donald trump sultan ahmed bin sulayem leslie wexner jeffrey epstein

CHI SONO I SEI UOMINI POTENTI "CENSURATI" NEGLI EPSTEIN FILES? -OLTRE A LESLIE WEXNER, L’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DI VICTORIA’S SECRET, C'E' SULTAN AHMED BIN SULAYEM, UOMO D’AFFARI EMIRATINO E PRESIDENTE "DI DP WORLD," AL QUALE IL FINANZIERE NEL 2005 SCRISSE: “MI È PIACIUTO IL VIDEO DI TORTURE” – E ANCORA: IL MISTERIOSO NICOLA CAPUTO (OMONIMO DELL'EUROPARLAMENTARE DEL PD) , SALVATORE NUARA, ZURAB MIKELADZE E LEONIC LEONOV – LA CHIAMATA DI TRUMP AL CAPO DELLA POLIZIA DI PALM BEACH SU EPSTEIN: “TUTTI SANNO QUELLO CHE FA”. MA NON AVEVA DETTO DI NON SAPERNE NULLA?

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

JEFFREY EPSTEIN E AHMED BIN SULAYEM

Dopo aver denunciato che i nomi di sei uomini «benestanti, potenti» erano stati «censurati senza spiegazioni dal dipartimento di Giustizia» nel caso Epstein, il deputato democratico californiano Ro Khanna li ha letti a voce alta ieri in una seduta della Camera.

 

Tra i sei ci sono Leslie Wexner, l’ex amministratore delegato di Victoria’s Secret, Sultan Ahmed bin Sulayem, uomo d’affari emiratino e presidente di DP World, al quale il finanziere nel 2005 scrisse: «Mi è piaciuto il video di torture», e altri quattro uomini su cui non ci sono ancora informazioni affidabili: Nicola Caputo, Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov. «Se in due ore abbiamo scoperto sei uomini nascosti, immaginate quanti se ne nascondono in quei tre milioni di file. Perché stiamo proteggendo questi uomini ricchi e potenti? Persone che io definisco appartenenti alla Classe Epstein», ha detto Khanna.

Leslie Wexner jeffrey epstein

 

Sui social diversi utenti hanno iniziato subito ad accusare Nicola Caputo, ex europarlamentare del Pd dal 2014 al 2019, di essere l’uomo indicato nei file. «Non c’entro niente con questa storia — ha detto il politico italiano raggiunto dall’Ansa —. Il Nicola Caputo che cercate non sono io che all’epoca dei file di Epstein, nel 2009, ero solo un consigliere regionale e non avevo contatti con gli Stati Uniti. Conto di chiamare al più presto l’ambasciata negli Usa per avere chiarimenti. Di certo non intendo accettare linciaggi mediatici».

 

JEFFREY EPSTEIN CON UN BAMBINO

Caputo è stato assessore regionale campano con Italia Viva di Renzi, poi è passato a Forza Italia ed è consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Ho appreso la notizia dai social — ha aggiunto — e ho già dovuto fermare un paio di hater sui miei profili. Poi hanno cominciato a chiamarmi tutti. Vorrei capire sulla scorta di quali informazioni sarei io il Nicola Caputo tirato in ballo. Non posso credere a quello che mi sta succedendo».

[…]

 

Sultan Ahmed bin Sulayem scrisse anche nel 2015 a Epstein: «Ha padre russo e madre cipriota. L’ho incontrata due anni fa e frequenta l’università americana a Dubai. Si è fidanzata ma ora è tornata con me. Il miglior sesso che abbia mai fatto, un corpo fantastico».

 

jeffrey epstein Sultan Ahmed bin Sulayem

Di Wexner è emerso un rapporto degli inquirenti del 2019 secondo cui Epstein gli pagò 100 milioni di dollari nel 2008 dopo che il miliardario lo accusò di avergli rubato centinaia di milioni. Gli avvocati di Wexner ne parlarono ai procuratori 16 giorni prima della morte di Epstein in prigione: pur negando che Wexner sapesse alcunché «di attività illegali con giovani donne», affermarono che il miliardario aveva consentito all’amico finanziere di gestire i suoi soldi senza controlli […]

Nicola Caputo

 

 I procuratori affermarono che i soldi di Wexner sembravano costituire «praticamente l’intera ricchezza di Epstein» […]

I democratici accusano il governo di continuare l’insabbiamento: secondo Khanna «il 70-80% dei file» resta censurato, poiché l’Fbi li ha inviati oscurati al dipartimento di Giustizia. Uno di questi file, prima oscurati, rivela una telefonata del 2006 di Trump al capo della polizia di Palm Beach Michael Reiter, in cui si congratulò per l’arresto di Epstein: «Grazie al cielo lo state fermando.

 

Tutti sanno quello che fa». Reiter ha dichiarato al Miami Herald che Trump gli disse che «era con Epstein una volta, quando erano presenti delle adolescenti e Trump se ne andò di gran corsa». I media vi leggono una contraddizione con precedenti dichiarazioni di Trump secondo cui cacciò Epstein da Mar-a-Lago nel 2004 e non ne seppe più nulla.

LA MORTE DI JEFFREY EPSTEIN VIENE DATATA IL 9 AGOSTO 2019 GIORNO PRIMA DEL DECESSO

 

Anche il segretario al Commercio Howard Lutnick ieri si è dovuto difendere in una audizione al Senato: i democratici chiedono le sue dimissioni perché aveva detto di aver tagliato ogni contatto con Epstein nel 2005. Ma ieri Lutnick ha ammesso di aver visitato l’isola del finanziere nel 2012 […]

epstein files 7jeffrey epstein ghislaine maxwellepstein files 6

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?