IL BUSINESS DEL CARO ESTINTO - A ROMA MAXI OPERAZIONE CONTRO I BOSS DELLE CAMERE MORTUARIE CON GIRO DI TANGENTI PER POLITICI E FUNZIONARI ASL

Rory Cappelli per "la Repubblica - Roma"

OPERAZIONE Caronte.
Potrebbe chiamarsi così la torbida vicenda sulla quale si sono appena chiuse le indagini. All'orizzonte di questa inchiesta si profila di tutto, tra ipotesi accusatorie bomba - associazione per delinquere, corruzione, e persino un 416 ter - e il coinvolgimento di decine di persone: oltre ad alcuni impresari funebri, anche dirigenti, impiegati, imprenditori e politici, tra cui nomi noti della Regione Lazio e del Campidoglio.

Caronte era il traghettatore dell'Ade che trasportava i morti da una riva all'altra del fiume Acheronte. E i protagonisti di questa storia sono i discendenti di quella mitologica e religiosa figura: gli impresari di pompe funebri. Un settore commerciale che non vede mai declino: un qualsiasi prodotto può infatti rivelarsi obsoleto, superato, assorbito da altri prodotti, ma la morte, si può stare certi, non passa mai di moda.

Al centro dell'inchiesta, di cui si sono appena chiuse le indagini, la gestione delle camere mortuarie di ospedali della Regione Lazio e in particolare della capitale, gestione che dovrebbe essere affidata, secondo le linee guida che molte regioni hanno adottato, a dipendenti delle strutture ospedaliere stesse o a società di servizi.

Ma che invece è in mano in toto a imprese funebri private, che in tal modo gestiscono i decessi ospedalieri e finiscono per assorbire l'80 per cento dei funerali con grave danno per tutta la categoria. Sono infatti 530 le imprese funebri del Lazio: e molte di queste stanno lottando per non chiudere i battenti, per non parlare di tutto il comparto in sofferenza (marmisti, fiorai, facchini, autisti).

Per capire il volume di affari, basta pensare che al Sandro Pertini, nel 2011, ci sono stati 993 decessi. Se si moltiplica questo numero per una cifra che, a funerale, si aggira intorno ai 2000 euro, quanto sia appetibile il giro è presto detto. Parliamo infatti di quasi due milioni di euro che vanno moltiplicati per decine di altri ospedali, ma anche cliniche private, di Roma e del Lazio.

La storia ha inizio con l'insediamento di Renata Polverini alla guida della Regione: la governatrice infatti nel novembre del 2010 emana delle linee guida per la gestione delle camere mortuarie nelle Aziende Sanitarie stabilendo che «nel caso in cui si registri la mancanza di una struttura» interna all'azienda stessa, si può indire una gara. «Le aziende sanitarie tuttavia dovranno avvalersi del divieto di partecipazione alla gara per le imprese di onoranze funebri e/o società "compartecipate" delle stesse».

Fin qui, tutto bene. Ma poi il Pertini indice una gara. Una ditta di pompe funebri impugna allora il bando e per estensione le linee guida. E quella ditta vince il ricorso di fronte al Tar. Un atto che rende immediatamente nulle le linee guida «che sembravano scritte apposta per essere impugnate» dice oggi una fonte investigativa.

L'impresa che ha presentato il ricorso viene chiamata dal Pertini a gestire la camera mortuaria: in maniera irrituale, perché il bando dopo il pronunciamento del Tar avrebbe dovuto essere indetto di nuovo con la partecipazione di tutte le imprese. Ogni successiva gara o deroga, poi, viene vinta sempre dalle stesse due ditte o da società da queste controllate. Non solo.

Quelle ditte offrono i loro servizi a prezzi decisamente concorrenziali, tanto da aver spinto gli inquirenti a indagare anche in altre direzioni, tra bare che arrivano dalla Romania e forniture che giungono dall'Africa e dalla Cina. Tra l'altro, vincere il bando per esempio al Pertini significa versare all'ospedale più di 40 mila euro al mese. In più all'interno del nosocomio, nella camera mortuaria, deve essere garantita la presenza di personale H24, vale a dire giorno e notte ininterrottamente: un altro costo che si va a sommare alla "retta" mensile.

Intanto le prove generali di questa indagine si sono svolte a Tivoli dove il pm Giuseppe Mimmo ha mandato a processo per corruzione l'ex consigliere regionale del Pdl e attuale sindaco di Sacrofano Tommaso Luzzi che riceveva da un impresario funebre mazzette per migliaia di euro in cambio dell'interessamento per la gestione di servizi funebri presso cliniche e strutture sanitarie, con l'obiettivo di ottenere la gestione delle camere mortuarie di Frascati: c'è anche un'intercettazione che lo vede chiamare al telefono Luca Gramazio per chiedere rassicurazioni circa la gestione della camera mortuaria dell'ospedale di Nepi, che ha paura di perdere.

Tra sentenze del Consiglio di Stato, pareri negativi dell'Avcp (Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici), linee guida decadute e che nessuno in regione Lazio ha pensato di riscrivere, il punto potrà forse metterlo solo quest'inchiesta. Il problema vero è che il Parlamento non riesce a emanare una normativa che disciplini l'attività: c'è un disegno di legge partito in una sua prima stesura venti anni fa e ancora bloccato in qualche angolo polveroso del Transatlantico.

 

CAMERA MORTUARIA CAMERA MORTUARIA CAMERA MORTUARIA CAMERA MORTUARIA

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO