dialetto dialetti

MA L'ITALIA PARLA ANCORA I SUOI DIALETTI? - SECONDO IL LIBRO "IN PAROLE POVERE", LA RISPOSTA E' SI'. MA CON UNA PRECISAZIONE: I DIALETTI SI SONO ADATTATI, CONCENTRANDOSI IN AMBITI SPECIFICI (SOPRATTUTTO GLI INSULTI) - GIOACCHINO BELLI SOSTENEVA CHE IL ROMANESCO HA LO SCOPO DI “INTRODURRE IL POPOLO A PARLARE DI SÉ NELLA SUA NUDA, GRETTA ED ANCHE SCONCIA FAVELLA” - PERCHE' IN DIALETTO LE COSE DETTE SEMBRANO PIU' VERE? PERCHE' E' DOTATO DI "MARCATURE DI VICINANZA" GRAZIE A FORMULE DI CONTATTO...

Estratto dell’articolo di Paolo Di Stefano per il “Corriere della Sera”

 

FRANCO BREVINI -. IN PAROLE POVERE

Anche Pasolini qualche volta sbaglia. Per esempio, nel considerare con troppa fretta la fine dei dialetti parte della generale «catastrofe antropologica».

 

Nel suo nuovo libro, In parole povere (Bollati Boringhieri), Franco Brevini, pasolinista di antica data, precisa che sì, è vero che dagli anni Sessanta le lingue locali si sono decisamente indebolite sotto la spinta omologante dell’italiano, ma non sono morte per nulla, diciamo che si sono adattate al nuovo ecosistema sociolinguistico.

 

Meglio parlare, piuttosto, di redistribuzione degli usi, per cui se «l’italiano guadagna terreno, i dialetti si concentrano in ambiti specifici e vi acquistano nuovi valori».

 

Brevini, al quale si devono studi importanti sulla storia della poesia dialettale (suo un Meridiano antologico in tre volumi uscito nel 1999), racconta di essere partito proprio da Pasolini.

 

FRANCO BREVINI

[…] è anche un viaggio nel tempo oltre (e più) che nello spazio. Con alcuni fondamenti teorici che rispondono a domande semplici, qualche volta già in sé didascaliche, altre volte più sottilmente provocatorie.

 

Primo: perché non è possibile distinguere tra lingua e dialetti? I dialetti si estendono ad aree ristrette, nascono e vivono nell’oralità e hanno minore prestigio sociale. Mai dimenticare che, come la lingua, anche i dialetti sono «organismi viventi che interagiscono, si trasformano, si ridefiniscono».

 

C’è poi un dislivello di classe, specie in certe zone del Paese: la città di Roma, per esempio. Tant’è che Giuseppe Gioachino Belli spiega la scelta del romanesco con lo scopo di «introdurre il nostro popolo a parlare di sé nella sua nuda, gretta ed anche sconcia favella».

 

dialetti 3

Viceversa, a Milano il dialetto di Carlo Porta non è di stretto appannaggio plebeo. Un’altra opposizione si stabilisce tra centri cittadini e contado, dove nasce una satira dialettale aspra e buffonesca come quella che sin dal Quattrocento si incarna nello zanni bergamasco, il rustico stolto, e poi nella maschera di Arlecchino. Seconda domanda: perché i dialetti non sono corruzioni della lingua?

 

Come diceva il cancelliere von Metternich, l’Italia è un’espressione geografica, e il policentrismo ha fatto sì che prima venissero le varietà linguistiche locali e molto più tardi una lingua unitaria.

 

dialetti 1

E ancora: perché in dialetto le cose sembrano più vere? Diciamo piuttosto che il dialetto è dotato di «marcature di vicinanza» che rendono tutto più autentico, grazie a formule di contatto come uagliù (napoletano), ajò (sardo), uè (milanese), sciò belìn (ligure). Senza dimenticare la precisione lessicale con cui i vernacoli sanno nominare cibi, attrezzi, mestieri, elementi naturali, un sapere pratico che «sa di casa».

 

E la vicinanza persino viscerale la spiegano bene certi scrittori, come Luigi Meneghello: «Per me il dialetto non è una lingua bassa (…), ma una lingua profonda».

 

dialetti 4

[…] C’è poi la tradizione letteraria bifronte, in cui lingua e dialetto convivono e non vanno intesi sempre e necessariamente come poli opposti. Un esempio: proprio quando, tra Quattro e Cinquecento, viene consacrato il prestigio del fiorentino, si va sviluppando un controcanto, ovvero una produzione poetica comico-burlesca che si insinua negli aulici ambienti medicei.

 

Tant’è che proprio a Lorenzo de’ Medici viene attribuita la famosa Nencia da Barberino , l’allegro componimento che utilizza la parlata del Mugello per prendere in giro la poesia illustre (promossa dallo stesso Lorenzo insieme con Poliziano).

 

dialetti 5

Altro punto. Perché la letteratura italiana non ha potuto essere popolare? Risposta: perché è stata scritta per lo più in una lingua diversa da quella parlata. Ecco il grande cruccio di Manzoni. Del resto, Brevini fa notare che mai e poi mai la lecchese Lucia, probabilmente analfabeta, avrebbe potuto riconoscersi nelle parole che il suo autore le mette in bocca nell’ispirato Addio ai monti.

 

Per molti scrittori, il toscano letterario è una conquista libresca. E avvicinandoci all’oggi: perché i dialetti sono stati sconfitti? Ecco il punto. Che cosa significa «sconfitti»?

 

dialetto

La seconda parte del libro di Brevini affronta il presente e il futuro. Tutto avviene nel segno dell’ibridazione, se è vero che anche sul piano sociale (e non solo letterario) assistiamo a due spinte contemporanee e simmetriche: italianizzazione dei dialetti e dialettizzazione dell’italiano, perché «le lingue cambiano per contatto, riequilibrano risorse, rinegoziano valori».

 

È una sorta di fenomeno chimico: basta pensare all’invasione dell’inglese nell’italiano contemporaneo. Chi lo dice che la capacità di adattamento sia un male e non piuttosto un segno di vitalità?

 

giuseppe gioacchino belli

A sentire Tullio De Mauro, saremmo al cospetto di molte varietà di bilinguismo italiano/dialetto con concentrazioni e dosaggi variabili a seconda delle zone e delle classi sociali.

 

Brevini individua negli anni Settanta, proprio quelli che angosciavano Pasolini, molte tracce di ripresa della vitalità delle radici linguistiche: e ciò in virtù di una strisciante sfiducia nella modernità e nella crescita infinita. Sono gli anni in cui Roberto Leydi lavora al folk revival musicale e in cui Dario Fo si inventa il Mistero buffo .

 

Sono gli anni dei maggiori successi di Eduardo, dell’Istituto Ernesto De Martino e delle canzoni siciliane di Rosa Balistreri. Certo Pasolini aveva ragione quando parlava di un dialetto più rappresentato che vissuto. Ma è negli anni Ottanta che si stabilisce un «patto nuovo» tra lingua e dialetti: questi ultimi ritornano in scena come «risorse espressive» utili a modulare il tono, a segnare appartenenze, a dare corpo e colore a teatro, canzone, cabaret, pubblicità eccetera.

 

il facebook dei dialetti facecjoc

Con il moltiplicarsi delle radio e delle tv private e locali, l’ortodossia della pronuncia toscana voluta dalla Rai delle origini perde prestigio. L’umorismo di Quelli della notte e di Drive In è improntato a una miscela di varietà dialettali, ma se arriviamo ai nostri giorni, il romanesco di Propaganda Live è addirittura un brand […].

 

Brevini invita a non lasciarsi ingannare dalla nuda statistica. I dati Istat ci dicono che l’uso esclusivo del dialetto in famiglia è al 10% circa (ridotto di due terzi in quarant’anni), quattro persone su dieci utilizzano il dialetto almeno in un ambito relazionale, una persona su due parla italiano in tutti i contesti.

 

pier paolo pasolini

Il linguista Gaetano Berruto ha parlato di «dilalia» per indicare la sovrapposizione tra lingua e dialetto in funzione del tono, dell’ironia, della distanza o della identità che il parlante intende sottolineare. Intenzione è la parola chiave.

 

Senza sopravvalutare la coscienza linguistica degli italiani, oggi la mescolanza non è più (solo) la spia di una appartenenza sociale, ma assume un preciso scopo espressivo. È una visione ottimistica, alla luce del crescente analfabetismo di ritorno, ma siamo disposti a credere che anche in futuro i dialetti saranno una risorsa.

pier paolo pasolinidialetti 2dialetti di puglia

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO