NO BANANA NO PARTY! - PER COMICI E TALK SHOW È FINITA LA PACCHIA: COME SI FA SENZA IL PATONZA, COI MINISTRI IN SCIOPERO DEL SILENZIO (FLORIS STASERA NON OSPITERÀ MANCO UN MEMBRO DEL GOVERNO) E LA STUCCHEVOLE CONCORDIA IMPERANTE? - LA LITTIZZETTO RIDOTTA A PRENDERE IN GIRO IL MINISTRO GIARDA PER LE ORECCHIE DA STAR TREK - “IL GIORNALE” SFOTTE SANCTA SANTORO: “SENZA B. È UNA TELEVENDITA DI POMPE FUNEBRI PER CASSINTEGRATI DI TERMINI IMERESE”...

1 - MINISTRI ZITTI, È DURA LA VITA PER I TALK SHOW - VESPA, FLORIS, FORMIGLI: NON SAPPIAMO CHI INVITARE...
Francesca Schianchi per "la Stampa"

Ieri pomeriggio, Corrado Formigli è rimasto chiuso cinque ore con la sua redazione. Un lungo incontro per preparare la puntata di giovedì di "Piazza pulita": non una novità, certo, «ma una riunione fiume un po' più fiume di prima», ammette il giornalista, «il professor Monti ci fa faticare ancora di più». Perché in dieci giorni è cambiato tutto: presidente del Consiglio, governo, maggioranza. E un po' cambieranno pure i talk show.

Addio (o arrivederci?) urla belluine e scontri furibondi, «l'altra sera avevo in studio Lupi del Pdl e Zanda del Pd: era tutto un "di questo si può parlare", "su questo ci troviamo d'accordo"...», ricorda una delle ultime puntate di "Porta a porta" Bruno Vespa. Maggioranza amplissima, «nelle ultime due puntate praticamente è stata la Lega contro il resto del mondo», visto che berlusconiani, terzopolisti, dipietristi e democratici si trovano a sostenere lo stesso esecutivo, «una situazione inconsueta che cambierà la tv politica», valuta Vespa.

«Per capire se ci saranno scontri bisognerà vedere quali saranno i provvedimenti del governo: ho l'impressione che questa concordia non durerà a lungo», prevede invece Formigli, che comunque rivendica la formula del talk come «democratico confronto di idee, magari anche acceso, mi irrita il perbenismo che fa l'equazione talk show uguale la solita rissa in tv».

Per ora le trasmissioni si adeguano, facendo i conti con un nuovo, inedito governo. Tutti tecnici, facce perlopiù sconosciute, e, soprattutto, determinate a parlare pochissimo: «Abbiate pazienza, verranno tempi migliori», ha promesso ironico il ministro dei Rapporti col Parlamento, Piero Giarda, ieri davanti alle rimostranze dei giornalisti per il silenzio generalizzato della squadra di governo.

A "Piazza pulita" hanno già provato a sondare qualcuno di loro per averlo ospite in trasmissione: per ora no, grazie, magari in futuro... «Sembra di invitarli a fare le cosacce...», ironizza il conduttore.

Da "Ballarò", la redazione si limita a ricordare che hanno sempre cercato di mettere al centro i problemi del Paese, sarà ancora di più così ora che l'economia è protagonista. Ma basta dare un'occhiata al parterre di stasera per accorgersi che anche lì qualcosa è cambiato: dopo anni di ministri in studio, nemmeno uno dei 17 nominati la settimana scorsa si accomoderà sulle poltroncine di Floris.

«Sono appena arrivati, bisognerà aspettare che facciano delle cose», spiega Vespa. Lui ancora non ha provato a invitarli, ma ha ben chiara la differenza dai tanti ex responsabili di dicasteri che hanno affollato negli anni il suo salotto tv: «I ministri tecnici non hanno un elettorato al quale riferirsi, non possono parlare a nome del governo, quindi bisognerà invitarli sulle cose che hanno fatto di loro competenza. Certo, penso che parteciperanno meno numerosi di prima».

Così, nel dietro le quinte dei programmi, ci si interroga su come affrontare il nuovo quadro politico. «Stiamo cercando di capire cosa c'è da raccontare: è complicato realizzare un talk con queste condizioni mutate, ma è anche interessante. Una liberazione dallo schema pro-contro Berlusconi con cui a lungo siamo andati avanti», ragiona Formigli.

Chi invece è convinto che nulla nel suo programma cambierà è Gianluigi Paragone. «Abbiamo risolto il problema a luglio, distribuendo il peso del talk tra pubblico e ospiti, non per forza a trazione politica». Mentre altrove politici avversari ma nella stessa maggioranza cercheranno un'armonia, "L'ultima parola" potrà garantire una certa dose di conflittualità: «I ragazzi in studio da noi sono e vogliono restare divisi, tra centrodestra e centrosinistra. Sono genuini, e non si sentono parte di un'ammucchiata».

2- PIMPANTI SPAESATI, DISTRUTTI COSA CAMBIA NELL'ERA MONTI
Massimiliano Parente per "il Giornale"

E ora che non c'è più Silvio al governo, di che si parla in televisione? Come ci si posiziona e riposiziona? Sicuramente sono messi peggio quelli che con Berlusconi hanno vissuto di rendita, a cominciare dai comici, colti di sorpresa e costretti a regredire allo spirito di patate scolastico, in attesa di rifarsi un repertorio, cioè di rimettersi a lavorare. Gli ascolti ancora reggono ma chissà per quanto ancora, al momento (a parte il grande, ma per poche puntate Fiorello) il massimo che riesce a inventarsi Crozza è una divertente imitazione di Monti in versione robot.

La Littizzetto invece in versione sotto tono prende in giro il Ministro Giarda per le orecchie da Star Trek. Ma anche tra i politici ospiti fissi degli studi televisivi grande spaesamento e mestizia, è finita la cuccagna dei berlusconiani da una parte e degli antiberlusconiani dall'altra, passo indietro sì, passo indietro no. E adesso non è che ci si possa insultare più di tanto, tutti appoggiano il governo tecnico e nessuno sa ancora bene cosa appoggia e nei talk show si respira un'aria da restaurazione democristiana.

Nel ricambio generazionale al contrario il nuovo è il vecchio, meglio se originale, e quindi domenica scorsa a In onda contro La Russa c'era Ciriaco De Mita in carne e ossa, mica Casini. Si potrebbe far rottamare Renzi da Giulio Andreotti. In ogni caso, vita dura per i conduttori, che devono far finta di capire di cosa parlano, da Brachino a Vinci in ogni discorso ricorrono parole come spread, differenziale tra Btp e Bund, rating, termini di rendimento, poteri forti.

Ma il lavoro è lavoro e quindi si lancia a parlare di riforme fiscali perfino Susanna Schimperna a L'Italiasul 2, confondendo il Ministero delle Finanze con il Ministero dell'Interno ma tanto nessuno se ne accorge, dove d'altra parte una preoccupata Lorena Bianchetti si è domandata seria seria: «Ma possibile non si trovi il mondo di andare a prenderli, questi soldi, da qualche parte?».

Qua e là, per fortuna, ogni tanto salta fuori Oscar Giannino che spiega l'economia meglio di Tremonti, oppure addirittura si incazza e se ne va, cosa che fino a un mese fa era esclusiva della Mussolini o della Santanché, o di Vittorio Sgarbi, che però faceva finta e tornava. Non so proprio come se la caverà il Servizio Pubblico di Michele Santoro in onda dove capita e in streaming: già la prima volta che l'ho visto, senza la Rai, senza contraddittorio, mi sembrava una copia pirata napoletana di Annozero, adesso senza Berlusconi e con Marco Travaglio che parla da solo è una televendita immobiliare di pompe funebri per cas­saintegrati di Termini Imerese.

Enrico Mentana casca sempre in piedi e in piedi inizia ogni sera con un editoriale ormai più lungo del telegiornale: Berlusconi o Monti cambia poco, basta che vada giù la borsa, un governo, una città, basta ci sia un'emergenza e lui è bravissimo. Bruno Vespa era prodiano con Prodi, berlusconiano con Berlusconi e a vederlo sembra già montiano da sempre, ma il suo ruolo è insidia­to dal baldanzoso Giovanni Floris, già definito dall' Espresso «il Bruno Vespa del Governo Monti».

Invece il più imperturbabile è Gad Lerner, perfino con la puntata dedicata al governo Monti ha avuto un milione e quattrocentonovantamila spettatori, ma solo perché si sono addormentati. Io non mi accorgerei mai neppure se trasmettessero la stessa puntata spacciandomela per nuova, L'infedele è una trasmissione geniale perché di qualsiasi cosa si parli sembra sempre lo stesso convegno accademico su precariato islamico, onanismo clitorideo neofemminista e disagio giovanile tra ferrovieri superstiti della Shoah.

 

Luciana Littizzettocrozza I nuovi ministri del Governo Monti GIOVANNI FLORIS MICHELE SANTORO GAD LERNER

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