BRUCE-PROLETARIAT: IL BOSS ARRIVA A MILANO IN TRENO VESTITO COME UN PENDOLARE E TRAVOLGE SAN SIRO COL SUO ROMANZO ROCK AMERICANO…

1. VIDEO SPRINGSTEEN - A MILANO FA CANTARE LA PICCOLA FAN
Da "repubblica.it"
http://video.repubblica.it/edizione/milano/san-siro-la-piccola-fan-canta-con-bruce-springsteen/130583/129094?ref=HRESS-1


2. IL MITO CHE VIAGGIA IN TRENO ED UNISCE TRE GENERAZIONI
Leonardo Colombati per "Il Corriere della Sera"

Tramonta un sole pieno dietro San Siro nella prima giornata d'estate. In mezzo ai quasi 60 mila sono qui ad aspettare Bruce, per la quinta volta a S. Siro, ventotto anni dopo quel primo, favoloso incontro. Era il 21 giugno 1985 e avevo quindici anni quando le note di basso e tastiera di «Born in the U.S.A.» sembrarono sollevare di dieci centimetri il prato dove eravamo stipati in attesa di qualcosa di sconosciuto, di sentito dire, ma mai sperimentato di persona.

Ieri mattina, prima di partire da Roma alla volta di Milano, destinazione S. Siro (purtroppo con un treno diverso da quello che, a sorpresa, ha portato Bruce da Padova, arrivato alla stazione Centrale - come documentano le fotografie - con giubbino e berretto che tanto ricordano gli emigranti di un altro tempo, di un'altra crisi) ho acceso la tv e mi sono sintonizzato su un talk show politico: un ospite ha detto che andava di fretta perché doveva «andare a vedere il Boss».

Al che, un altro ospite ha replicato che un simile viaggio valeva la pena farlo solo per Dylan. Ieri sera, qualcuno ha dato del fanatico anche a me («ma quanti ne hai visti, di suoi concerti, cinquanta?») e s'è detto sicuro - pur non avendo mai visto Springsteen dal vivo - che «gli Stones sono un'altra cosa».

Forse, gli Stones erano un'altra cosa, qualche decina d'anni fa. Ma oggi... Jagger &Richards non fanno che mettere in scena (senz'altro benissimo) l'unico tema caro al gruppo: la loro ficosità (hanno mai comunicato altro, se non quanto sono fichi, gli Stones?); mentre la luna di Dylan è ormai storta nove sere su dieci, e un suo concerto può trasformarsi facilmente in un'esperienza irritante.

Springsteen, no. Springsteen è Dylan e i Rolling Stones - e ancora oggi vale due buone annate di Dylan e degli Stones. È tutta l'energia vitale di uno show rock'n'roll e al tempo stesso il Grande Romanzo Americano, raccontato con la classe di uno scrittore vero.
Oltre ai fumi, alle schitarrate, al pigia pigia del pubblico, il rock è mitologia: il racconto di Johnny B. Goode che parte dal paesello con la chitarra a tracolla alla conquista della grande città, per far sì che il suo nome compaia a lettere cubitali sul cartellone.

Come ha spiegato tante volte lo stesso Springsteen, il rock non è altro che una canzone con la strofa in blues, per raccontare la fatica e i dolori del qui e ora, e il ritornello gospel da cantare tutti in coro per raggiungere una qualche trascendenza, o almeno una qualche forma di felicità (The Promised Land?).

Ecco perché stasera sono di nuovo qui, e accanto a me c'è un ragazzino che di anni ne ha diciassette ed è lui, adesso, al suo «battesimo» springsteeniano. Quando il concerto parte con le note di C'era una volta il West che sfumano in «Land of hope and dreams», con lo stadio in tricolore e il pubblico sugli spalti a formare un gigantesco OUR LOVE IS REAL, lo guardo bene in faccia e rivedo la mia - la mia di un tempo.

So cosa sta provando, lo capisco benissimo: sta intuendo che dentro questa gigantesca e brulicante bacinella di cemento è possibile - in qualche modo che è un mistero - dimenticarci che la natura non è altro che caos, violenza e morte, e capire che la bellezza può salvare il mondo, che la musica che esce dagli amplificatori ti colpisce come un proiettile sotto lo sterno, dove quella somministrata in dosi omeopatiche dalle cuffiette non arriverà mai, e che tutti noi possiamo essere Johnny B. Goode e gridare, come fa Bruce: «è una città piena di perdenti e io me ne vado via di qui per vincere».

Saltare, gridare, cantare, sudare, battere le mani (sopra e sotto il palco) assomiglia a un gioco da bambini - e per questo è democratico (anche i nipoti di Augusto e Svetonio giocavano agli imperatori): tre generazioni e ogni classe sociale sono mescolate e felici sotto il cielo milanese, che ora, mentre il concerto è alla fine, sembra una lacca di Cina: le ultime note si perdono lassù, dove è perfetto il silenzio, nella celeste atarassia degli dei. Che avranno senz'altro gradito.

2. BRUCE SPRINGSTEEN A MILANO, IL CANTASTORIE DI BORN IN THE USA E THUNDER ROAD INFIAMMA SAN SIRO
Giuditta Avellina per "Gqitalia.it"

La storia d'amore tra Bruce Springsteen e Milano è cominciata il 21 giugno 1985. Da allora sono passati 28 anni e cinque memorabili concerti, ma lo stadio è ancora sold out. E il motivo lo si capisce solo essendo spettatore di un'avventura che più che a una data di un tour somiglia piuttosto a qualcosa che renderà quasi ogni altro spettacolo, un'esperienza tutt'al più gratificante.

In cinquanta, forse pure sessantamila, ieri assiepavano lo stadio milanese di San Siro. Assecondavano il Boss, lo incalzavano, si agitavano, recitavano testi come poesie o forse quasi con la stessa intensità di una preghiera. Potrebbe chiamarsi banalmente 'tutto esaurito', avevo preventivato i deliri della folla e i cori da stadio in in simil karaoke. Ma la banalità e il previsto non sono contemplati in questa circostanza.

Sin dalle prime note, hai già la sensazione di star assistendo a qualcosa di memorabile, uno di quei concerti che con tutta probabilità racconterai ai tuoi figli dicendo "Io quel 3 giugno 2013 a Milano, c'ero. E saltavo con tutti gli altri, inneggiando all'entusiasmo".

Perchè se uno si chiama THE Boss, le cose sono due: o è uno di quegli epiteti che derivano da un'ottima strategia discografica di marketing dove l'unica regola è essere migliore di qualsiasi regola e la certezza è che si sparirà dopo qualche anno assieme alle presunte millantate capacità e agli epiteti imperiali. Oppure sei nato Bruce Springsteen e quell'epiteto lo hai marchiato addosso da quando sgambettavi i primi respiri di vita al Monmouth Memorial Hospital, nella contea di Monmouth nel New Jersey, in un 23 settembre 1949 che sarebbe passato alla storia.

Lui che a 63 anni solo sulla carta d'identità salta da una parte all'altra del palco senza sosta e senza mai fermarsi, lui che stravolge la scaletta perchè "questo stadio speciale mi ha lasciato un profondo segno nel cuore". E così, dato che il primo concerto l'ha fatto dopo l'album Born in the Usa, tanto vale volteggiare in un vortice di musica e allegria, una girandola di ricordi che riscoprono il passato omaggiandolo con la consapevolezza del presente. I puristi di Bruce contesteranno alcune scelte, forse, o una scaletta disarticolata e sbilanciata. Troppo allegria, persino un omaggio ai Beatles con Twist and Shout e uno al Little Richard del 1958 con Good Golly Miss Molly seguito da un crescendo di ancheggiamenti con Shout bamalama, un classico di Otis Redding.

Ma assistere da profana a questa festa colossale in cui il 1990 è compagno del 1953, un rendez vous dove padri e adolescenti, ex groupie e self made man, persino una qualsiasi bambina alle prese con i suoi cinque minuti di celebrità - sul palco Springsteen le dà il microfono per farle intonare Waitin' on a sunny day- chiudono gli occhi e sognano al vibrare di una suggestione avvolti da una stessa sinergia di intenti, è forse la sorpresa più clamorosa. Per tutti.

Anche per la E Streets Band di Bruce, che -preparata alla perfezione su oltre 100 canzoni- ogni volta partecipa a uno spettacolo imprevisto, ma sublime. E, tutti insieme, in un girotondo ideale, per una notte si danza sulla vita, sulla crisi, sulla tristezza, sul male di vivere danzando nell'oscurità,Dancing in the Dark.

So long goodbye. Con Bruce non sai mai se dirsi addio o arrivederci, se ascoltarlo ancora sia un caso o una necessità. Ma una certezza c'è, finchè vita non ci separi. Se il boss tornerà, probabilmente sarà sempre e comunque una mistica esperienza in cui l'abbraccio dello stadio si unirà in musica e parole comuni e salirà sino al cielo, dove, anche senza stelle, una si accenderà lo stesso, poco più in giù. Come ieri sera, un poco distante, sopra al palco se ne ammirava effettivamente una. Sussurrava di una notte verso una meta tuonante, fragorosa, drammatica, rombante. Thunder Road è la dimora del cantastorie di Long Brach.

E' stata la scorsa notte lucente, chitarra armonica e anima, adagio epico e, si spera, leggendario farewell. Hey what else can we do now, except roll down the window and let the wind blow back your hair? Well the night's busting open, these two lanes will take us anywhere We got one last chance to make it real To trade in these wings on some wheels Climb in back Heaven's waiting on down the tracks Oh oh come take my hand Riding out tonight to case the promised land. Oh, Thunder Road.

LA SCALETTA DEL CONCERTO
Land of Hope and Dreams
My Love Will Not Let You Down
Out in the Street
American Land
Good Golly Miss Molly (Little Richard cover)
Loose Ends
Wrecking Ball
Death to My Hometown
Atlantic City
The River
Born in the U.S.A. (tutto l'album)
Born in the U.S.A.
Cover Me
Darlington County
Working on the Highway
Downbound Train
I'm on Fire
No Surrender
Bobby Jean
I'm Goin' Down
Glory Days
Dancing in the Dark
My Hometown
Shackled and Drawn
Waitin' on a Sunny Day
The Rising
Badlands
Hungry Heart
BIS
We Are Alive
Born to Run
Tenth Avenue Freeze-Out
Twist and Shout
Shout (The Isley Brothers cover)

 

 

springsteen SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO springsteen in centrale boss boss boss in stazione SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO SPRINGSTEEN IN CONCERTO A MILANO

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....