IL CINEMA DEI GIUSTI - “ARGO” HAI GIÀ VINTO L’OSCAR, ANCHE SE NON TUTTO IN QUESTO TERZO FILM DA REGISTA DI BEN AFFLECK, FUNZIONA PERFETTAMENTE E CIRCOLA UN PO’ DI NOIA - MA INTANTO ANCHE QUESTA SETTIMANA “ARGO” HA SBANCATO IL BOX-OFFICE USA OTTENENDO UN GRANDE SUCCESSO DI CRITICA (92% DI GRADIMENTO). PRONTO PER LA CORSA AGLI OSCAR, VISTO CHE È IL TIPICO FILM OBAMIANO E HOLLYWOODIANO AL PUNTO GIUSTO…

Marco Giusti per Dagospia

Vaffanculo "Argo"! Beh, quando vediamo in un film muoversi John Goodman e Alan Arkin, oltre tutto, nei panni di due vecchie glorie della Hollywood degli anni '70, assoldati dai produttori illuminati Grant Heslov e George Clooney per uno di quei film che rileggono politicamente la storia segreta e recente del paese, come fecero per i notevoli "Good Night, and Good Luck" e "Syriana", non possiamo che stare dalla parte loro.

Vaffanculo "Argo"! Hai già vinto, anche se non tutto in questo terzo film da regista di Ben Affleck, scritto dall'esordiente Chris Terrio, funziona perfettamente e circola un po' di noia. Ma intanto anche questa settimana "Argo" ha sbancato il box-office americano arrivando a un incasso da 60 milioni di dollari (certo, "Skyfall" là non è ancora uscito) e ottenendo un grande successo di critica (92% di gradimento su "Rotten Tomatoes"). Pronto per la corsa agli Oscar, visto che è il tipico film obamiano e hollywoodiano al punto giusto.

A cominciare da una storia pazzesca e del tutto vera che solo recentemente è stata rivelata agli americani. "Non avete una cattiva idea migliore di questa?", chiedono i capi della Cia al giovane agente Tony Mendez, cioè un barbuto e invecchiato Ben Affleck a metà tra il Warren Beatty di "Shampoo" e un Massimo Cacciari in versione piacione televisivo. "Questa è la migliore cattiva idea che abbiamo avuto, signore. Di gran lungo la migliore...", risponde Mendez.

Siamo a cavallo tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 nella Teheran appena liberata dalla rivoluzione khomeinista, con lo Scià ammalato di cancro rifugiatosi nell'America di Jimmy Carter pieno di lingotti d'oro. Quando un gruppo di iraniani scalmanati attacca l'ambasciata americana portandosi via 52 ostaggi, nessuno si accorge che sei cittadini americani precedentemente scappati si sono rifugiati nell'appartamento dell'ambasciatore canadese, interpretato da Victor Garber.

Se lo scoprissero i khomeinisti per i sei sarebbe la morte sicura e per i due paesi implicati nell'affare, Canada e Usa, un bel problemino. La migliore delle cattive idee venuta a Tony Mendez è quella di far finta che i sei, che diventeranno sette con lui, siano niente di meno che una troupe cinematografica canadese finita a Teheran per i sopralluoghi di alcune scene importanti del loro prossimo film. "Argo", appunto, uno strampalato piccolo film di fantascienza anni '70, che si girerà in Medio Oriente.

A John Goodman e Alan Arkin, rispettivamente un vero maestro del trucco hollywoodiano, il John Chambers responsabile delle scimmie parlanti della serie del "Pianeta delle scimmie" e un vecchio produttore ebreo trafficone, Lester Siegel, saranno i consulenti hollywoodiani dell'operazione. Perché per realizzare il piano di Mendez in quel di Teheran, la prima cosa da fare è mettere in piedi a Los Angeles, con tanto di pubblicità su "Variety" e sede legale, un vero film. "Quindi tu", come ben sintetizza Arkin, "vuoi venire a Hollywood, far finta che stai lavorando ad un progetto grandioso senza realizzarlo veramente, no? Allora hai scelto il posto giusto!".

Il film di Affleck è diviso in tre momenti ben definiti. Il primo che deve introdurre la storia e raccontarci i fatti, molto realistico. Il secondo, più commedia, che vede Mendez a Hollywood mettere in piedi il folle "Argo" con Goodman e Arkin. Il terzo, puro thriller, tutto ambientato nella Teheran ricostruita a Istanbul, che vede Mendez mettere in atto il suo piano e portar via i sei americani dalla città. Ovvio che la parte più scatenata e divertente per i fan dei B-movie alla Larry Cohen sia quella ambientata a Hollywood, ma tutta l'operazione, pur nel suo realismo, è puro cinema anni '70.

E qui sta la forza del progetto "Argo" di Clooney, Heslov e Affleck. Rifare, con la passione per il cinema politico di oggi, una storia d'America di 30 anni fa, ma che ben spiega il tormentato rapporto Usa-Iran attuale, senza perdere tutta l'ironia e il divertimento della Hollywood di allora. Grazie a Arkin si sprecano le battute sul sindacato degli sceneggiatori americani ("Sei preoccupato dell'Ayatollah, pensa quando incontrerai il sindacato degli scrittori!"), sui produttori, e qualsiasi momento è buono per scivolare da Karl Marz a Groucho Marx, come nel grande dialogo finale con Goodman.

"Quello che inizia con una farsa, finisce in tragedia", fa Goodman. "Chi l'ha detto questo?", gli chiede Arkin. "Marx". "Groucho ha detto questo?, conclude preoccupato Arkin. Ma non sono male anche le battute su Jimmy Carter. "Carter ha detto che sei un grande americano", dice il suo capo a Mendez a fine operazione. "Un grande americano di che tipo?". "Questo non lo ha detto". Per questo, vaffanculo "Argo"!, come ripetono sempre i tre protagonisti dell'impresa. Anche se non tutto è perfetto, ci si diverte parecchio.

 

ARGO DI E CON BEN AFFLECK ARGO DI E CON BEN AFFLECK ARGO DI E CON BEN AFFLECK argo-ben-affleckargo-ben-affleck

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