CHATTARE SUL TITANIC CHE AFFONDA - JONATHAN FRANZEN: “NON SOPPORTO CHI DICE CHE LA TECNOLOGIA CREA UNA NUOVA UTOPIA. QUESTA FISSAZIONE DIGITALE È UNA DROGA CHE PROVOCA DIPENDENZA - LA PRETESA DEI SOCIAL MEDIA DI AVER RIVOLTATO L’EGITTO. MA PRIMA DI TWITTER NON ERA MAI STATO ROVESCIATO UN GOVERNO? - LA DEMOCRAZIA FUNZIONA ANCHE GRAZIE AL COMPROMESSO”…

Paolo Mastrolilli per "la Stampa"

«Le presidenziali mi stressano così tanto, che mi sono organizzato per essere fuori degli Stati Uniti il giorno del voto». Jonathan Franzen ha in mente un piano preciso: «Penso che Obama vincerà, ma ho voluto evitare il nervosismo della vigilia. Andrò nella Repubblica Dominicana, senza Internet fino a sera».

Jonathan sta seduto al tavolo da pranzo nella casa di New York, che pare il soggiorno della famiglia Lambert nelle Correzioni. Jeans, camicia blu, niente scarpe. Ogni tanto si alza per prendere acqua dal frigo, mentre parliamo della raccolta di saggi Più lontano ancora, che esce domani in Italia da Einaudi.

Non andrà a votare?
«Non al seggio, ma l'ho già fatto via posta».

Ha scritto che la politica le alza il battito cardiaco.
«Mi riferivo a Bush nel 2004. Obama non è così polarizzante, e neanche Romney. Molte cose sono andate storte, e ci sono parecchie ragioni per essere arrabbiati: ad esempio, il fatto che i repubblicani hanno impedito di rilanciare l'economia, solo per danneggiare la rielezione del Presidente. C'è avversione razzista nei suoi confronti, disprezzo. Però Obama non è una persona che divide, per temperamento, anche se il tentativo di unificare il paese è fallito perché l'altra parte non era interessata».

Lei è deluso da Obama?
«Con la riforma sanitaria ha realizzato una cosa tentata senza successo per quarant'anni, pochi presidenti hanno cambiato il tessuto sociale degli Stati Uniti in maniera così profonda. E poi Obama è cool , in tutti i sensi. È il gatto che cammina da solo. È uno di noi, un professore di Harvard: intelligente, legge i miei stessi libri, vede gli stessi film. Ha fatto un brutto dibattito a Denver, ma è un politico duro e non ci sta a perdere».

Pensa che vincerà?
«È ancora favorito, ha più del 50% di possibilità. Può succedere di tutto, con le iniziative dei repubblicani per sopprimere il voto delle minoranze, ma ho una sensazione positiva».

Ha fatto campagna per lui?
«Ho partecipato a raccolte di fondi, parlato con amici, e votato».

Perché ci tiene che vinca?
«Nominerà buoni giudici alla Corte Suprema. Mi basta questo».

Todd Akin, candidato repubblicano al Senato nel suo Missouri, ha provocato polemiche dicendo che esiste lo «stupro legittimo». Perché l'America resta così divisa, anche sui fatti?
«Il Missouri mi imbarazza politicamente, però persone ragionevoli possono essere in disaccordo sull'aborto. Ci sono altre cose più irrazionali a cui crediamo: ad esempio che l'assicurazione sanitaria privata sia meglio di quella pubblica. L'America, come tutti i paesi, è vittima di conflitti culturali nevrotici. I paesi hanno una personalità, che in genere contiene il meglio e il peggio di essi. In Italia non amate le regole, un comportamento affascinante e devastante. Noi abbiamo questa cultura libertaria, che ci ha dato il progresso liberal, e l'odio per Stato e tasse».

O l'amore per le armi. La libertà di un popolo si misura anche dalla possibilità di andare in un cinema a sparare?
«Sì. In Germania discutevo spesso con i miei amici sul fatto che pur di correre a duecento in autostrada, tolleravano la morte di persone innocenti negli incidenti. Da noi il diritto di possedere le armi è legato alla lotta contro la tirannia e quindi ha un forte impatto emotivo. Purtroppo, siamo ancora disposti a pagare questa libertà con le stragi come quella avvenuta in Colorado».

Perché ha scritto che la Cina è «il posto più repubblicano»?
«C'è un governo forte e repressivo sul piano giudiziario e della politica estera, ma assolutamente permissivo sul resto. Nessuna regola sul lavoro e l'ambiente, niente reti di protezione sociale, corsa libera al profitto. Un sogno, per i nostri repubblicani».

Ha scritto di temere che i giornali facciano una brutta fine.
«La mia immagine è questa: i giornali stanno correndo verso il baratro. Dall'altra parte c'è qualcosa che può ancora salvarli: la cavalleria è in arrivo, ma non so se farà in tempo».

Perché l'informazione va verso il precipizio, e andrebbe salvata?
«Il modello sbagliato dell'e-commerce, con i contenuti gratis. L'idea che non serva un filtro e una critica alle notizie. È falso: per avere un'informazione professionale bisogna pagare. Senza, la democrazia non funziona. Abbiamo toccato il fondo, e quindi spero che arrivi la cavalleria. Però c'è il rischio che la gente rinunci alla democrazia, per giocare ai videogame, nel qual caso avremo qualcosa di molto più grave di cui preoccuparci».

Il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ci ha detto che loro sono il cuore della nuova democrazia, basata sulla trasparenza.
«Queste sono le cose che mi innervosiscono: la pretesa dei social media di aver rivoltato l'Egitto. Ma prima di Twitter non era mai stato rovesciato un governo? Anche la trasparenza non mi convince: la segretezza è sottovalutata. La democrazia funziona anche grazie al compromesso, che si trova quando ci si siede intorno al tavolo dentro una stanza, senza trasparenza, e si discute con franchezza. Mi ricorda gli Anni 60, quando gli hippies dicevano che i vestiti non servono. Beh, in realtà sono utili, e sono pure sexy».

La tecnologia è una minaccia?
«Non sono un luddista, ma non sopporto chi dice che la tecnologia crea una nuova Utopia. Questa fissazione digitale è una droga che provoca dipendenza. Un po' come le sigarette. Fino a qualche anno fa tutti fumavano: poi una minoranza ha avvertito che questa dipendenza era stupida, una minoranza ha aggiunto che faceva male alla salute, e una terza ha avuto il coraggio di dire che era un palliativo, incapace di curare la malattia da cui derivava il suo bisogno. Lo stesso accadrà con i gadget di cui non possiamo più fare a meno, ma da cui sogniamo di fuggire. In questo senso, non è un cattivo tempo per essere un romanziere: offriamo una via di fuga semplice, basta sedersi e aprire un libro».

Qual è la malattia che vorrebbe curare la tecnologia?
«Oh, le malattie moderne che ci affliggono sono moltissime. Il senso di non avere potere, la pochezza della vita, la perdita di significato rispetto alla società tradizionale. Molti input ci rendono ansiosi, e reagiamo come i passeggeri sul Titanic, che mentre la nave affondava fumavano come ciminiere».

Siamo sul Titanic?
«Sì, in un certo senso. C'è l'antica paura di morire, a cui si è aggiunta l'insoddisfazione moderna, a cui si è aggiunta l'iper-insoddisfazione moderna introdotta dalla tecnologia. Da qui nascono i comportamenti compulsivi patologici digitali. Come i passeggeri del Titanic, che mentre affondavano fumavano».

Per questo ha scritto che la narrativa è la sua religione?
«È la cosa più vicina, per un dubbioso come me. In fondo la religione cos'è? La ricerca del senso della vita, attraverso una narrazione avvolta nel mistero. Questo fa un buon romanzo: ci mostra i molteplici risvolti senza fine per cui è interessante essere vivi, pur senza trovare mai la risposta definitiva».

La letteratura era la via di fuga per il suo amico David Foster Wallace, e quando l'ha persa non gli è rimasto altro che la morte?
«È così. Il motivo per cui scrivi e leggi è che ti fa sentire meno solo. Mentre leggo Cechov, vedo il mondo con i suoi occhi, anche se è morto. E magari penso: fa schifo, il mondo, ma non sono l'unico a pensarlo. Mentre scrivo, spero di lasciare qualcosa che dopo la mia morte parli ancora a persone che oggi non sono nemmeno nate. Finché c'è tutto questo, hai speranza. Quando diventi troppo depresso, o mentalmente malato per avervi accesso, tutto finisce».

Si è arrabbiato con Bret Easton Ellis che ha criticato Wallace?
«No, perché in fondo provo la stessa cosa: smettiamo questa trasformazione di David in un Kurt Cobain con l'aureola, e concentriamoci sulla sua scrittura».

Ha paura di diventare un'icona anche lei?
«Sono abbastanza vecchio, e non abbastanza malato mentalmente, per capire che le proiezioni della gente sui personaggi noti sono solo questo: proiezioni. Io ambisco a restare un essere umano, che magari lascerà qualcosa di interessante stampato su una pagina».

Sta scrivendo un nuovo romanzo?
«Sì. Sono tre anni che non lo faccio, e così non va. La fiction è fuga, per chi la legge e chi la scrive, e io adesso ho voglia di fuggire».

 

JONATHAN FRANZEN E DAVID FOSTER WALLACE Jonathan Franzenjonathan franzen david foster wallace JONATHAN FRANZEN SU TIME franzenINTERNET TWITTERlogo facebookObama Romney lultima sfida tv

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....