BAIDU A QUELLO CHE DIGITI! - CENSURA E CONTROLLO NEL GOOGLE CINESE: SE DIGITI ‘DALAI LAMA’ COMPARE LA SCRITTA ‘CONTENUTO PERICOLOSO’

Alberto Simoni per "La Stampa"
La Silicon Valley cinese sta nell'Haidian District, nella zona nord di Pechino. Per raggiungerla dal cuore della capitale bisogna munirsi di pazienza e di un autista disinvolto con il clacson e nel saltare da una corsia all'altra della superstrada.

Il nostro sembra pronto a fare a sportellate con i vicini pur di farci vedere una delle chicche della Cina che punta i suoi artigli sul mondo. Nemmeno 20 km e 1 ora e mezzo dopo siamo fra edifici nuovi, vialetti e aiuole ben curate. Sotto lo sguardo delle montagne che a pochi passi accompagnano il vento del Gobi in città, svetta il palazzo - in vetro - di Baidu, la «Google cinese».
Definirlo solo un motore di ricerca del Web in caratteri cinesi è riduttivo. Baidu (che letteralmente significa «centinaia di volte» e il cui nome deriva da un poema dei tempi della dinastia dei Song, 600 anni orsono) è di più: è un sistema di applicazioni (apps) e congegni per vedere in streaming il Web in tv, è un divulgatore di contenuti.

In questa sua molteplice veste domina il mercato interno con il 64% e già studia una versione portoghese e in arabo per estendere i tentacoli. Ai rivali lascia le briciole: Qihoo ha il 18%, Google, che dal 2011 ha lasciato la Cina spostando armi e server a Hong Kong, non va oltre il 3%. E in un spazio come quello cinese con 600 milioni di utenti, 400 milioni di smartphone e una torta complessiva di 1,3 miliardi di utenti, è lecito per Baidu immaginare un futuro da numero uno sulla scena mondiale.

Kaiser Kuo attende nell'atrio. A destra e sinistra due maxischermi giganti sui quali scorrono mappe, diagrammi e numeri; sono le ricerche/richieste in tempo reale degli utenti. Dati sensibili, fotografare i pannelli luminosi è vietato. Ma utilizzarli in modo spregiudicato no, tanto che nell'Haidian District parlano dei dati degli utenti come di un «Database delle intenzioni». Kuo scherza sul suo nome: «Mi chiamo veramente Kaiser, non sono un imperatore tedesco».

Il look fa il resto, lunghi capelli neri a metà schiena, jeans, giacca nera, parlata svelta, «smart», corpulento. Cura un blog dal titolo arguto «Ich bin ein Beijinger», è scrittore, giornalista e chitarrista di una band molto popolare in città. È nato in America, vive a Pechino, se ne è andato dopo Tiananmen (1989), è tornato da 17 anni, quelli del boom, ora sembra avere una missione: divulgare la filosofia di Baidu e vendere al mondo l'idea geniale del grande capo Robin Li.

È questo cinese 45enne, sposato, 4 figli, ingegnere informatico, l'artefice del miracolo. Forbes lo issa al 4° posto fra gli uomini più ricchi del Paese, fra i primi 200 Paperoni planetari. Ha un patrimonio di 11 miliardi di dollari. La storia della creatura di Robin Li ricorda un film già visto. La nascita della compagnia nel 2000 con quattro soldi e senza una sede stabile, poi la quotazione al Nasdaq nel 2005, una Ipo da 28 dollari e le azioni alla chiusura sfondarono il +350%. Oggi viaggiano sui 160$. Tanti saluti e grazie dissero allora quelli di Google che qualche dollaro nell'avventura di Robin Li lo avevano messo.

Le storie di Baidu e quella del gigante di Mountain View si incrociano spesso; i due si scornano e si ignorano a fatica. Un po' si copiano. Il luogo di lavoro è informale, look casual, nessuna divisione, open space, ping pong per il relax, solo due regole ferree. «No smoking e no pets», animali. Kuo non risparmia stilettate agli americani. «Dicono che siamo il clone di Google? Non è vero, l'algoritmo magico lo abbiamo inventato noi». «La nostra fortuna in Cina è legata all'addio di Google? Ci piace la competizione, tornino, di rivali ne abbiamo altri 12 fra cui compagnie statali».

E poi ancora la fuga di «geek», maghi dei computer e dirigenti verso Haidian district quando il colosso Usa decise fra il 2010 e il 2011 di chiudere il dominio google.cn. «Basta censure del regime», urlarono indignati a Mountain View. Pechino s'infuriò, tirò fuori una carta del 2006 nella quale Google si impegnava a non far circolare sul motore di ricerca informazioni «sensibili» (Tibet, diritti umani, democrazia). Dal 2011 Google si è ritirata nell'ex colonia britannica e in Cina il suo motore va a singhiozzo, Google Maps anziché strade e città è una pagina bianca.

Baidu invece consente le ricerche sui temi spinosi. Ce lo dimostrano non prima di averci ammonito sulla «ossessione occidentale per queste cose». Kuo digita «Dalai Lama», un attimo dopo compaiono ideogrammi che nemmeno l'interprete ha tempo di tradurre. C'è la foto del leader buddista. Una pagina dei «risultati» normale all'apparenza se non fosse per un avvertimento scritto in alto sul contenuto «pericoloso». È la moneta di scambio che esige il Partito comunista per garantire il business. «Siamo una compagnia privata e stiamo nelle regole» spiega Kaiser Kuo senza battere ciglio.

D'altronde i cinesi dei temi sensibili pare se ne «infischino»,al Web non chiedono news ma svago. «Noi garantiamo il meglio e la strada più accurata perché la gente trovi quello che cerca, sappiamo quello che vogliono» (grazie alle mappe dell'atrio). Chiedono app? Baidu compra per 2 milioni di dollari una società che le sviluppa. Di vedere l'Nba? C'è un accordo commerciale per la distribuzione delle partite sul Web, via Baidu s'intende. Se non chiedono direttamente c'è il «database delle intenzioni che suggerisce». E la privacy? Concetto alquanto lontano, i cinesi non sono preoccupati come «voi europei».

Mentre Baidu soddisfa i bisogni degli internauti locali, Xi Jinping, il Presidente che qui già paragonano a Deng Xiaoping, l'uomo dell'apertura di Pechino al mondo e alle riforme, se ne esce dal Terzo Plenum con un giro di vite sul Web. Più censura e più controllo. Tradotto, firewall e blocchi per i siti insidiosi continueranno. Twitter e Facebook invisibili, Google in littorina da Hong Kong. Baidu sull'alta velocità delle reti risponde presente a ogni quesito. «Libero Web ma con l'avvertimento di Stato».

 

 

BAIDU BAIDU BAIDU SEDE BAIDU RITMI FRENETICI BAIDU IGLOO PER PISOLINO BAIDU BAIDU EYEbaidu

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO