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DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

DAGOREPORT

GIUSEPPE DEL DEO

La storia dell'irresistibile ascesa e rovinosa caduta di Giuseppe Del Deo appartiene di diritto alla mitologia dell'identità italica: il carattere machiavellico, la proverbiale doppia morale (a volte tripla), la capacità cronica di tenere il “piede in due staffe”, lo spirito innato dell’opportunismo, la caratteristica dell'inaffidabilità, pronto a cambiare cavallo quando l'alleato sta ruzzolando.

 

In apparenza pacifici, i Del Deo d'Italia sono un esempio di dissimulazione e ambiguità, capaci di calzare quattro maschere contemporaneamente e, come il giunco del Purgatorio dantesco,  si piegano per non spezzarsi, e passata l’onda sono ancora saldi al proprio posto.

giorgio piccirillo

 

Fino a quando, a tradire e a far ruzzolare i Del Deo d'Italia dall'altare alla polvere, invasi dalla mole sterminata di informazioni riservate di cui sono a conoscenza, sia in maniera legale sia il più delle volte illecita, è il delirio personale di potere che prende sovente quella particolare figura, detta: '''L'uomo che sa troppo", vanto d'onnipotenza che fa dir loro: "Io so tutto di te...".

 

La velocissima carriera di Del Deo inizia quando, giovanissimo ufficiale dell’esercito, entra nelle grazie del generale di corpo d'armata dei carabinieri Giorgio Piccirillo, promosso nel 2008 direttore dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), e contestualmente viene nominato prefetto, fino al 15 giugno 2012 quando viene sostituito da Mario Parente, anche lui generale dell'Arma Benemerita.

 

Luigi Ciro De Lisi

 

Ed è qui, tra le barbefinte di Piccirillo, che avviene il fatale incontro di Del Deo con un personaggio balzato alle cronache di spionaggio illegale come protagonista delle nefandezze della cosiddetta Squadra Fiore.

 

Rullo di tamburi, fiato alle trombette, diamo il benvenuto a Luigi Ciro De Lisi, generale della Guardia di Finanza entrato a far parte dell'intelligence prima che Sisde (interni) e Sismi (esterni) siano riformati nel 2003 in Aisi e Aise, già Capocentro dell'Aisi in Abruzzo quando nel 2019 plana sulla poltrona di Capo Reparto Intelligence Economico Finanziaria.

 

E quando nel 2023, per raggiunti limiti di età, scocca l'ora del pensionamento di De Lisi, è appunto il sodale Del Deo a prendere le redini del nevralgico ''Reparto dell’analisi finanziaria'' di banche, grandi industrie, difesa e società a partecipazione statale della galassia Cdp, che gli dà modo di entrare in contatto con tutti i capataz dei poteri economici della penisola.

 

LUIGI CIRO DE LISI SU LINKEDIN

Da parte sua, come si è letto nelle cronache di questi giorni, il pensionato De Lisi, come molti ex agenti, non passa il tempo a leggere il giornale ai giardinetti e si ricicla come consulente di varie società che trattano il business dell'intelligence, ed infine, in compagnia di altri ex agenti prevalentemente dell'Aisi, mette in campo la Squadra Fiore.

 

(Va detto che tali società private di intelligence sono del tutto legali; tracimano nell'illegalità quando le loro informazioni vengono acquisite da intercettazioni illecite e da accessi abusivi alle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza.) 

 

giuseppe del deo

L'ipotesi di reato per ''accesso abusivo a sistemi informatici, associazione a delinquere, peculato e truffa'', che mette nei guai la meneghina società Equalize guidata da Pazzali e Gallo, è la stessa che viene ipotizzata alla romana Squadra Fiore di De Lisi e vari ex agenti prevalentemente dell'Aisi, in combutta con Del Deo e Tavaroli. Ed è sempre in seguito alle carte su Equalize inviate due anni fa dalla Procura di Milano a quella di Roma che parte l'indagine su Del Deo, Tavaroli e Squadra Fiore dei pm coordinati dall'aggiunto Marcello Pesci.

 

Tornando a bomba, cioè al "Mistero Del Deo": i beninformati fanno notare che la scoppiettante ascesa dell'ex ufficiale dell'esercito passato all'intelligence domestica dell'Aisi inizia già qualche qualche anno prima della presa di potere del governo Meloni.

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

Siamo a cavallo tra il 2018 e il 2019 quando Del Deo trova rifugio sotto l’ala protettrice di Matteo Salvini che, da primo inquilino del Viminale, a suon di post della "Bestia" by Morisi contro immigrati ladri-assassini-stupratori-spacciatori, portò il Carroccio dal 17% delle elezioni politiche del 2018 al 34% delle europee del 2019.

 

Tra un mojito di troppo al Papeete e l'uscita non si sa fin quanto "spintanea"  dal primo governo Conte, il magic moment del "Capitone" comincia ad andare in frantumi nel 2019 con l’inchiesta dell’Espresso sui presunti fondi russi alla Lega e il fantomatico incontro d'affari tra emissari di Mosca e di Salvini all’Hotel Metropol di Mosca.

SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN

 

Annusata l’aria, cambiato il vento, visti i sondaggi, Del Deo si allontana dalla Lega, ormai in caduta libera, e si avvicina alla figura emergente della politica italiana, Giorgia Meloni, quando a giugno del 2022, governo Draghi e invasione russa dell'Ucraina in corso, il filo putinismo legaiolo deflagra con lo scoop del “Domani”.

 

Il quotidiano diretto da Fittipaldi svela almeno quattro incontri di Salvini con l'ambasciatore russo Sergej Razov nella sede di villa Abamelek, "che è monitorata costantemente dall'intelligence Usa e dalla nostra agenzia di controspionaggio interna, l'Aisi". Da quel giorno in poi, meglio non pronunciare il nome di Del Deo alla presenza del segretario del Carroccio.

 

A presentare la Ducetta nascente allo spione di Stato sarebbe stato - ipotizza un articolo di Marco Zini su Lettera43.it - Gian Marco Chiocci, all'epoca direttore dell'AdnKronos, l'agenzia di informazione di quel Pippo Marra che, come seguace di Francesco Cossiga, ha sempre coltivato negli anni ottimi rapporti con servizi e servizietti. 

giorgia meloni (dietro, il caposcorta giuseppe napoli, marito di patrizia scurti)

 

Fatte le presentazioni, scoppia subito la scintilla della "affinità politiche" tra l'Underdog della Fronte della Gioventù e l'uomo dell'Aisi che non a caso chiamerà la sua cricca "i neri".

 

Ma non è solo la stessa visione politica a cementare il loro rapporto: a far da caposcorta alla premier della Garbatella è, come prassi vuole, un agente dell'Aisi e la scelta cade su Giuseppe Napoli che, oltre ad essere alle dipendenze di Del Deo, non è altro che il marito della segretaria-ombra di Meloni, Patrizia Scurti. Bingo!

 

(Sull'importanza dell'"affidabilità" della scorta e del suo capo, che ti segue giorno e notte riportando la qualsiasi a chi di dovere, ne era ben consapevole Silvio Berlusconi che quando sbarcò a Palazzo Chigi convinse il caposcorta dell'Aisi a farsi assumere da lui, naturalmente con stipendio raddoppiato.) 

MARIO PARENTE

 

E' luglio 2023 quando l'enfant prodige dei Servizi riceve l'agognato alloro dall'Armata Branca-Meloni che lo nomina vicedirettore del continuamente prorogato Mario Parente. Nomina che torna molto utile alla “Fiamma Magica”, debuttante assoluta di Palazzo Chigi, in virtù del suo ruolo di “hub” di rapporti e informazioni e relazioni non solo del mondo finanziario ed economico ma soprattutto politico.

 

Come vicedirettore dell'Aisi, il nostro eroe può disporre infatti di intercettazioni preventive, anche in assenza di reato, ma sempre previa doppia autorizzazione: quella del procuratore con delega all'intelligence in duplex con quella del sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata dalla Presidenza del Consiglio ai servizi segreti. Operazione che, omettendo i ''dettagli'', deve venire messa a conoscenza anche del premier e del Copasir.

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

E qui sorge spontanea la domandina delle cento pistole: il capo dell'Aisi, il buon Parente, avrà sempre controllato che il suo vice appassionato di spyware abbia sempre eseguito diligentemente le norme di legge previste sulle varie autorizzazioni a procedere nelle intercettazioni? Ah, saperlo....

 

Il raggio di potere in mano a Del Deo gode di un così ampio margine di autonomia per controllare vasti pezzi del sistema di potere italiano che "di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi”, scrive Giuliano Foschini su "Repubblica".

giorgia meloni gian marco chiocci

 

Tempo dopo, però, qualcosa cambia.

 

Pare, dicono, sembra, che sia lo stesso "presentatore" Chiocci ad avere una resipiscenza sull'attività di Del Deo. Ben prima che la figura dello spione viene coinvolta per la strana vicenda delle cimici all'auto di Andrea Giambruno, il direttore del Tg1 avrebbe suggerito alla premier di prendere le dovute distanze dallo 007.

andrea giambruno a bordo della sua porsche foto di gente

 

Chissà, magari il navigatissimo direttore del Tg1 intuisce che intorno al vice-direttore del controspionaggio, che a sua disposizione ha i doviziosi fondi riservati dell'Aisi, di cui, tra l'altro, avrebbero beneficiato molti addetti all'informazione, c’erano movimenti “anomali”? Forse l'onnipotenza montante di Del Deo e il suo modus operandi accendono segnali di allarme? Chissà chi lo sa...

 

In barba al chiacchiericcio maligno e a certi  avvertimenti, il rapporto di fiducia di Meloni e Mantovano rimane comunque solido con Del Deo.

giambruno striscia 1

 

Poi tutto si rompe.

 

La data da segnare di rosso è il 30 novembre 2023, quando due agenti dell’Aisi vengono sorpresi mentre armeggiano vicino all’auto Porsche parcheggiata da Giambruno sotto casa dell'ex compagna Giorgia, come rivelato dal quotidiano “Domani”.

 

La storiaccia viene classificata dal Viminale come un maldestro tentativo di due ladruncoli e liquidata da Mantovano con una nota in cui esclude ''il coinvolgimento di esponenti appartenenti ai servizi". Ma, il caso vuole, che due agenti dell'Aisi sono trasferiti all'Aise e da lì prontamente spediti da Caravelli uno in Iraq, l'altro in Tunisia.

GAETANO CAPUTI FA INDAGARE I GIORNALISTI DI DOMANI

 

L’episodio dei due agenti Aisi beccati da una poliziotta a trafficare intorno all'auto di Giambruno avviene (30 novembre 2023) in un momento drammatico dal punto di vista familiare di Giorgia Meloni: appena un mese e mezzo prima (18 ottobre 2023) avviene la messa in onda dei bombastici fuorionda da parte di ''Striscia la Notizia'' (previa “benedizione” della Famiglia Berlusconi) in cui l'ex cocco di Lele Mora, microfonato e ripreso dalle telecamere, gigioneggia proponendo ammucchiate hot alle colleghe. 

 

Se sul caso Giambruno, ancora oggi, aleggia l'ombra del dubbio sul ruolo di Del Deo e dei due presunti agenti dell'Aisi, la trama del caso Caputi è invece molto più chiara.

 

L'intercettazione via spyware Paragon del telefonino del capogabinetto del governo Meloni, è attivata dall'Aisi per raccogliere informazioni sul legame familiare tra la moglie del capo di gabinetto e un soggetto sotto osservazione dell’intelligence”, in seguito a un'inchiesta del solito "Domani" che allarma non poco la "Fiamma Magica" di Palazzo Chigi.

 

A stroncare definitivamente i sogni di Del Deo di prendere il posto del super-prorogato Parente a capo dell'Aisi, sarebbe intervenuto presso Mantovano, l'altro vicedirettore dell'Aisi, Carlo De Donno.  

 

Scrive nella sua newsletter Valerio Valentini, giornalista del "Post": "È un fatto pure che quando Mantovano, tra giugno e luglio del 2024, s’accorse che la spregiudicatezza di Del Deo era incontrollabile per chiunque, anziché silurarlo lo trasferì al DIS come vice di quella Elisabetta Belloni che ancora si ricorda la telefonata che ricevette da Palazzo Chigi in cui la si pregava di accogliere il reietto (non la prese bene)". 

 

giuliano tavaroli

La “promozione-rimozione” al Dis è del tutto indigesta per l'ex diplomatica. Ricorda Giuliano Foschini su "Repubblica" che quando viene “nominata a capo del Dis, Belloni viene informata che sono necessari alcuni lavori di sicurezza nell'abitazione di campagna dove passa molto tempo.

 

La informa direttamente Del Deo, che si occupa dei lavori. E li gira alla Sind, la società a cui la sua agenzia aveva affidato appalti per circa 40 milioni nel giro di pochi anni. I 331 mila euro per la sicurezza di casa Belloni sono poca cosa".

elisabetta belloni foto di bacco

E aggiunge: "Ma per il Ros rappresentano un metodo: perché, a credere alla fattura acquisita e ai lavori effettivamente realizzati, esisterebbe uno squilibrio rilevantissimo, con lavori eseguiti per circa la metà della cifra spesa. Belloni, però, di tutto questo non sa nulla: le è stato detto che era necessario fare quei lavori ed è stata inviata a casa sua un'azienda.

 

Che potesse nascere un problema, però, se ne rende conto soltanto il 23 febbraio, quando il quotidiano Domani ne scrive. Belloni chiama Del Deo per chiederne conto e lui la tranquillizza, sostenendo che è tutto in regola”.

giuseppe del deo

 

La permanenza al Dis di Del Deo non più onnipotente dura un anno: ad aprile del 2025 Del Deo venne estromesso dal governo Meloni con uno scandaloso e mai visto baby-pensionamento a 51 anni, ma come se avesse maturato l'intero ciclo fino a 67, che gli mette in tasca un assegno pensionistico di 10 mila euro più la cosiddetta "cravatta", l'indennità che spetta per dieci anni ai vicedirettori dei servizi (mentre i direttori dura tutta la vita).

 

Non solo: l'inaudito decreto ad hoc della Presidenza del Consiglio gli consente di andare subito a lavorare nel privato. E voilà, eccolo presidente di Cerved, la principale società di informazioni commerciali e rating, di proprietà di Andrea Pignataro, l'uomo più ricco d'Italia.

 

giuseppe del deo

"Al che, seguendo la stessa logica del sospetto cara ai meloniani di più stretta osservanza", sottolinea sempre Valerio Valentini, "verrebbe da coltivare un dubbio senz’altro infondato: che questo licenziamento così comodo, questo maltrattamento di favore, derivi dal timore che Del Deo possa ricattare qualcuno anche dentro Palazzo Chigi… ma noi, dai, siamo sicuramente troppo maliziosi".

 

bruno valensise in audizione al copasir FOTO LAPRESSE

 

 

indagine dei servizi su gaetano caputi documento dell aisi pubblicato da domani 9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

gianni letta pippo marra foto di bacco

 

 

 

SALVINI PUTIN

 

 

 

meloni chiocci

 

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