federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - FRENI, CHE PURE NON È INDAGATO, È COLUI CHE PER CONTO DEL GOVERNO HA SEGUITO IN PRIMA PERSONA LA SCALATA - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA

DAGOREPORT

Davvero è stata sufficiente la secca contrarietà di un mezzo Tajani per bocciare la nomina alla guida della Consob, l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari, dell’attuale sottosegretario all’Economia Federico Freni, in quota Lega?

 

Davvero dobbiamo credere che dopo quattro anni di impeccabile servizio alle dipendenze di Casa Meloni, in pieno Consiglio dei Ministri, il “maggiordomo” di Casa Meloni, camuffato da leader di Forza Italia, si toglie il tovagliolo dal braccio e si trasforma in Rambo?

 

Su, da un pezzo abbiamo smesso di credere alla Befana e a Pinocchio: se quel merluzzone di Tajani si è permesso di trasformarsi in “killer” del candidato leghista, di sicuro è difficile credere che sia avvenuto senza un accordo sottobanco con i Fratellini di Meloni.

 

Sul perché, poi, il duplex Meloni-Tajani abbia azzoppato Freni, facendo incazzare ancor di più la Lega di Salvini e il Mef di Giorgetti, le ipotesi raccolte da Dagospia nei palazzi romani sono varie e avariate.

 

antonio tajani giorgia meloni alla camera foto lapresse

Intanto, ciò che ha colpito l’attenzione degli “addetti ai livori”, è il motivo del rinvio della nomina pluri-annunciata di Freni: “ulteriori approfondimenti”.

 

Scusate la nostra zucca vuota: ma di quali ‘’ulteriori approfondimenti’’ ha in mente di sgrovigliare il governo? Riguardano per caso il giurista e professore universitario, già entrato nel governo Draghi come “tecnico” e attuale sottosegretario leghista al Ministero dell’Economia?

 

Oppure gli ‘’ulteriori approfondimenti’’ si attendono dagli uffici della Procura di Milano che indaga da più di un anno sul “concerto” tra i soci (Lovaglio, Caltagirone, Milleri) nella scalata a Mediobanca-Generali attraverso Mps?

 

paolo savona foto di bacco (4)

Quello che è certo è che il cambio al vertice dell’autorità amministrativa indipendente che tutela il risparmio e garantisce la trasparenza e l’efficienza del mercato dei capitali arriva in un momento pessimo per la Consob guidata da Paolo Savona.

 

Il parere rilasciato il 15 settembre scorso, col quale l’Autorità di Vigilanza aveva negato l’esistenza di un “patto occulto” tra Caltagirone, Milleri e Lovaglio, con la benedizione delMef, è stato clamorosamente smentito dalle carte dell’inchiesta della Procura milanese, e soprattutto dalle intercettazioni eloquenti dei ‘’Furbetti del Quartierone’’.

 

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

A cui si è aggiunto l’articolo-bomba di Luigi Ferrarella sul "Corriere della Sera" del 17 dicembre scorso: come ha potuto la Consob guidata da Paolo Savona, nel documento di “assoluzione” sulla presunta concertazione, non rilevare che la versione di Caltagirone è in aperto contrasto con quanto dichiarato da Giancarlo Giorgetti?

 

Scrive l’ottimo Ferrarella: “Sebbene il ministero del Tesoro il 29 luglio 2025 (a firma della Direzione generale) abbia assicurato alla Consob che prima del collocamento il 13 novembre 2024 del 15% di azioni governative Mps «non vi è stata alcuna interlocuzione, contatto o scambio tra i competenti uffici del ministero e gli azionisti Delfin-Caltagirone-Anima-Bpm che hanno poi acquisito una partecipazione rilevante in Mps», è stato invece proprio il ministro Giancarlo Giorgetti a discuterne un mese prima con l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone.

 

federico freni giorgia meloni

Parola di Caltagirone a Consob l’11 aprile 2025: «Il Mef ha sondato taluni potenziali investitori... Si è parlato anche di altre società tra cui Bpm, Anima, Delfin. I contatti sono avvenuti personalmente tra me e il ministro dell’Economia (...) nelle quattro/cinque settimane precedenti la gara».

 

Continua il “Corriere”: “E sebbene sempre il 29 luglio 2025 il ministero abbia attestato alla Consob che nel dicembre 2024 «non vi è stata alcuna interlocuzione tra il ministero e consiglieri Mps col fine di sollecitarne o stimolarne le dimissioni» da Mps il 17 dicembre 2024, 3 dei 5 dimessisi (Negri Clementi, Fabris De Fabris e Foti Belligambi) il 9 aprile e 15 maggio 2025 hanno invece dichiarato a Consob di essere stati fra il 13 e 17 dicembre 2024 «contattati dal capo della segreteria del ministro Giorgetti» (oltre, come già emerso, che «dal deputato leghista Alberto Bagnai»), «e di essere stati così invitati a rimettere le proprie cariche in Mps».

 

francesco gaetano caltagirone - giorgia meloni

“Tuttavia Consob, nella propria relazione del 15 settembre 2025 sull’assenza di concerto tra gli scalatori di Mediobanca, trova una curiosa giustificazione al Tesoro: la dichiarazione di Caltagirone […] «potrebbe apparire in contraddizione con quanto dichiarato dal ministero» […], ma «d’altro canto va sottolineato che la richiesta di informazioni» di Consob al ministero «è stata indirizzata al Dipartimento dell’Economia e non agli uffici del ministro direttamente», conclude Ferrarella.

 

Insomma, il peggio deve ancora arrivare. E a rischiare non sono solo i “furbetti del concertone”, ma anche il Dipartimento dell’Economia del ministero di via XX Settembre e quella Consob così “distratta” da non rilevare la discordanza delle due versioni rilasciate ai propri organi di controllo.

 

GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

‘’Le ragioni del no a Freni sono politiche, e non solo”, scrive Alessandro Barbera per “La Stampa”. “La prima: Freni è membro del governo, così come lo erano stati Savona e il predecessore Giuseppe Vegas. Ma nel caso di Freni c'è un problema in più che avrebbe reso palese la violazione della legge Frattini sulle incompatibilità negli incarichi pubblici. Freni sarebbe stato scelto per guidare un organismo che si occupa di temi oggetto specifico delle sue deleghe di governo”.

 

“Un dettaglio che - raccontano fonti politiche - ha creato imbarazzi anche al Quirinale che deve controfirmare la nomina del presidente Consob dopo il parere delle commissioni parlamentari competenti.

 

Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri

Non solo: Freni, che pure non è indagato, è colui che per conto del governo ha seguito in prima persona la scalata di Monte dei Paschi a Mediobanca, oggetto di un'indagine della procura di Milano per presunto concerto fra i due grandi soci, Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio. Dopo lo scandalo scoppiato dentro all'Autorità per la Privacy, la premier è decisa ad evitare nomine che possano esporla agli attacchi dell'opposizione. Di qui l'ipotesi di scegliere per la successione a Savona un profilo super partes”.

 

E magari, prima di far traslocare Freni dal Mef alla Consob, Tajani-Meloni avranno pensato che è più opportuno attendere gli ‘’ulteriori approfondimenti’’ che nei prossimi mesi, con gli interrogatori alle ‘’persone informate dei fatti” e quindi ai tre indagati (Lovaglio-Caltagirone-Milleri), potrebbero emergere dall’inchiesta della Procura di Milano...

federico freni. foto di bacco

GIANCARLO GIORGETTI E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE (FOTOMONTAGGIO)

FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…