gianni berengo gardin

“LA VECCHIAIA? MI FA SCHIFO MA DI MORIRE NON ME NE FREGA NIENTE” – GIANNI BERENGO GARDIN, 95 ANNI A OTTOBRE, RACCONTA VITA, OPERE E SCATTI - "NON SO FARE LE FOTO CON IL TELEFONINO. UN GIORNO PER DIMOSTRARE A ME STESSO CHE MI STAVO ALLONTANANDO DALL’OSSESSIONE PER LE APPARECCHIATURE ORINAI SU UN COSTOSO TELEOBIETTIVO" - "LE FOTO DELLE GRANDI NAVI? IL SINDACO BRUGNARO RIFERENDOSI AL MIO DOPPIO COGNOME, TUONÒ: “QUESTI NOBILI CHE SI METTONO A FARE I SOCIALISTI”. MA QUALI RADICI NOBILI, IO SONO COMUNISTA DA UNA VITA!” - E POI SARTRE “FISSATO CON I WESTERN”, TOSCANI CHE MI PROVOCO’ CHIAMANDOMI “FOTOGRAFO DI PICCIONI DI VENEZIA”, MAURO CORONA CHE LO DEFINÌ “UN POETA” (“E FABRIZIO CORONA? STIAMO PARLANDO DI FOTOGRAFI NO? CHE C’ENTRA LUI?”) E LA DELUSIONE FELLINI...

Roberta Scorranese per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Maestro Berengo Gardin, a ottobre saranno 95. 

gianni berengo gardin 3

«La vecchiaia fa schifo». 

 

La spaventa? 

«No, di morire non me ne frega niente. Ma perdere i miei appunti, gli oggetti comprati in ogni parte del mondo, le foto e le migliaia di libri, mi seccherebbe eccome». 

 

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. 

«Per caso. Mio padre era andato a lavorare lì e un giorno trovò sulla spiaggia un sacchetto con gioielli. Andò nell’albergo vicino per restituirli e chiese della direttrice». 

Sua madre. 

«Colpo di fulmine. Io sono nato in Liguria, cresciuto tra Roma e Venezia, folgorato da Parigi e da tempo milanese». 

 

(...)

piazza san marco anni sessanta

 

Ad oggi quanti negativi ha raccolto? 

«Due milioni». 

Le sue foto sono asciutte, realistiche, nitide. 

«Infatti quando una volta in tv Mauro Corona disse che gli piaccio io come fotografo perché sono “un poeta”, mi misi a ridere. Corona mi sta simpatico, ma io sono tutt’altro». 

gianni berengo gardin

 

E l’altro Corona, Fabrizio? 

«Stiamo parlando di fotografi, no? Che c’entra lui?». 

Oliviero Toscani. 

«Convegno a Gorizia, lui sul palco e io in platea. Ad un certo punto lui sbottò: “Mica sono come quel fotografo di piccioni di Venezia”. Mi alzai e esclamai: “Ecco il fotografo di piccioni, signori sono io”». 

 

Ma poi vi siete chiariti? 

«Anni dopo Oliviero mi disse che non voleva offendermi e che mi apprezzava». 

Ugo Mulas. 

«Se gli dicevi che una sua foto era “bella” minacciava di toglierti il saluto. Voleva che si dicesse che era “buona”». 

 

berengo gardin 14

Che cosa è per lei una «foto buona»? 

«Non una foto artistica o retorica, ma un racconto. Di vita, di persone, di situazione sociale. Per me fotografare vuol dire raccontare». 

Mario Dondero. 

«Amavo il suo giubbotto di pelle, in stile aviazione americana, che lui sosteneva fosse appartenuto a Robert Capa. Me ne procurai uno uguale da un amico pilota Alitalia». 

 

La celebre foto di Capa, quella del soldato ucciso, è vera? 

«Secondo me sì». 

Ferdinando Scianna. 

«Uno dei miei più cari amici, fu grazie a lui che conobbi il più grande di tutti, Cartier-Bresson». 

gianni berengo gardin - cose mai viste

 

Lei è stato quello che ha fatto conoscere il fenomeno delle grandi navi a Venezia. 

«Da veneziano adottivo non sopportavo le navi da crociera nel Canale della Giudecca. 

Scattai una serie di foto che poi sarebbero dovute andare in mostra a Palazzo Ducale. 

Ma il sindaco Brugnaro bloccò tutto e sul Gazzettino, riferendosi al mio doppio cognome, tuonò: “Questi nobili che si mettono a fare i socialisti”. Ma quali radici nobili, io sono comunista da una vita!». 

 

Però la mostra si fece in piazza San Marco. 

«Grazie al Fai. E la notizia rimbalzò in tutto il mondo». 

 

Vota ancora comunista? 

«Voto Pd, anche se non sono entusiasta. Ma vado a votare, astenersi vuol dire lasciare spazio a tutto il resto». 

 

La differenza tra un dilettante e un vero fotografo? 

«Il dilettante ha una passione quasi feticistica per le apparecchiature, che per un vero fotografo sono solo strumenti. Infatti un giorno, per dimostrare a me stesso che mi stavo allontanando da questa ossessione, orinai su un costoso teleobiettivo». 

 

foto di gianni berengo gardin 6

Il vero fotografo scatta poco? 

«Cartier-Bresson diceva: massimo tre scatti per soggetto. Ecco perché fotografare in digitale non è fotografare, in quanto fai milioni di scatti senza pensare». 

 

«Morire di classe» è uno dei suoi lavori più famosi, le foto nei manicomi prima della riforma Basaglia. 

«Insieme a Carla Cerati partimmo per Gorizia. Non volevamo ferire i malati, volevamo documentare. Rimanemmo sconvolti, così come ci colpì la situazione di altri manicomi in Italia. A Firenze, quando andammo a prendere il treno per tornare a Milano, sbagliammo e finimmo a Roma. Tanto eravamo scioccati». 

foto di gianni berengo gardin 7

 

Il personaggio fotografato che di più l’ha delusa? 

«Fellini. Per me era un mito, ma mi ricevette in un freddo ufficio, volle farsi fotografare dal lato migliore e fece diverse telefonate sbrigative». 

 

Donne? 

«Oriana Fallaci. Per tre volte le chiesi di farsi ritrarre e per tre volte mi disse di no. Poi un giorno cedette. Che fatica». 

 

(...)

 

Un desiderio, oggi? 

«Non voglio funerali». 

 

Me la farebbe una foto? 

«Con il telefonino?». 

Sì... 

«E come diamine si fa?». 

 

 

gianni berengo gardin 1bimbi veneziani anni cinquantaberengo gardinberengo gardin 13gianni berengo gardin 5gianni berengo gardin 2gara a la spezia fotografata da gardingardin immortala i camallifoto di gianni berengo gardin 5foto di gianni berengo gardin 1berengo gardin 2berengo gardin 44berengo gardin trenofoto di gianni berengo gardin 3foto di gianni berengo gardin 2foto di gianni berengo gardin 4foto di gianni berengo gardin 8

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