luca pancalli

TUTTI GIÙ DAL TAXI – LA SPLENDIDA, STRAZIANTE LETTERA DELLA MADRE DI PANCALLI QUANDO LUI SI SPEZZÒ IL COLLO CADENDO DA CAVALLO - "DA OGGI IN POI IO SARÒ DURA CON TE, PIÙ DURA DEL GRANITO, TI DIRÒ COSE CATTIVE, STENTERAI A RICONOSCERE IN ME TUA MADRE, MA TI PREGO: NON CONSIDERARTI MAI UNO SCONFITTO DELLA VITA"

1. LA PARTE DEBOLE

Massimo Gramellini per “la Stampa

luca pancalli  foto mezzelani gmt349luca pancalli foto mezzelani gmt349

 

La vicenda del tassista torinese che si rifiuta di prendere a bordo il padre dello sport paralimpico Luca Pancalli per non sporcare il suo prezioso cofano con le ruote della carrozzella suona talmente estrema da costringerci a indirizzare le riserve di compassione verso la parte più debole. Il tassista. Pancalli ha già superato la sua prova del fuoco.

 

Successe a diciassette anni, quando si spezzò il collo cadendo da cavallo durante una gara, e la vita lo detronizzò dai suoi sogni di atleta per rovesciargli addosso una realtà di sguardi pietosi e domande impossibili sul perché fosse toccato proprio a lui. Fu allora, mentre era disteso su un letto d’ospedale ad augurarsi di morire, che sua madre gli scrisse una lettera.

 

luca pancalli  foto mezzelani gmt348luca pancalli foto mezzelani gmt348

Ne ha rivelato il testo egli stesso, nella biografia raccolta dal giornalista Giacomo Crosa. «Tesoro mio, solo in te puoi trovare quello che gli altri non riescono a darti. Vuoi dipendere esclusivamente da loro? Piangi. Da solo o, se vuoi, abbracciato a me fino a confondere le nostre lacrime. Ma non permettere a nessuno di pensare che ti stai compiangendo. Stringi i denti e guarda avanti. Da oggi in poi io sarò dura con te, più dura del granito, ti dirò cose cattive, stenterai a riconoscere in me tua madre, ma ti prego: non considerarti mai uno sconfitto della vita».


È chiaro che con una madre così formidabile non avrai bisogno di troppe carrozzelle emotive per viaggiare spedito nella vita. Il tassista ha tutta l’aria di essere stato meno fortunato di Pancalli. Ma c’è sempre tempo per rimontare a bordo della propria storia e darle un senso nuovo. 

 

 

2. “PRONTO A PAGARE SE HO SBAGLIATO”

luca pancalli luca pancalli

Lodovico Poletto per “la Stampa

 

«Se ho sbagliato sono pronto a pagare. L’ho già detto a tutti: non mi trincero dietro delle scuse. Ma io ho agito in perfetta buonafede. Non volevo offendere nessuno, ci mancherebbe». Così si sfoga, alle 8 di sera, al telefono, Fiorenzo Audibussio, il taxista finito nel mirino per aver rifiutato la corsa a un disabile e che ora rischia la sospensione.

 

Lo dice dopo una giornata passata a dare spiegazioni alla cooperativa per cui lavora da quasi trent’anni, a rispondere alle domande dei vigili del nucleo taxi, quelli che si occupano di auto pubbliche e rispetto della normativa. Sessantenne, una vita passata al volante, cerca di essere gentile, ma avrebbe voglia di esplodere. «Caro signore, sono ventisette anni, per l’esattezza, che sto sulla strada. E guardi che, nel mio curriculum, non ci sono macchie. Non una che sia una, eh. Io nella vita ho fatto di tutto, mi sono sempre dato da fare per tutti. E le posso assicurare che questa storia è ben diversa da come è stata raccontata fino a questo momento». 
 

Giancarlo Abete e Luca PancalliGiancarlo Abete e Luca Pancalli

Chiuso in casa a Venaria, con la sua Seat Altea bianca parcheggiata in garage, Audibussio cerca in ogni modo di sfuggire al clamore, alle tante domande dei colleghi, tutti pronti a mettere la mano sul fuoco per lui: «È una persona per bene. Non dipingetelo come un bandito, uno che rifiuta le persone in difficoltà». Ma perché, allora, lo ha fatto: «Perché è anziano. Ha qualche problema di salute. E poi c’è tutta la questione dei buoni taxi per disabili ancora aperta».

 

Audibussio nicchia, non vuole svelare nulla: «Guardi, ho già avuto un problema al cuore anni fa. Una specie di infarto, sono stato molto male. Non intendo continuare a discutere di questa vicenda. Quando mi convocheranno alla polizia, spiegherò».

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Per adesso si limita a ricordare che lui e il collega Fabio Manganelli con la sua Jaguar X tipe erano posteggiati a due passi dal centro. «La carrozzina di quel cliente non ci stava nel bagagliaio della Jaguar, io non potevo caricarlo, ecco cos’è accaduto». E quindi? «Io ho detto: “Chiamiamo la centrale del 5737, che poi è la nostra cooperativa, così mandano una macchina attrezzata. Il mio collega, invece, ha deciso che lui il trasporto lo avrebbe fatto comunque. Ha piegato la carrozzina ed è partito verso Caselle: e per di più con il bagagliaio mezzo aperto». Ma, Audibissio, perché lei non lo ha caricato? «Io non voglio più dire nulla di questa vicenda. Questi sono i fatti. Se ho sbagliato, pagherò. È la prima volta nella mia vita. Guardi, adesso sta piangendo anche mia moglie». 

 

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