donald trump ursula von der leyen guerra commerciale usa ue

ALLA FINE, SARANNO I CONSUMATORI A PRENDERLA IN QUEL POSTO – LE UNICHE RITORSIONI CHE L’UNIONE EUROPEA POTRÀ METTERE IN CAMPO CONTRO I DAZI DI TRUMP RIGUARDANO I SERVIZI E LA “PROPRIETÀ INTELLETTUALE”, CIOÈ LE PIATTAFORME TECNOLOGICHE. NON SI POSSONO COLPIRE IL GAS E IL PETROLIO A STELLE E STRISCE, PENA UN’IMPENNATA DELL’INFLAZIONE – SI PENSA A UN PACCHETTO DI DAZI CONTRO I SERVIZI DIGITALI AMERICANI, CHE FAREBBE CRESCERE GLI ABBONAMENTI ALLE PIATTAFORME E AI SOCIAL. SERVONO DUE MESI PER IL VARO: TEMPO UTILE PER NEGOZIARE CON TRUMP – LE RISPOSTE DI PARIGI E BERLINO E L’ULTIMATUM DEL SEGRETARIO AL COMMERCIO USA, HOWARD LUTNICK: “NON REAGITE”

 

 

SEGRETARIO COMMERCIO USA AVVERTE, 'NON REAGITE AI DAZI'

DONALD TRUMP URSULA VON DER LEYEN

(ANSA) - Dopo l'annuncio dei nuovi dazi da parte di Donald Trump, il segretario al Commercio americano, Howard Lutnick, ha avvertito i Paesi colpiti di "non reagire" alle misure.

 

Anche il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, in un'intervista a Fox news, ha avvertito i partner commerciali che qualsiasi ritorsione alla raffica di nuovi dazi della Casa Bianca porterà da un'ulteriore escalation. "Il mio consiglio a ogni Paese in questo momento è di non reagire. State calmi, vediamo come va. Perché se reagirete, ci sarà un'escalation", ha detto Bessent

 

INDUSTRIA AUTO TEDESCA, DA DAZI IMPATTO ENORME SUL SETTORE

URSULA VON DER LEYEN E XI JINPING

(ANSA) - Questo non è 'America first', questo è 'America alone'". È quello che ha affermato la presidente dell'Industria dell'auto tedesca, Hildegard Mueller, commentando i dazi americani. Con la mossa di Donald Trump, "si segna un cambiamento fondamentale nella politica commerciale". "Questo protezionismo vedrà solo perdenti", aggiunge. Secondo l'analisi della Mueller, l'impatto sull'industria dell'auto "sarà enorme". "L'Ue deve rispondere in modo determinato e forte, e allo stesso tempo segnalare la disponibilità a trattare".

 

BERLINO, UE TRATTI SUI DAZI O CI SARÀ RISPOSTA DECISA

(ANSA) - "La mania dei dazi da parte degli Usa può generare una spirale in grado di trascinare i Paesi in recessione e provocare enormi danni a livello mondiale. Con conseguenze molto negative per tante persone. Abbiamo sempre puntato sulle trattative e non sullo scontro. Questo resta l'atteggiamento giusto".

 

GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI

Lo ha detto il vicecancelliere e ministro dell'economia tedesca Robert Habeck, in una nota diffusa dal suo dicastero. "È giusto che la Commissione Ue continui ad avere come obiettivo una soluzione attraverso la trattativa con gli Usa. Per questo resta ancora un po' di tempo - aggiunge il politico ecologista -. Ma se gli Usa non vorranno una soluzione ci sarà una risposta ponderata, chiara e decisa dall'Ue. A questo ci siamo preparati". "Siamo il mercato unito più grande del mondo. E dobbiamo usare questa forza", conclude Habeck.

 

PARIGI, 'L'UE PRENDERÀ DI MIRA I SERVIZI ONLINE USA'

(ANSA-AFP) - - L'Unione Europea è "pronta per una guerra commerciale" con gli Stati Uniti e ha in programma di "attaccare i servizi online" in risposta all'annuncio del presidente Donald Trump: lo ha detto oggi la portavoce del governo francese. "Siamo abbastanza certi che avremo effettivamente un effetto negativo sulla produzione", ha affermato Sophie Primas all'emittente Rtl, esprimendo particolare preoccupazione per l'impatto dei dazi Usa su vino e liquori.

 

video su gaza strip in trip creato con ai - ursula von der leyen donald trump

LE MOSSE SU BIG TECH CHE VON DER LEYEN USERÀ COME PISTOLA AL TAVOLO DEI NEGOZIATI

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Quando il commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic è andato a Washington una settimana fa, i suoi interlocutori gli hanno presentato due richieste: l’amministrazione, secondo più persone addentro ai colloqui, vuole ridiscutere le tasse e le regole sul Big Tech dell’Unione europea. Irricevibile, per Šefcovic.

Abile diplomatico slovacco, distante dalla linea sovranista del suo governo, il commissario semplicemente non può accettare. I suoi interlocutori americani volevano rinegoziare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) in Europa, che in parte finanzia il bilancio di Bruxelles; ma quella è una tassa in vigore per gli italiani, i francesi o i tedeschi — non solo per gli americani — e non un dazio discriminatorio sul resto del mondo. Per cambiarla servirebbe un’irrealistica unanimità dei governi.

 

MAROS SEFCOVIC

Quanto alle regole sulle imprese digitali, anche quelle si basano su leggi europee complicate da emendare (sempre che ce ne sia la volontà fra i governi). Šefcovic è ripartito da Washington convinto che fosse difficile evitare una nuova ondata di dazi, dopo quelli su acciaio, alluminio e derivati (per un export da 26 miliardi di euro) e poi sulle auto e componenti (per un export da 53 miliardi).

 

In gioco ormai ci sono potenzialmente misure su tutte le vendite europee negli Stati Uniti, che uno studio di Teha-Ambrosetti stima in 532 miliardi di euro nel 2024, con un surplus commerciale nei beni di quasi duecento miliardi per la Ue. […]

 

URSULA VON DER LEYEN

Peraltro Trump finora ha sempre rifiutato di parlare con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che sul commercio ha poteri esclusivi in Europa. Il presidente degli Stati Uniti prende al telefono Giorgia Meloni e Emmanuel Macron — con il leader francese si parla quasi ogni giorno —, ma né l’uno né l’altra sono riusciti a dissuaderlo da una guerra commerciale con la ragionevolezza. Trump annuisce, sembra che accetti, poi si lascia andare a invettive poche ore dopo. Poco importa che il dazio medio della Ue, al 2,7%, sia appena dello 0,5% sopra a quello medio americano.

 

Ormai a Bruxelles si studiano dunque ritorsioni, non argomenti logici. Quanto a questo, sono emersi due approcci diversi fra i quali von der Leyen sembra giunta a una sintesi. Da un lato c’è una (vaga) coalizione propensa a non reagire ai dazi di Trump, per evitare un’escalation.

 

EMMANUEL MACRON XI JINPING URSULA VON DER LEYEN

Su questa posizione è senz’altro l’Italia, non da sola: nell’industria tedesca dell’auto si temono eventuali dazi europei sulle parti elettroniche che arrivano in Germania da Nvidia o altre aziende americane, mentre lo stesso ex premier Mario Draghi giorni fa ha osservato che dal punto di vista puramente economico una ritorsione con contro-dazi potrebbe non essere ideale.

 

Dall’altra parte esiste però un partito, presente a Parigi ma anche a Bruxelles, propenso almeno a parole alla linea più dura: ritorsioni contro le cessioni di «proprietà intellettuale» americana, cioè le vendite delle Big Tech, quindi potenzialmente anche sui servizi di carte di credito come Visa, Mastercard o American Express. L’Europa del resto non potrebbe colpire molto altro; non certo gli acquisti di gas e petrolio americani per circa 80 miliardi di euro l’anno, che farebbero impennare l’inflazione nel vecchio continente.

 

ursula von der leyen e donald trump a davos nel 2020

Von der Leyen proporrà ai governi una via mediana. Vuole evitare di alimentare lo scontro, ma punta ad affrontarlo con durezza se inevitabile. Lo strumento è un pacchetto di dazi contro i servizi digitali americani — abbonamenti a piattaforme o pagamenti a social media — per il quale servono almeno due mesi prima del varo. È una pistola sul tavolo del negoziato.

 

[…]

Quest’approccio implica dei rischi. Il primo è che il tycoon continui sulla sua strada. Il secondo è che i dazi europei contro gli Stati Uniti alimentino nuova inflazione in Europa. Con l’economia quasi ferma, se la Banca centrale europea smettesse di tagliare i tassi a causa delle ritorsioni di Bruxelles contro Trump, il costo in interessi del debito pubblico in Italia e Francia potrebbe salire ancora di più: sarebbe il più scomodo fra tutti i mondi possibili.

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...