolte, battagliere e in prima linea nel dire, nel fare, nel ricordare e nell' entusiasmarsi rammentando.

paola pitagora tito schipa

Una memoria piena non è percorsa solo da nostalgia e rimpianti, ma può vibrare di un orgoglioso "io c' ero". È questo l' atteggiamento di Paola, la quale ti scruta con uno sguardo limpido e profondo in grado di riflettere una vita colma di esperienze e passioni.

 

Tra quelle giovanili ci sono stati il suo amore rovente e dissennato (per gli innumerevoli alti e bassi) con Renato Mambor, e la sua frequentazione della Scuola di Piazza del Popolo, cioè dell' insieme di artisti provocanti, geniali e trasgressivi che scatenarono a Roma «una libera e gratuita creatività durata fino ai primi segni di esagerazione del Sessantotto», racconta Pitagora.

 

paola pitagora lou castel

Al ciclo fosco, spassoso e incandescente dei Sessanta, Paola dedicò il libro "Fiato d' artista", uscito per Sellerio nel 2001. «Quel diario si è tradotto in uno spettacolo ideato e diretto da mia figlia Evita Ciri e da Nicola Campiotti», riferisce. «Debutta qui al Vascello il 29 novembre, e con me in scena ci saranno agli attori Giulia Vecchio, nella parte di Paola da giovane, e Francesco Villano nel ruolo di Mambor.

 

Io interpreterò una sorta di collante mnemonico che lega le situazioni da loro evocate. Avrà dieci repliche e sarà l' appuntamento-chiave di un' ampia rassegna intitolata "Fiato d' artista". In corso fino al 9 dicembre, vuole ridar fiato a quell' epoca straordinaria».

 

paola pitagora incantesimo

In che modo?

«Il programma include documentari, conferenze, un laboratorio di scrittura e due letture sceniche: una sul libro "Il Gioco dell' Arte" di Agata Boetti, figlia dell' artista Alighiero, e l' altra su "Addio a Roma" della scrittrice Sandra Petrignani, che ripercorre gli eroici furori di quella fase».

 

Chi erano gli spericolati che l' animavano, oltre a Mambor e a Boetti?

«Schifano, Kounellis, Angeli, Tacchi, Festa, Ceroli. Personaggi esplosivi nel loro impegno verso la costruzione di un' arte nuova. Le gallerie di Plinio de Martiis e di Fabio Sargentini erano fucine di scoperte. Alla Gnam Palma Bucarelli mostrava le tele di Picasso, dall' America giungeva la Pop Art, Fellini e Pasolini giravano i loro film, nei cinema si proiettava Godard e il Living Theatre conquistava Roma.

paola pitagora i pugni in tasca

 

Fra i pittori Pino Pascali era molto amato e fungeva da cuore del gruppo. La sua morte prematura, nel ' 68 per un incidente in moto, fu la fine di tutto, la diaspora. Ebbe l' effetto di un trauma devastante. Ci fu chi smise di dipingere, chi scappò da Roma».

 

Ha fatto solo nomi di artisti maschi. Non c' erano pittrici?

«No, tranne Giosetta Fioroni, che dovette proclamarsi pittore per ragioni di mercato. Un collezionista si era rifiutato di comprare un suo quadro dopo aver saputo che era lei l' autrice: non compro opere di una donna, aveva detto.

paola pitagora gianni morandi

 

Nella cerchia giravano fidanzate o ragazze rimorchiate di fresco che non lesinavano consensi: quegli artisti erano tutti piuttosto belli. Schifano aveva sempre compagne stupende, Angeli e Ceroli furono amati da donne di forte immagine come Marina Lante della Rovere e Daria Nicolodi».

 

Perché i Sessanta a Roma furono così frenetici e produttivi?

«Circolava l' energia del dopoguerra. Un' energia intellettuale, anche se adesso questo termine sembra dannato.

La nostra non era una élite di potere: eravamo poveri e matti, senza soldi né mercato».

 

Che ci faceva Paola in questa follia?

«Ero una pazza influenzata dai pazzi. Quel vortice mi attraeva come una calamita. Sono rimasta con Renato per un decennio. Quando lo conobbi avevo sedici anni. Ci siamo lasciati e ripresi un sacco di volte. Volevo far l' attrice ma non mi aiutava il mio carattere tremendo, un misto di timidezza e aggressività.

 

paola pitagora 3

Con quel mio modo di fare era difficile trovar lavoro. Nello spettacolo al Vascello ci sarà un momento in cui Giulia, l' attrice che interpreta me da giovane, rifiuta di mettersi in bikini a un provino. Ero così: pudica, non disponibile, agguerrita. Una volta al Caffè Rosati incrocio il direttore della rivista Le Ore che mi avverte: stiamo impaginando un servizio che ti ritrae al mare, vuoi vederlo?

paola pitagora 2

 

Vado in redazione con lui, e prima che possa fermarmi prendo le forbici e taglio in due la mia foto in costume da bagno, distruggendogli il servizio. Mi odiarono! Poi, per pura fortuna, Bellocchio mi scelse in un provino e mi lanciò».

 

Ha scritto nel suo libro che i centauri della Scuola Romana erano degli autodistruttivi totali.

«Vero: quegli artisti rincorrevano la morte. Mi sono salvata perché sono una donna e perché sono di Parma».

 

Com' era da vedere Piazza del Popolo, in quel periodo?

«Troppo affollata di macchine.

Intorno all' obelisco c' era un enorme parcheggio. Automobili addossate l' una all' altra riempivano l' intera area che ora è pedonale. Ogni tanto bisogna spezzare una lancia a favore dei cambiamenti positivi avvenuti nel nostro tempo!».

 

renato mambor

Si rendeva conto, la giovane Paola, di assistere a una rivoluzione dei linguaggi artistici?

«Non realmente. Bevevo nettare senza saperlo. Adesso capisco la forza di quella spinta. Tutto era fuori dagli schemi: le opere di Pascali erano visioni immense di mare e campi. Kounellis piazzò dodici cavalli vivi nella galleria L' Attico.

 

paola pitagora 14

Come facevo a immaginare che l' arte fosse anche così? Eppure quella precarietà si basava su una poetica solida e preveggente: oggi guardo i ragazzi che camminano ipnotizzati dai cellulari e penso agli Uomini Statistici di Mambor».

paola pitagora 11paola pitagora 13paola pitagora 12

Ultimi Dagoreport

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...