TRAMONTATE (5) STELLE - C’ERAVAMO TANTO ILLUSI CHE VINCESSE IL M5S: CHE NE E’ STATO DI ANNUNZIATA, MENTANA E DI TUTTI QUELLA CHE HANNO PRESO SUL SERIO I GRILLINI E I LORO IMPROBABILI GURU? - MA NON E’ CHE ANDARE IN TV PER I CINQUESTELLE È STATO UN BOOMERANG?

1.DOPO LA MARCIA SU RAPALLO L'UMORE È BASSO DAVVERO, MA LA RESA DEI CONTI PER ORA È FARLOCCA
Marianna Rizzini per "il Foglio"

Consolarsi con Montelabbate, provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche, dove un sindaco donna a Cinque stelle, Cinzia Ferri, contraddice la sconfitta nazionale con un 50 per cento e passa di voti. Consolarsi con i ballottaggi locali contro il Pd a Modena e a Civitavecchia ("i nostri candidati trionferanno", è il pericoloso, residuo sbuffo di grandeur, non del tutto fiaccata da quel "vinciamo noi" smentito dalle urne).

Consolarsi, dunque, è la parola d'ordine non detta tra smarriti internauti grillini depotenziati nei voti ma non nell'incredulità (per alcuni triste, per altri rabbiosa), consolarsi e credere alla riscossa via questionario online con cui ci si "riconta" per smascherare eventuali "brogli" (girava sul web ieri: trattasi di un formulario che il grillino sospettoso può riempire specificando ora e luogo del voto, in modo da rendere possibile il "confronto" con i voti reali - l'importante è crederci).

Come sulla soglia di una sbornia triste, si trangugia il bicchierino mezzo pieno della staffa: "Dai, in fondo ci siamo consolidati, il 21 per cento è un risultato comunque incredibile per un movimento così giovane e così dal basso". Ma dura lo spazio di un secondo, la consolazione, tra i Cinque stelle che ora rimuginano sulla minaccia annunciata del gruppo autonomo di ex dissidenti espulsi o fuoriusciti al Senato ("e se altri a quel punto prendono coraggio e se ne vanno?", ci si chiede, "e se vanno da Renzi e si fanno approvare qualche provvedimento che figura ci facciamo, noi che per restare sul ‘no' a tutto non portiamo risultati visibili all'elettorato incerto?").

E il ripiegamento diventa tentazione persino nei bellicosi meet-up romani che si erano scontrati come furie sui nomi dei due neoeletti a Bruxelles, Dario Tamburrano e Fabio Massimo Castaldo, esponenti rispettivamente della fazione "Roberta Lombardi" e della fazione "Paola Taverna". Slitta alla prossima settimana l'assemblea congiunta deputati-senatori (quella della resa dei conti tra linee divergenti sulla comunicazione "troppo accesa" di Grillo in campagna elettorale), ci si trincera dietro al "no comment" come agli esordi parlamentari, e si discute sottotraccia di "cerchi magici" che "hanno fatto credere a Grillo quello che volevano, infangando gli altri".

Tutti contro tutti, ma non fino in fondo, come se mancasse la forza pure per quello, ora. Però non rinfocola l'intermittente spirito unitario neppure la consacrazione dei diciassette nomi di "giovani e incensurati" eletti al Parlamento europeo, tenuti nell'ombra prima ma ieri messi online sul blog di Beppe Grillo come una carta luccicante che incarta il nulla del "dopo".

Ci si domanda con insistenza "che facciamo?, dove andiamo?, spariremo?". Lo sconforto e il fastidio percorrono i forum e le Aule parlamentari, escono dalle finestre della Casaleggio Associati (dove si è arrivati al paradosso del guru apocalittico che consiglia al comico Grillo il sorriso perduto).

Ma se il mugugno lievita, la vendetta degli espulsi e dei ghettizzati, nel giorno della sconfitta, prende contorni amletici (mi vendico o non mi vendico?) e alla fine neppure chi potrebbe affondare la lama sembra sentirsela del tutto e ci mette il contentino, come il deputato Walter Rizzetto, che dice cose non gradevoli per i vertici del M5s (un tempo dire di abbassare i toni come fa Casaleggio oggi voleva dire finire dritti dritti nella padella "dei dissidenti") ma alla fine assicura che in questo momento "farà quadrato" attorno a Beppe".

E dice cose sgradevoli per i vertici del M5s pure il deputato Tommaso Currò, dissidente della primissima ora (cominciò ai tempi dell'elezione dei presidenti delle Camere a dire che bisognava uscire dalla linea del "no" a tutto e a tutti, ora amaro contro gli ortodossi: "Grillo e Casaleggio devono legittimare chi ha un'indole più mite" e avviare "il dialogo interno, non è possibile che Grillo porti sul palco solo cinque o sei persone, i fedeli servitori in malafede").

Ma anche Currò per ora resta lì. Né va oltre la profezia da Cassandra Federico Pizzarotti, sindaco di Parma bastonato dalle elezioni locali ma premiato ex post dalla sorte, visti i risultati del M5s, per le sue critiche a Grillo (non accettate a suo tempo da Grillo): "C'è il tempo delle vittorie e dei successi", ha detto ieri Pizzarotti, "ma c'è anche il tempo della sconfitta e di una doverosa autocritica.

Non dobbiamo essere quelli che ‘danno la colpa agli altri', ma quelli che possono fare diversamente". Dunque "o facciamo autocritica per crescere o rimarremo relegati all'opposizione". Sta "a pezzi", intanto, Alessandro Di Battista, il fedelissimo cui pareva poco il 28 per cento (invece ha vinto "il sistema", scrive su Facebook) e che nel day after non ha mangiato e ha fumato "trenta sigarette" per trangugiare la delusione (noi non siamo come gli altri, dice, "non mettiamo maschere" e dunque soffriamo).

E si inalbera il solitamente tranquillo senatore Alberto Airola, che fa ammissione di mezza colpa per un secondo su Sky ("Sì, i toni dovevano essere diversi"), ma se la prende con l'informazione, e pazienza se la cronista ricorda che i grillini in tv ci andavano eccome. Perché forse è proprio questo l'altro amaro calice: non è che andare in tv è stato un boomerang?

2. C'ERAVAMO TANTO ILLUSI. CHICCO, LUCIA E IL BENSERVITO A GRILLO
Maurizio Crippa per "il Foglio"

Lei con gli occhialetti al naso disse: "Grazie di aver accettato questo invito". Lui col cappellino in zucca rispose: "Prego". Nell'esordio pieno di sussiego della prima intervista televisiva di Lucia Annunziata a Gianroberto Casaleggio c'è un che di grottesco, ossequioso, una cerimonia del Nobel fuori sincrono, che come spesso accade ai frammenti televisivi sbagliati è forse la chiave di volta per capire un fenomeno volatile eppure accaduto, lo strazio cui per due anni i conduttori indipendenti e che la sanno lunga ci hanno sottoposto, noi e la nazione: il fenomeno culturalmente fesso, mai diremo paraculesco, di prendere sul serio il Movimento cinque stelle e i loro men che probabili guru

Annunziata sembrava avesse davanti Steve Jobs redivivo ("uno start-up, diciamo così"), mai una domanda cattiva, almeno straniata, mai il rischio di far alzare l'ospite irritato, come capitò al Cav

Così come di strabiliante grillismo appariva l'Huffington Post, versione Italia. Lei scriveva, pochi giorni fa: "Il Movimento 5 stelle, per nulla logorato da questi mesi in Parlamento, è tornato sulla scena politica giocando una partita molto diversa". Prosa da Istituto Luce: "Forza affidabile, partito in grado di offrire al paese un governo stabile". Grazie. Prego. Nonché: "La crescita pubblica della figura di Casaleggio, la preparazione di una squadra di governo, sorta di governo ombra fin da ora".

Ecco, con egual empito Annunziata ora scrive, ma di Renzi: "Un successo mai visto. Per il Pd e per il suo leader. Matteo Renzi ha portato il suo partito a una vittoria il cui livello a sinistra non è mai stato raggiunto... Da questo momento è il padrone d'Italia". Prego. Grazie. Altrettanto iconica, come dicono quelli della tv, è stata la trasformazione di Dr. Enrico-Mr. Mentana, quando a metà della nuttata ancora da passare, ha iniziato a inzigare Marco Travaglio, la sua guest star, il suo editorialista al sangue e supremo sacerdote della linea grillista, che già arrotava i denti: "Be', Travaglio, non si può più far finta di niente, che Grillo non abbia perso".

Per un istante è sembrato quasi Fabrizio Barca, smarrito intellò in viaggio alla scoperta dell'Italia reale. Ma ha fatto in fretta ad approdare alla sicura riva renziana. Lui, che aveva vaticinato su Grillo: "Non c'è dubbio che abbia guadagnato centinaia di migliaia di nuovi voti, non correndo il rischio di perderne nessuno". Intanto, tuìt impietosi grandinavano sul pistolero Travaglio, mollato alla deriva: "Sembra Massimo Mauro che commenta la Champions League".

Ma lui, lo Svelto, era già oltre. Lui, che s'accorse per primo del primo Vaffa day, e la nuotata di Sicilia, lui che non s'è perso un comizio. Ma sempre con l'alibi del cronista oggettivo: eh, è un fenomeno politico, lo registriamo. Lui che a Grillo ha fatto l'intervista, quando la primadonna barbuta con gli altri faceva la preziosa, lui che ha svezzato i tele-grillini guidando la loro rete simpatia. Lui, Mentana, adesso scroscia in un applauso a Renzi che Menichini al confronto è un freddo passacarte: "E' un visitor, un caso di scuola incredibile... La presa del potere di Matteo Renzi è da trattato". Così adesso, loro, già ci precedono in Galilea. "Renzi, è vero che lei farà l'Italia più bella che pria?". Grazie. Prego.

 

ENRICO MENTANA E MICHELE SANTORO presentazione libro Walter Molino ENRICO MENTANA presentazione libro Walter Molino LUCIA ANNUNZIATA A BALLARO CASALEGGIO E GRILLO f afd a a f f d a ea Paola Taverna ALESSANDRO DI BATTISTA Fabrizio Barca MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...