quelli della notte renzo arbore dago

“L’IDEA MI VENNE PENSANDO AL CAOS DELLE RIUNIONI DI CONDOMINIO MA ANCHE ALLE CONVERSAZIONI SCOMBICCHERATE DI NOI NOTTAMBULI” - ARBORE E I 40 ANNI DI QUELLI DELLA NOTTE: “ERA UNA JAM SESSION IMPROVVISATA. MAURIZIO FERRINI ERA UN LEGHISTA ANTE LITTERAM, CHE SI ERA INVENTATO IL MURO DI ANCONA PER SEPARARE NORD E SUD. SIMONA MARCHINI FU LA PRIMA A PARLARE DI GOSSIP IN TV E DAGO CON LA SUA CULTURA AGGIORNATISSIMA PARLÒ PER PRIMO DI EDONISMO REAGANIANO, CAPÌ SUBITO CHE GLI ANNI '80 AVEVANO CANCELLATO GLI ANNI DI PIOMBO” – QUANDO ANDREOTTI CENSURÒ ANDY LUOTTO L’ARABO - VIDEO

 

 

Renato Franco per il “Corriere della Sera” - Estratti

dago e renzo arbore quelli della notte 4

 

«Era una jam session vocale, una conversazione oziosa, dis-utile come la chiamavo io. Dove ognuno diceva la sua. Niente di preparato, tutto improvvisato». Quelli della notte è diventato un cult in appena 32 puntate. Oggi un programma così continuerebbe all’infinito, invece Arbore capì subito che quel successo non andava cavalcato («il programma era esaurito, aveva detto la sua, così mi inventai una cosa completamente diversa»).

 

quelli della notte

Sono passati 40 anni (prima puntata il 29 aprile del 1985) da quell’intuizione: un «salotto televisivo» inteso nei suoi tratti più grossolani e malriusciti, nei quali il risultato era un caotico «raccoglitore» di chiacchiere senza costrutto, dal risultato però nettamente ironico.

 

Come nacque «Quelli della notte»?

«L’idea mi venne pensando al caos delle riunioni di condominio, ma anche alle conversazioni scombiccherate — disutili — di noi nottambuli a Foggia, fra pettegolezzi locali e massimi sistemi, tirate via, senza alcuna competenza».

quelli della notte 3

 

(...) Una jam session della parola, ispirata alle jam session della musica».

 

I ruoli, i personaggi, furono inventati da lei e Ugo Porcelli. Nino Frassica interpretava frate Antonino da Scasazza.

«Parlava proprio come certi frati che avevo conosciuto a Foggia... Avevo capito subito, dai messaggi che mi lasciava in segreteria telefonica, che Nino era molto bizzarro. Quando poi ho chiamato per la prima volta a casa sua, la madre non credeva fossi io, pensava a uno scherzo. Dissi a Nino di venirmi a trovare appena gli fosse capitato di passare da Roma. Il giorno dopo era sotto casa mia. Nino ha sempre avuto lo swing».

ROBERTO DAGOSTINO A QUELLI DELLA NOTTE

 

Maurizio Ferrini era il comunista romagnolo, rappresentante di pedalò della ditta «Cesenautica».

«Si ispirò al padre, che era un comunista ortodosso. Maurizio era anche il primo antimeridionale, un leghista ante litteram, che si era inventato il muro di Ancona per separare nord e sud».

 

Riccardo Pazzaglia invece era il letterato che si lamentava del tenore della discussione: «Il livello è basso».

quelli della notte 4

«Riccardo era un grande artista, un grande umorista, ha scritto capolavori per Modugno. Era molto riluttante ad andare in video, ma lo convinsi e lo spinsi a ispirarsi a un vero intellettuale, Alberto Ronchey. Inventava grandi dibattiti, cose come: dove finisce l’infinito. In quella comitiva piena di cialtroni e gente stralunata finiva puntualmente sconfitto dalla banalità di Massimo Catalano, maestro del discorso lapalissiano».

 

Catalano, appunto, il filosofo dell’ovvio.

«Gli chiesi di dire le banalità che io stesso dicevo quando la gente mi fermava per strada e si aspettava di sentire da me grandi concetti. Ridevo per primo di me stesso tirando fuori ovvietà su ovvietà».

marisa laurito quelli della notte

 

Simona Marchini?

«Fu la prima a parlare di gossip in televisione con le sue digressioni telefoniche sui flirt dei vari personaggi, un’idea venuta nelle telefonate con Roberto D’Agostino, quando parlavamo di Milva e Orietta Berti».

 

Marisa Laurito era sempre in cerca di Scrapizza, il suo fidanzato latitante.

«Era il modello delle comari parlerecce che animano certi pianerottoli raccontando tutti i fatti di famiglia, quelle cugine che sanno le cose della famiglia, di tutti».

Roberto D’Agostino, l’artista dell’effimero.

arbore quelli della notte

«Con la sua cultura aggiornatissima, le letture di Milan Kundera che fecero volare le vendite dell’ Insostenibile leggerezza dell’essere , il lookologo che poi diventò tuttologo, anticipò i tempi di oggi in cui la tuttologia imperversa. Parlò per primo di edonismo reaganiano, capì subito che gli anni Ottanta avevano cancellato gli anni di Piombo».

 

Andy Luotto?

«Gli feci fare la parte di un arabo, ispirato da un viaggio in Giordania dove mi ero innamorato delle notti arabe, animate da un vociare continuo, fatte di chiacchiere che si protraevano fino alla notte più nera».

 

A un certo punto avete dovuto toglierlo: ci furono proteste e Andy Luotto fu anche minacciato di morte.

«A molti arabi piaceva, ma c’erano anche quelli che invece alla parola Allah iniziarono a protestare. Un vicedirettore Rai mi telefonò e disse che era stato chiamato da Andreotti a nome del re di Giordania. L’arabo Luotto finì lì».

dago arbore quelli della notte

 

La tv di oggi?

«Guardo soprattutto la televisione improvvisata, nella sua declinazione “seria”, ovvero i dibattiti e, ahimè, i talk show politici: la televisione verità. Dove verità significa che ognuno dice la sua» .

dago quelli della notte 2dago arbore quelli della notte il paninarodago e renzo arbore quelli della notte 8dago e renzo arbore quelli della notte 17dago quelli della notte 4dago e renzo arbore quelli della notte 2dago e renzo arbore quelli della notte 14dago e renzo arbore quelli della notte 16dago arbore quelli della nottequelli della notterichard benson il metallaro di scuola americana a quelli della notte 3richard benson il metallaro di scuola americana a quelli della notte 2quelli della nottequelli della notte 1quelli della notte 4marisa laurito renzo arbore marisa laurito renzo arbore quelli della notte dago quelli della notte 3

Ultimi Dagoreport

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH – COME SI È ARRIVATI AL LICENZIAMENTO DI BEATRICE VENEZI? ‘C’È UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA PER LE ELEZIONI COMUNALI A VENEZIA, E LA “BACCHETTA NERA” PERDERÀ IL SUO PRINCIPALE SPONSOR LOCALE, IL SINDACO LUIGI BRUGNARO (ANCHE L’EX “DOGE” ZAIA STRAVEDEVA PER LA BELLA 36ENNE). IL CENTRODESTRA, CHE ERA CONVINTO DI AVERE UN FORTINO IN LAGUNA, SI È RESO CONTO CHE I SONDAGGI RISERVATI SONO PESSIMI (IL CENTROSINISTRA È AVANTI) E CHE IL CASO VENEZI, VISTO L’ORGOGLIO DELLA SERENISSIMA PER IL SUO GLORIOSO TEATRO, AVREBBE PESATO PER IL 4-5% DEI CONSENSI. DAVANTI A QUESTO SCENARIO, GLI OTOLITI DI GIORGIA MELONI SONO ANDATI IN TILT, IN SUO SOCCORSO SONO ARRIVATE LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, ED È STATO DECISO DI SACRIFICARE LA DIRETTRICE. LO STESSO NON SI PUÒ DIRE DELLO SCALTRO PIETRANGELO BUTTAFUOCO, CHE NON OFFRE IL FIANCO - E SE VENISSE CACCIATO, GODREBBE PURE DEL PLAUSO DI UNA CERTA “INTELLIGHENZIA” DE’ SINISTRA, CHE LO LODA COME UN SINCERO LIBERALE, CHE S'ILLUDE CHE LA BIENNALE SIA L'ONU…

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...