giorgia meloni mani di forbice

GIORGIA MELONI È APPESA AGLI ZERO VIRGOLA – NON È SCONTATO CHE L’ITALIA RIESCA AD USCIRE DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO LA PROSSIMA PRIMAVERA. LA DUCETTA HA VOLUTO STRINGERE LA CINGHIA QUEST’ANNO, CON UNA MANOVRA MICRAGNOSA DI 18 MILIARDI DIVENTATI 22, PER ANTICIPARE DI UN ANNO IL RIENTRO DEL DEFICIT SOTTO AL 3% DEL PIL: L’OBIETTIVO È AVERE LE MANI LIBERE PER LA FINANZIARIA 2026, IN COINCIDENZA CON LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2027. MA LA COMMISSIONE EUROPEA HA FATTO CAPIRE CHE I CONTI ITALIANI SONO AL LIMITE, E MOLTO DIPENDERÀ DAI CALCOLI DEI TECNICI...

DAGOREPORT – ESSÌ, STAVOLTA BISOGNA AMMETTERLO: SULLA LEGGE DI BILANCIO MATTEO SALVINI HA PIÙ DI QUALCHE SACROSANTA RAGIONE PER IMPEGNARSI A MORTE NEL SUO RUOLO DI IRRIDUCIBILE SFASCIACARROZZE DELLA MARCHESINA DEL COLLE OPPIO (“IL GOVERNO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO!’’) - DIETRO UNA FINANZIARIA MAI COSÌ MICRAGNOSA DI 18 MILIARDI, L’OBIETTIVO DELLA DUCETTA È DI USCIRE CON UN ANNO IN ANTICIPO DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO ATTIVATA DALL'EUROPA NEL 2024. COSÌ SARÀ LIBERA E BELLA PER TRAVESTIRSI DA BEFANA PER LA FINANZIARIA 2026 CHE SARÀ RICCA DI DEFICIT, SPESE E "MENO TASSE PER TUTTI!", PROPRIO IN PERFETTA COINCIDENZA CON LE ELEZIONI POLITICHE 2027 – OVVIAMENTE LA “BEFANA MELONI” SI PRENDERÀ TUTTO IL MERITO DELLA CUCCAGNA, ALLA FACCIA DI LEGA E FORZA ITALIA…

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-manovra-salvini-piu-qualche-ragione-per-sfasciacarrozze-meloni-458112

 

 

MANOVRA: 158 EMENDAMENTI INAMMISSIBILI IN COMMISSIONE

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

(ANSA) - Sono 158 gli emendamenti dichiarati inammissibili tra i 942 presentati - tutti di opposizione - in commissione Bilancio alla Camera alla manovra. Alle 10.30 scade il termine per i ricorsi da parte dei gruppi e poi inizieranno le votazioni. Nel primo pomeriggio è previsto il sì della commissione per l'Aula dove il testo approderà alle 16 per la discussione generale. In serata il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Il voto finale è previsto per martedì.

 

Manovra al voto finale, resta l’incognita deficit Così il governo vuole chiudere la partita con l’Ue

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina foto lapresse

La Finanziaria più faticosa del governo Meloni è al traguardo. Arrivata ieri a Montecitorio per il passaggio della seconda Camera con quasi mille emendamenti (949 per l'esattezza), verrà approvata il 30 dicembre con la fiducia e senza modifiche.

 

Se così non fosse, sarebbe necessario ripassare dal Senato e scatterebbe l'esercizio provvisorio. Per avvicinare l'obiettivo del tre per cento nel rapporto deficit-Pil il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti ha dovuto scontentare parecchi e imporre più tasse che sgravi, più tagli che aumenti di spesa.

 

Lo certificano i dati definitivi elaborati dai tecnici della Camera: la legge di Bilancio per il 2026 vale 9,6 miliardi di maggiori entrate, 7,9 di sgravi, 6,7 di tagli alla spesa, cinque dei quali reperiti con una mossa poco pubblicizzata ma per certi versi storica: l'utilizzo di fondi residui del Recovery Plan europeo.

 

GIORGIA MELONI CON LA CALCOLATRICE A PORTA A PORTA MANOVRA

A contribuire alle nuove entrate saranno in gran parte banche e assicurazioni: il solo aggravio dell'Irap gli costerà 1,3 miliardi. Il governo può rivendicare di aver alleggerito l'Irpef al ceto medio per tre miliardi, al quale chiederà qualcosa di più per le sigarette, l'affitto delle seconde case, la rivalutazione di terreni e partecipazioni.

 

Sul ritocco dei requisiti per la pensione (era previsto dal 2033) Meloni e Giorgetti hanno sfiorato la crisi di governo con la Lega. La norma è saltata, e quella mancata norma lascia aperto un grande dubbio: basterà questa Finanziaria a far uscire l'Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo la prossima primavera?

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Agli occhi degli investitori la faccenda è quasi ininfluente. Il differenziale fra i i Btp italiani e i Bund tedeschi è basso come mai nell'ultimo decennio. Ereditato da Mario Draghi a quasi duecento punti base, oggi veleggia poco sopra i sessanta. Per inciso: non è l'Italia ad essersi avvicinata ai bassi rendimenti della Germania, ma l'opposto.

 

[...] E però la mancata uscita dalla procedura di infrazione per l'Italia potrebbe essere un problema politico: se non avvenisse, nel 2026 Roma non potrebbe chiedere la clausola di salvaguardia per scorporare la maggiore spesa militare.

 

La faccenda è rilevante: abbiamo preso l'impegno in sede Nato ad aumentare gradualmente quelle risorse, oggi ancora inchiodate - nella migliore delle ipotesi contabili - al due per cento della ricchezza prodotta.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

[...] La Commissione europea ha fatto capire che i conti italiani sono al limite, e molto dipenderà dai calcoli dei tecnici. Un eventuale "no" potrebbe essere paradossalmente un favore a Giorgetti, che da esponente leghista deve tenere conto dei mal di pancia di Matteo Salvini all'aumento del budget per la Difesa.

 

Paradosso nel paradosso, l'uscita dalla procedura imporrebbe al governo più coerenza nell'ultima Finanziaria della legislatura, quella da cui in qualche modo dipenderà l'esito delle elezioni politiche nel 2027. E però su quel risultato Giorgetti ha puntato molto, dunque anche l'eventuale "no" dell'Unione costerebbe un prezzo in termini di immagine.

 

[...]

 

GIORGIA MELONI CON LA CALCOLATRICE A PORTA A PORTA

Oggi le previsioni dicono che nel 2026 e 2027 l'Italia sarà il penultimo Paese europeo per crescita cumulata, un quarto di quel che sta facendo la Spagna [...]. Palazzo Chigi e Tesoro sono consapevoli che la prossima legge di Bilancio dovrà essere più generosa dell'attuale. Quanto lo sarà, dipenderà anche dall'andamento della congiuntura internazionale.

 

Il 2026 sarà anche l'anno in cui bisognerà tirare una riga alle spese del Recovery Plan, l'enorme piano di aiuti europei senza il quale l'Italia sarebbe probabilmente vicina alla crescita zero della Germania[...].

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI - DEF - VIGNETTA DI ELLEKAPPAmatteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

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