gianmarco mazzi

DA AUTISTA DI CELENTANO AI 6 SANREMO FINO ALLA “CATASTROFE” VENEZI: LA RESISTIBILE ASCESA DI GIANMARCO MAZZI, NEO-MINISTRO DEL TURISMO – MATTIOLI: “L’OPINIONE SULL’EX SOTTOSEGRETARIO DI CHI LAVORA NEL MONDO DELL’OPERA È PIÙ O MENO QUELLA CHE L’ERBA AVEVA DI ATTILA. CON L’AFFAIRE VENEZI A LA FENICE, IN COLLABORAZIONE CON SERVI SCIOCCHI, SINDACI PROTERVI, MAZZI E IL GOVERNO HANNO FATTO UNA FIGURA DI PALTA PLANETARIA, E SENZA AVERE NESSUNA IDEA DI COME USCIRE DAL VICOLO CIECO DOVE SI SONO FICCATI (È LA PATATA PIÙ BOLLENTE CHE TOCCHERÀ AL SUCCESSORE) – MEMORABILE LO SPROLOQUIÒ SULL’OPERA “CHE NASCE NELLA SOCIETÀ PRE-ELETTRICA” E QUANDO SUGGERÌ DI “LAVORARE SULLE DURATE”, COME NO. LUI E GIULI, RACCONTANO, NON SI AMAVANO TROPPO, ANCHE PERCHÉ IL VERO FILO DIRETTO CON LE MELONI SISTERS CE L’HA MAZZI - VIDEO

https://www.dagospia.com/dagovideo/gianmarco-mazzi-e-l-opera-che-nasce-nella-societa-pre-elettrica-4636

 

Alberto Mattioli per la Stampa - Estratti

 

gianmarco mazzi meloni

Oltre al diretto interessato, ci sono altre persone felici della nomina del fratello d’Italia Gianmarco Mazzi a ministro del Turismo: quelle che lavorano nel mondo dell’opera, dove l’opinione sull’ex sottosegretario alla Cultura con delega allo Spettacolo è più o meno quella che l’erba aveva di Attila.

 

E dire che, nella sua lunga carriera nello spettacolo e in tivù, di musicisti Mazzi ne ha frequentati molti, ma tutti pop. Il neoministro nasce nel 1960 a Verona, “borgotrentino” cioè di Borgo Trento, buona borghesia, si laurea in Giurisprudenza e fa politica fin da giovane, sotto l’egida dei due dioscuri di una destra cittadina ancora destra-destra,

 

Msi e derivati, Nicola Pasetto e Paolo Danieli, che lo ricorda come «un ragazzotto sempre sorridente, con molta voglia di fare, genio dell’organizzazione». La vulgata lo arruola anche fra gli ultras dell’Hellas Verona; di certo, è tifoso e membro dell’Hellas club Parlamento, tenuto a battesimo con Lorenzo Fontama, leghista veronese e presidente della Camera.

gianni morandi gianmarco mazzi

 

Mazzi entra nello showbusiness nei primi anni Ottanta attraverso la Nazionale cantanti. Da lì, la carriera di impresario decolla: collabora con i Pooh, Dalla, Morandi, Caterina Caselli, Baccini e con Adriano Celentano di cui rilancia la carriera riportandolo a fare il mattatore, e talvolta il matto, in tivù. Nel palmarès ci sono anche Cocciante, Zucchero, Mogol, Giletti, Vasco, Zalone e, inaspettatamente date le idee politiche opposte, Dario Fo, di cui cura le ultime apparizioni televisive.

 

I legami con potenti agenti come Lucio Presta o Ferdinando Salzano sono strettissimi, quelli con la città d’origine anche: Mazzi è per anni amministratore unico dell’Arena di Verona srl, la società che si occupa dell’attività extra operistica dell’anfiteatro. Quando deve mollarla per ovvi conflitti di interesse, ci sistema una sua fedelissima. La ciliegina sulla torta della carriera è, ovviamente, il festival di Sanremo.

gianni morandi gianmarco mazzi adriano celentano

 

Come direttore o codirettore artistico, Mazzi ne firma sei: Bonolis, Panariello, Bonolis II, Clerici, Morandi I e Morandi II. Ricompare all’ultimo Sanremone per l’intronizzazione di Stefano De Martino, molto ben visto in alto a destra. Come si vede, un palmarès di edizioni bipartisan e risultati alterni; l’unico crimine davvero imperdonabile è la vittoria di Povia nel 2006 con “Vorrei avere il becco”, quello dei bambini che fanno ooh davanti ai valori della destra, Dio, Patria e Famiglie. (...)

 

La politica arriva nel ’22: deputato del collegio Veneto 2 e subito sottosegretario di Genny Sangiuliano, curiosamente con delega alla musica ma escluse le fondazioni lirico-sinfoniche: quella arriverà soltanto con Giuli. Mazzi cominciò bene, chiamando a convegno (a Verona, ovviamente) gli operatori del settore per annunciare che sapeva di non sapere, quindi era aperto a suggerimenti e consigli.

 

gianmarco mazzi giura da ministro del turismo

Evidentemente, o non glieli hanno dati o glieli hanno dati sbagliati. Peccato perché gli inizi furono promettenti, con il rinnovo del contratto ai lavoratori delle fondazioni, scaduto da anni e nel frattempo già riscaduto, il riconoscimento Unesco al canto lirico italiano, che non serve a niente ma è molto chic, e soprattutto l’intuizione che la destra di governo non dovesse puntare sul cinema, da sempre “di sinistra”, ma sulla lirica, molto più identitaria e nazionale.

 

Ma questo si è poi tradotto nella solita scorpacciata di poltrone, e non sempre per collocarci dei sederi all’altezza. Fino alla catastrofe con l’affaire Venezi a Venezia dove, in collaborazione con servi sciocchi, sindaci protervi, “opinionisti” beceri e insomma tutta la pittoresca combriccola che la destra crede essere una classe dirigente, Mazzi e il governo hanno fatto una figura di palta planetaria, e senza avere nessuna idea di come uscire dal vicolo cieco dove si sono ficcati (è la patata più bollente che toccherà al successore, che Dio la mandi buona a lui e soprattutto a noi).

giorgia meloni sergio mattarella gianmarco mazzi

 

Mazzi ha oltretutto il difetto di essere molto suscettibile e di prendere ogni critica come un affronto personale: memorabile una riunione di sovrintendenti dove tacciò l’ambiente dell’opera di essere “ingrato” verso di lui. Grande e grosso, non ama apparire, anche perché le interviste non gli vengono bene.

 

Memorabile, un incontro fra le commedia all’italiana e il teatro dell’assurdo, all’incrocio fra Lino Banfi e Ionesco, quella dell’ottobre 2025, dove sproloquiò sull’opera «che nasce nella società pre-elettrica» e suggerì di «lavorare sulle durate», come no (e qui, contrappasso: l’ultima volta che l’ho visto a teatro è stato per un Lohengrin di parata dell’Opera di Roma, cinque ore e pure in tedesco). Lui e Giuli, raccontano, al netto dei comunicati di reciproco apprezzamento di ieri, non si amavano troppo, anche perché il vero filo diretto con le Meloni sisters ce l’ha Mazzi.

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

 

Al Turismo, profetizza un collega di governo che non lo ama (peraltro ampiamente ricambiato), Mazzi farà bene perché «è il suo», anche se di certo sarà meno flamboyant in opere, detti, outfit e inchieste della sua illacrimata predecessora. (...)

gianmarco mazzi giura da ministro del turismo GIANMARCO MAZZI GIANMARCO MAZZI GIANMARCO MAZZI GIANMARCO MAZZI beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di PisaGIANMARCO MAZZI gianmarco mazzi

 

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