TOGHE ROTTE – LA CARAMBOLA DI “MUTANDA PAZZA” ALBERTINI: ACCUSÒ ROBLEDO PER IL FASCICOLO SEA-GAMBERALE E IL MAGISTRATO, NEL DIFENDERSI, MISE NEI GUAI BRUTI LIBERATI

1. “BRESCIA, L’INCHIESTA SU BRUTI NATA DA UN ESPOSTO DELL’EX SINDACO ALBERTINI”

Paolo Colonnello per “La Stampa

a sinistra il procuratore aggiunto di milano alfredo robledo, a destra il procuratore capo edmondo bruti liberatia sinistra il procuratore aggiunto di milano alfredo robledo, a destra il procuratore capo edmondo bruti liberati

 

E’ da una coda dei «veleni» che in questi mesi agitano il palazzo di giustizia milanese che nasce la non recente decisione della Procura di Brescia di iscrivere sul registro degli indagati il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, con l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio. Reato contestato in relazione alla ritardata trasmissione all’aggiunto Alfredo Robledo del fascicolo Sea-Gamberale. Una «coda» che porta il nome dell’ex sindaco di Milano, ora senatore, Gabriele Albertini il quale, suo malgrado, s’inserisce nello scontro tra i due magistrati grazie a un esposto presentato addirittura nell’ottobre del 2012 all’allora ministro della Giustizia Cancellieri contro lo stesso Robledo. 

Procura di MilanoProcura di Milano

 

Documento trasmesso anche sia al Csm che alla procura bresciana la quale ha concluso la sua indagine due settimane fa e si appresta a fare una richiesta di rinvio a giudizio di Albertini per calunnia ai danni di Robledo.  

 

Nell’esposto, però, l'ex sindaco, oltre a dolersi della conduzione dell’inchiesta sui derivati da parte di Robledo, che a suo dire sarebbe stata particolarmente invasiva e di quella su una serie di emendamenti in bianco che vennero scoperti nel consiglio comunale di Milano, lamentava di Robledo anche «l’abitudine di “lasciare in stand by” i fascicoli quando coinvolgono una determinata area politica». Aggiungendo che «appare quasi un vizio del dottor Robledo se è vero, per come si è potuto leggere sul Sole 24 Ore, che prima che ultimamente egli incominciasse ad indagare sulla turbativa d’asta per la vendita delle azioni Sea dal Comune di Milano a F2I» il fascicolo trasmesso in estate da Firenze «veniva dimenticato nei cassetti della procura milanese». 

IL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO IL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO

 

Rispondendo alle accuse di Albertini, in una memoria consegnata alla Procura di Brescia, Robledo a sua volta, sul punto, respingeva ogni accusa, ricostruiva brevemente la storia del fascicolo «dimenticato», invitava i magistrati inquirenti, ovvero i pm Fabio Salamone e Paolo Savio, a trarre le proprie conclusioni dalla semplice lettura dei giornali che, nei mesi scorsi, hanno riportato per filo e per segno tutti gli aspetti della vicenda, compresa l’ammissione di colpa «per una deplorevole dimenticanza» di Bruti Liberati. 

 

Ciò nonostante, è sulla base dell’esposto di Albertini e della contro memoria di Robledo, spedita prima dell'estate, che alla fine Brescia, del tutto autonomamente, avrebbe deciso di indagare Bruti Liberati. Infatti i pm Salamone e Savio, ricevuti i due documenti, hanno girato la segnalazione sul fascicolo Sea al procuratore di Brescia Tommaso Buonanno che, ha proceduto con l’apertura di un fascicolo su Bruti. Nessun commento dei due protagonisti.  

Gabriele Albertini Gabriele Albertini

 

 

2. “PROCURA CAOS: BRUTI INDAGATO SU DENUNCIA DEL VICE ROBLEDO”

Luca Fazzo per “il Giornale

 

Non ci sono più limiti all'asprezza dello scontro all'interno della Procura di Milano. «Andrà a finire che si arresteranno tra di loro», aveva profetizzato qualche mese fa un esperto osservatore di vicende giudiziarie. Le manette non sono ancora arrivate. Ma siamo comunque al punto di non ritorno: il procuratore Edmondo Bruti Liberati, capo degli inquisitori milanesi, finisce a sua volta nel libro nero degli inquisiti.

 

Il «modello 21», il temutissimo registro degli indagati, il primo passo verso l'incriminazione. E a farcelo finire è un memoriale di Alfredo Robledo, il suo vice divenuto il suo implacabile accusatore, e che appena pochi giorni fa Bruti aveva esautorato da ogni incarico di rilievo, assumendo in prima persona la guida del pool anticorruzione.

 

La reazione di Robledo al defenestramento era apparsa singolarmente pacata, e adesso forse si capisce perché. Ad essere in difficoltà, oggi, non è lui, Robledo. Ma il suo arcinemico, Bruti. Che si ritrova ad essere il primo procuratore della Repubblica di Milano sottoposto a procedimento penale. La procura di Brescia, competente per i reati commessi dai colleghi milanesi, indaga su di lui per omissione di atti d'ufficio. E a farlo finire sotto inchiesta sono state proprio le accuse di Robledo sulla gestione di uno dei fascicoli più delicati aperti a Milano, quello sulla privatizzazione di una quota della Sea, la società degli aeroporti.

BRUTI ROBLEDO BRUTI ROBLEDO


«È una inchiesta che non parte da un mio esposto», dice ieri Robledo, quando la notizia trapela, come a rifiutare la paternità dei guai giudiziari di Bruti. Ma la realtà è diversa. È proprio da una memoria di Robledo, approdata prima dell'estate sul tavolo della procura di Brescia, che scaturisce la decisione del procuratore bresciano Tommaso Buonanno di iscrivere Bruti nel registro degli indagati. Una decisione eccezionale, per più di un motivo.

 

Primo, perché rompe con una tradizione di buon vicinato tra le due procure; secondo, perché viene da un magistrato come Buonanno che non è sospettabile di essere né berlusconiano e nemmeno un conservatore, né pertanto di avere in uggia lo strapotere di Magistratura democratica a Milano; infine, perché mette in difficoltà non solo Bruti ma anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che finora delle faide milanesi era sembrato non essersi neanche accorto, e soprattutto il Consiglio superiore della magistratura, che prima dell'estate aveva cercato di insabbiare tutto lasciando entrambi i contendenti al loro posto. Ma che adesso, dopo avere ricevuto da Buonanno la notizia del procedimento a carico di Bruti, difficilmente potrà fare finta di niente.

 

robledo e bruti liberati 1robledo e bruti liberati 1

 E infatti il nuovo vicepresidente del Csm, Legnini, fa sapere che «ce ne occuperemo presto». Caos, insomma, ultima e inattesa puntata di una telenovela dove le rivalità personali, politiche e professionali si sono avviluppate in modo ormai inestricabile, ma che ha comunque al suo centro un nodo chiaro: l'esistenza (secondo Robledo) a Milano, intorno a Bruti Liberati, di un cerchio magico di toghe legate a Magistratura democratica, destinatarie in via esclusiva dei fascicoli più delicati, dal San Raffaele all'Expo.

 

Di questo elenco di fascicoli, la vicenda più surreale di tutti è senza dubbio quella per cui ora Bruti finisce indagato: l'indagine sulla Sea, l'inchiesta che Bruti per sua stessa ammissione tenne chiusa in cassaforte, «per una colpevole dimenticanza», proprio mentre l'asta per vendere le quote veniva conclusa. Se davvero c'era del marcio, in quella operazione fortemente voluta dalla giunta rossa di Milano, non si saprà mai.

GABRIELE ALBERTINI GABRIELE ALBERTINI


Forse Robledo non si sarebbe spinto fino a raccontare questa storia ai magistrati di Brescia se non ci fosse stato in qualche modo tirato da un comprimario di questo pasticcio: l'ex sindaco milanese Gabriele Albertini, che lo accusava di avere anche lui una gestione delle indagini più attenta alla politica che al codice di procedura penale. A quel punto, Robledo ha inviato una memoria a Brescia per discolparsi dalle accuse. Ha parlato di Bruti. E a Brescia hanno deciso che non si poteva lasciar correre.

 

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