marco rubio giorgia meloni spesa militare

GLI AUGURI AMERICANI ALL’ITALIA ERANO UN “PIZZINO” – IL RINGRAZIAMENTO DI RUBIO AL GOVERNO MELONI NASCONDEVA UNA MINACCIA: SOLO SE RISPETTATE GLI IMPEGNI VI CONSIDEREREMO ANCORA NOSTRI ALLEATI – RUBIO HA ELOGIATO L’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI IN ITALIA MA, POCHI GIORNI FA, LA DUCETTA HA TAGLIATO GLI INVESTIMENTI BELLICI, RIDUCENDO LA RICHIESTA DEL FONDO SAFE E TRATTANDO CON L’UE PER SPOSTARE 6 MILIARDI SULL’ENERGIA – LA PARTITA VERA SI GIOCHERÀ AL VERTICE NATO IN TURCHIA, A LUGLIO, DOVE L’ITALIA DOVRÀ SCEGLIERE: AFFIANCARSI A FRANCIA E GERMANIA, A FAVORE DELL’AUTONOMIA STRATEGICA, O A TRUMP…

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per "la Repubblica"

 

marco rubio e giorgia meloni foto lapresse 8

Il messaggio è giunto a destinazione. E nessuno, a Palazzo Chigi come alla Farnesina e alla Difesa, ha potuto fraintendere. Perché il segnale politico di Marco Rubio è chiaro, sia pure mimetizzato dietro lodi sulla partnership in occasione della festa della Repubblica. Un "memo" rivolto all'alleato che si può sintetizzare così: solo se rispettate gli impegni resterete al nostro fianco.

 

Roma, questo il senso dell'appello, deve quindi continuare ad aumentare le spese militari. Non pensi di ridurre gli acquisti di armi americane. E soprattutto, faccia il massimo per garantire fedeltà al partner, senza esagerare nell'autonomia strategica e dell'industria bellica a cui lavorano Parigi e, in parte, anche Berlino.

 

marco rubio e giorgia meloni foto lapresse 11

È il secondo tempo di un pressing iniziato in occasione della recente visita del segretario di Stato a Roma.

 

Incontro franco, fu definito quello con Giorgia Meloni. Scintille e chiarimenti a metà. E d'altra parte nulla accade per caso, soprattutto se si considera il codice felpato della diplomazia.

 

Rubio si muove adesso perché qualcosa è accaduto nelle ultime settimane, attirando l'attenzione di Washington.

 

Pochi giorni fa Roma ha deciso di tagliare le spese belliche. Non solo riducendo la richiesta di denaro dal fondo Safe messo a disposizione da Bruxelles: non più i 14,9 miliardi opzionati nei mesi scorsi, ma soltanto cinque. Ma anche trattando allo sfinimento con la Commissione europea per destinare un quinto dell'1,5% del pil (lo 0,3% del prodotto interno lordo, circa 6,6 miliardi) già impegnato per armamenti in investimenti per l'energia. Siccome la clausola varrà per almeno due anni, parliamo di almeno 13 miliardi di euro.

 

incontro tra giorgia meloni e marco rubio - vignetta di stefano rolli

È un taglio voluto dalla premier per fronteggiare il caro energia provocato dall'attacco americano all'Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Si tratta di decisioni che hanno determinato nei giorni scorsi un confronto aspro tra la premier e Guido Crosetto, che Palazzo Chigi ha poi lasciato trapelare.

 

Ma c'è di più, a spiegare la filosofia che sta dietro al pressante invito americano a non arretrare nella spesa militare. C'è la prospettiva del summit Nato che si terrà il prossimo 7 luglio ad Ankara. In Turchia, i big europei si troveranno di fronte all'imprevedibilità di Trump. E già iniziano a dividersi.

 

Poche ore fa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato l'idea di un incontro degli E5 a Berlino — oltre a Germania, Italia e Francia, Regno Unito e Polonia — per preparare l'appuntamento dell'Alleanza atlantica […]: in che modo difendere l'Europa se Washington sceglie il disimpegno?

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MARCO RUBIO

Per Merz, tocca alla Germania avere un ruolo di guida, «siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità di leadership». Emmanuel Macron, detentore dell'arma atomica e di un'industria militare ambiziosa, punta a sua volta a trainare il nuovo corso europeo.

Secondo fonti diplomatiche, l'Italia continua invece a mostrarsi assai cauta. Sul fronte dell'autonomia strategica dagli Stati Uniti e sul terreno dei rapporti con l'industria bellica Usa.

 

È una partita tutta interna alla Ue, con il rischio di riproporre uno schema già visto più volte negli ultimi 18 mesi: Parigi e Berlino a sollecitare uno scatto del continente, Palazzo Chigi a frenare per preservare il rapporto con la Casa Bianca. A incidere c'è anche una preoccupazione: dopo il rifiuto agli Usa di concedere l'utilizzo di Sigonella, lo scenario di una riduzione dei militari americani nelle basi italiane resta un'incognita da non sottovalutare.

 

vertice dei volenterosi a parigi - friedrich merz emmanuel macron keir starmer Giorgia meloni

 E anche sull'acquisto di armi americane, d'altra parte, L'amministrazione Trump è stata chiara. Mesi fa, Christopher Landau — vice di Rubio — aveva criticato gli europei per aver dato precedenza ai produttori europei rispetto a quelli Usa. E questa indicazione continua a essere pressante. Tra i bersagli, c'è proprio Roma.

 

Toccherà a Meloni gestire il rapporto con Macron e Merz, nel prossimo incontro a Berlino. Nel frattempo, si continua ad attendere una data ufficiale per il viaggio di Crosetto a Washington, saltato mesi fa a causa dei dubbi del governo sull'adesione al programma Purl […].

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