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UNA VOLTA LA SICUREZZA GLOBALE LA GARANTIVANO LE ARMI, ORA IL SILICIO - ARCHIVIATA LA PAX AMERICANA, TRUMP S’INVENTA LA “PAX SILICA”, UNA “NATO DEI CHIP” BASATA SUL CONTROLLO DELLE TECNOLOGIE CRUCIALI DEL XXI SECOLO: SEMICONDUTTORI, AI, MINERALI CRITICI E DATA CENTER – LANCIATA A DICEMBRE, ORA NELL’INIZIATIVA ENTRA L’INDIA, L’UNICO PAESE CHE HA LE CAPACITÀ (LEGGI: MANODOPERA) PER SFIDARE LA SCALA MANIFATTURIERA CINESE - E' ANCHE LA MORTE DEL LIBERALISMO: NON CONTA IL MERCATO, CONTANO I PARTNER "FIDATI". NELL'ACCORDO CI SONO ANCHE ISRAELE, TAIWAN, REGNO UNITO, PAESI BASSI, EMIRATI...

Giorgio Rutelli per www.adnkronos.com

donald trump microchip

 

Se la Pax Americana è finita (così dice Friedrich Merz, cancelliere tedesco), ora è il tempo della Pax Silica, l’iniziativa lanciata dagli Stati Uniti per stabilire un nuovo ordine economico e di sicurezza basato sul controllo delle tecnologie fondanti del XXI secolo: semiconduttori, intelligenza artificiale, minerali critici e infrastrutture di calcolo avanzato.

 

La novità di queste ore è l’ingresso dell’India: l’annuncio è arrivato attraverso una serie di dichiarazioni coordinate tra Washington e Nuova Delhi, rilanciate dal sottosegretario agli Affari economici del Dipartimento di Stato Jacob Helberg, l’uomo al vertice di questo "cerchio magico" della catena di approvvigionamento tecnologico a guida statunitense.

Pax Silica

 

Cos'è la Pax Silica?

Dal latino pax, pace/stabilità, e silica, il composto base del silicio, è stata teorizzata e promossa da figure chiave della "Tech Diplomacy" come Keith Krach, uomo d’affari e grande sostenitore di Taiwan che fu sottosegretario nel primo mandato Trump.

 

Se la pace americana del secolo scorso garantiva la sicurezza globale attraverso la potenza militare, quella centrata sul silicio punta ad assicurare che le tecnologie vitali siano prodotte e scambiate solo all'interno di una rete di "nazioni fidate", escludendo di fatto avversari strategici come la Cina.

 

NARENDRA MODI E DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - FOTO LAPRESSE

Chi l'ha lanciata e quando?

L'iniziativa è stata lanciata ufficialmente dagli Stati Uniti lo scorso dicembre, con il coinvolgimento di un gruppo ristretto di economie tecnologicamente avanzate tra cui Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Israele e Paesi Bassi, dove ha sede la più importante azienda europea del settore, Asml.

 

L'assenza dell'India dal gruppo fondatore aveva sollevato polemiche a Nuova Delhi, con l'opposizione che temeva un raffreddamento dei rapporti bilaterali. L’annuncio dell’ingresso è stato definito dal sottosegretario Helberg una "pietra miliare storica" per la creazione di catene di approvvigionamento sicure. A lavorare all’accordo sono stati Sergio Gor, ambasciatore Usa in India, e Vinay Kwatra, ambasciatore indiano a Washington:

donald trump xi jinping

 

Ora l’India diventa un "Trusted Partner”, integrata nel nucleo duro dell'architettura di sicurezza americana. Questo sblocca potenzialmente trasferimenti di tecnologia sensibile (fabbricazione di chip, strumenti per l'AI) che prima erano limitati.

 

L'obiettivo è trasformare l'India nell'alternativa principale alla Cina per la manifattura avanzata. In cambio, si assicura investimenti prioritari per le sue ambizioni nel settore dei semiconduttori e dei minerali critici. L'alleanza non riguarda solo l'hardware; mira a stabilire standard comuni per lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, assicurando che il futuro dell'AI sia scritto dalle democrazie. Questo ovviamente è il motto idealizzato, dietro c'è la grande battaglia per il dominio tecnologico dei prossimi decenni.

 

Anatomia della "Nato del Silicio"

Pax Silica

Il cuore pulsante dell'iniziativa è la cosiddetta "Trust Doctrine" (Dottrina della Fiducia), un concetto elaborato da Keith Krach e oggi portato avanti dal sottosegretario Helberg. Questa dottrina ribalta decenni di ortodossia liberista: il criterio guida per gli scambi tecnologici non è più l'efficienza economica o il basso costo, ma la sicurezza.

 

La fiducia viene trasformata da valore morale a standard tecnico misurabile. Per entrare nel perimetro della Pax Silica, una nazione o un'azienda deve superare specifici audit di trasparenza che certifichino l'assenza di influenze da parte di regimi autoritari. È l'evoluzione diretta del "Clean Network" che servì a bloccare il 5G di Huawei, ora estesa all'intera filiera dell'intelligenza artificiale: dalla miniera al data center.

 

Pax Silica

L'architettura verticale: "Full Stack" Sovereignty

A differenza dei tradizionali accordi orizzontali, la Pax Silica è strutturata verticalmente lungo l’AI Stack (la pila tecnologica, la struttura a strati che innerva la tecnologia).

 

Al livello più basso (Upstream), l'alleanza mira a spezzare il monopolio cinese sull'estrazione e raffinazione dei minerali critici come litio e cobalto, creando corridoi di approvvigionamento alternativi sicuri tra Australia, Canada e ora, potenzialmente, India.

CAVI SOTTOMARINI

 

Salendo al livello intermedio (Midstream), si consolida il controllo sulla produzione dei chip. Qui il piano integra la litografia avanzata olandese (Asml) e il software di progettazione americano con la capacità manifatturiera di Corea del Sud e Giappone, creando un ecosistema in cui ogni fase produttiva avviene in territorio "amico".

 

La vera novità riguarda però il livello infrastrutturale (Downstream), che include cavi sottomarini e data center iperscalabili. L'accordo impone requisiti tecnici stringenti, come la diversificazione fisica delle rotte dei cavi per evitare sabotaggi e l'obbligo di utilizzare solo fornitori certificati, tagliando fuori colossi cinesi delle telecomunicazioni come Hmn Tech.

 

Pax Silica

Un'alleanza a cerchi concentrici

L'architettura diplomatica della Pax Silica è organizzata per cerchi di influenza. Esiste un nucleo centrale (The Core), composto dai firmatari che hanno accettato vincoli stringenti sulla trasparenza delle filiere: Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Australia, Israele, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito.

 

Attorno a questo nucleo ruotano i partner strategici (Tier 1), come Taiwan e Paesi Bassi, che pur essendo tecnologicamente indispensabili mantengono posizioni formalmente distinte per via delle loro complesse relazioni politiche e commerciali con Pechino.

 

In questo quadro, l'ingresso dell'India è il pezzo mancante del puzzle. Nuova Delhi offre ciò che nessun altro alleato possiede: una scala manifatturiera e un bacino di ingegneri capaci di competere con i numeri cinesi, rendendo economicamente sostenibile il disaccoppiamento da Shenzhen.

 

Le implicazioni industriali: verso un "circuito chiuso"

Per le industrie, la Pax Silica segna l'inizio di una nuova era operativa basata sull'interoperabilità esclusiva. L'obiettivo è creare una sorta di "Nato tecnologica", in cui standard comuni di sicurezza dei dati e protocolli di test rendono i sistemi degli alleati perfettamente integrati tra loro, ma incompatibili con quelli cinesi.

chip

 

Un aspetto tecnico centrale riguarda l'energia. L'AI è un'industria energivora, e il patto include clausole per la condivisione di tecnologie nucleari e rinnovabili, necessarie per alimentare i giganteschi carichi di lavoro computazionali senza creare colli di bottiglia. L'obiettivo finale è costruire un'economia a "circuito chiuso": un sistema in cui un modello di IA può essere addestrato su chip americani, prodotti in Corea con minerali australiani e alimentati da data center indiani, senza che un singolo byte o elettrone attraversi infrastrutture avversarie.

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