DI BUONA LENA - LA STORIA DI LENA DUNHAM, LA CICCIO-RAGAZZA FISSATA COL SESSO CHE SPOPOLA NEGLI USA - LA SUA SERIE TV “GIRLS”, PROVOCATORIA E TRIVIALE, CHE RACCONTA LA VITA DI ALCUNE GIOVANI DONNE DOPO IL COLLEGE ATTRAVERSO LE LORO SCOPATE, È DIVENTATA UN’OCCASIONE DI DIBATTITO OLTREOCEANO - FIGLIA D’ARTE, È COMPARSA AGLI EMMY COMPLETAMENTE NUDA, SEDUTA SU UN CESSO, MENTRE SI PAPPA UNA TORTA...

Elena Tebano per il "Corriere della Sera"

Nella scena che ha aperto gli Emmy, a settembre, la telecamera «sorprende» una ragazza sovrappeso seduta in una toilette, completamente nuda e intenta a mangiare una torta. Lei rimane imperturbata, anche quando l'obiettivo indugia sui suoi seni, pixelati in post-produzione. Quella ragazza, finora sconosciuta in Europa, la settimana scorsa ha strappato un contratto da 3,7 milioni di dollari per un libro che non ha ancora scritto. È Lena Dunham, autrice, regista e protagonista della serie tv più controversa della stagione, Girls, prodotta da Hbo e da pochissimo sbarcata anche in Italia.

Agli Emmy ha perso in tutte e tre le categorie in cui era candidata: miglior attrice, miglior regista, miglior commedia. Eppure grazie al nudo con torta ha guadagnato i titoli dei giornali. Non era solo una provocazione: il suo corpo fuori-norma, sconcertante in mezzo alla sfilata di abiti da sera del red carpet, ha avuto sugli Emmy lo stesso effetto che Girls ha sulla televisione americana: ridi e subito dopo metti in discussione i luoghi comuni su cosa si può vedere in tv.

Ambientata a New York, la serie segue le vicende di quattro amiche perse tra la fine del college e l'inizio della «vita vera», racconta il loro senso di precarietà e la diseducazione sentimentale di una generazione cresciuta tra l'esibizione del sesso su YouPorn e quella di sé sui social network. La scalcinata protagonista Hannah (Lena Duhnam) è molto spesso nuda nonostante abbia un fisico per nulla telegenico; si ritrova coinvolta in amplessi quasi sempre grotteschi, è ossessionata da sms, mail e twitter, dice di frequente la cosa sbagliata e sembra incapace di avere una relazione decente con i ragazzi.

«Non cerco un fidanzato, solo qualcuno che voglia passare tutto il suo tempo con me, che pensi che sia la persona migliore al mondo e che voglia fare sesso solo con me», recita una delle sue battute più famose. Divertente, esplicita, altissima e insieme triviale, Girls ha stupito tutti, anche perché è la creatura di una ventiseienne senza nessuna esperienza televisiva, in un mondo ancora dominato da uomini di mezza età. Ma se Lena Duhnam è la carta imprevisto della cultura pop americana, è anche il frutto per niente casuale di circostanze straordinarie e di un talento altrettanto fuori dal consueto.

Nata a New York il 13 maggio 1986, è figlia di due artisti e ha continuato a vivere nel loro loft anche mentre girava Girls, dopo un doppio tentativo di andare ad abitare per conto suo (fallito la prima volta perché - ha scherzato o forse no - era «allergica» alla casa e la seconda per «un fantasma»; a giugno si è finalmente trasferita nell'appartamento che ha comprato a Brooklyn, dove ha passato l'adolescenza).

Suo padre è Carroll Dunham, un pittore che di mestiere - per usare le parole di Lena al primo ragazzo con cui è stata a letto - dipinge peni enormi. La madre, Laurie Simmons, è una fotografa famosa per le sue immagini di bambole, mondi miniaturizzati o giocattoli sessuali giapponesi a grandezza naturale, «dall'intenso sottotesto psicologico e dal formidabile contenuto femminista», recita una sua quarta di copertina (in una sovrabbondanza di talento, la sorella minore di Lena, la bella Grace, ha vinto il più importante premio di poesia per le scuole superiori degli Stati Uniti).

Non sorprende quindi che il sesso sia un'ossessione di Lena e uno degli elementi caratterizzanti di Girls: «Ho iniziato a preoccuparmene molto presto. Mi sembra che la mia vita, da quando ho scoperto che esisteva il sesso a quando ho finalmente fatto sesso, sia stato un conto alla rovescia per questa... evenienza - ha spiegato -. Per me e i miei amici è un campo di battaglia in cui si giocano un sacco di problemi di identità» (l'evenienza è occorsa quando aveva 19 anni).

Dai genitori, però, ha anche imparato che il compito dell'artista è «portare la verità alla gente» e «darsi delle regole per poi infrangerle: essere trasgressivi a livello personale» (lo hanno detto all'«Economist» rispettivamente il padre e la madre). Grazie a loro, Lena ha frequentato intellettuali e opening d'arte ancora prima di iniziare a parlare, è finita a 7 anni in terapia e a 11 su «Vogue» per un servizio sulle adolescenti appassionate di moda; ha studiato nella scuola privata dei rampolli d'arte, la Saint Ann a Brooklyn, e ricevuto in regalo per il suo quattordicesimo compleanno un corso di «stand up comedy».

Precoce in tutto, Lena ha capito molto presto di voler fare film: in seconda elementare, quando ha visto This is my life, la storia della madre di due adolescenti decisa a diventare una comica nonostante tutto. Ha raccontato di averlo guardato dodici volte in un'estate, affascinata dai personaggi e dalle battute, ma soprattutto dalla «persona che lo aveva orchestrato. Amavo chiunque fosse stato capace di mettere quelle attrici così a loro agio da permettere che esprimessero sullo schermo le sfumature dell'essere umani». Ha quasi il marchio del destino il fatto che quel qualcuno fosse Nora Ephron, la regista e scrittrice che più ha fatto ridere l'America mentre dava voce alle donne.

Così dopo il liceo Lena è andata al collage di Oberlin, in Ohio, a studiare scrittura creativa e cinema. Lì ha iniziato a girare i suoi primi lavori, compreso un video che ha postato su YouTube nel 2007. La mostrava in bikini mentre faceva le abluzioni mattutine in una fontana del campus, ed è stato visto oltre un milione e mezzo di volte. Nelle sue intenzioni doveva solo far ridere, ma ha ricevuto migliaia di commenti feroci sul suo corpo troppo «grasso».

È stata la prima volta che ha constatato quanto poteva essere sovversivo mostrarsi svestita di fronte alle telecamere. Da allora non ha mai smesso: «Una parte di me pensa: "Fottetevi". Un'altra: "Scusate, vado a coprirmi". Ma anche se non sono una persona politica, so che la mia è un'affermazione politica: non mettete questi corpi sotto silenzio».

Il successo è arrivato un paio di anni dopo il college. Lena era tornata a vivere con i suoi e lavoricchiava come baby sitter; ha raggranellato 25 mila dollari tra genitori ed amici e ha girato Tiny Furniture, la storia di una ragazza «in preda al delirio post laurea» (interpretata da lei) che torna dalla madre artista (interpretata da sua mamma) e dalla sorella (interpretata da sua sorella), si imbarca in lavoretti inutili e sesso sconclusionato e rimane seminuda per la maggior parte del tempo. Il film ha vinto tre premi indipendenti, ottenuto una distribuzione e superato i 380 mila dollari di incasso.

Ma soprattutto è stato visto dal regista e produttore di Hollywood Judd Apatow: «Dopo i primi 20 minuti mi sono girato verso mia moglie e le ho chiesto: mi sbaglio o questa bambina è incredibilmente brava?», ha raccontato al «New Yorker». Il resto è materiale da sogno americano: Apatow le ha scritto una mail, a cui Lena ha risposto convinta che fosse uno scherzo e nel giro di un anno erano insieme a girare Girls per Hbo. Una foto che la Dunham ha postato su twitter mentre filmava la seconda stagione, ad agosto, sintetizza l'improbabilità di tutto questo: una ragazzina paffuta in mutande, con in testa le cuffie da regista, che dà indicazioni a due uomini attempati.

Grazie a Tiny Forniture si è chiuso un altro cerchio. A marzo 2011 Lena ha ricevuto una seconda mail, stavolta da Nora Ephron: aveva visto il suo film e voleva invitarla a pranzo. Ne è nata un'amicizia che è durata fino alla morte della Ephron, a giugno scorso, e le ha insegnato tantissimo: da cosa indossare per stare comoda sul set al fatto che la scrittura è sempre fiction «anche se attinge dalla tua vita».

Lena ne ha fatto un'arte, al punto che a volte è difficile distinguerla dal suo personaggio. Niente di più sbagliato: tanto è goffa, spiacevole e disorientata sullo schermo, tanto è elegante, acuta e lucida nella vita. C'è da sperare che continui a fare quello che sa fare meglio: trasgredire tutte le regole della tv e portare alla gente la sua verità, «l'idea che il discorso femminista possa essere divertente, non una stronzata politicamente corretta».

 

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