IL CINEMA DEI GIUSTI – CERTO CHE GIULIO BASE HA DELLE AMBIZIONI. IN QUESTO “IL VANGELO DI GIUDA”, PRODOTTO DALLA MOGLIE, TIZIANA ROCCA PER LA SUA SOCIETÀ, LA AGNUS DEI, E DALLA MINERVA PICTURES CON UN BUDGET DI 1,4 MILIONI DI EURO, OSA ADDIRITTURA RISCRIVERE IL VANGELO DALLA PARTE DI GIUDA - GIURO CHE APPREZZO MOLTO IL TENTATIVO DI GIULIO BASE DI METTERE IN SCENA LA SUA VERSIONE DELLA PASSIONE, ANCHE QUELLA DI SENTIRSI UN UNDERDOG DEL CINEMA, ANCHE SE I SOLDI DA QUALCHE PARTE SARANNO ARRIVATI, MA NON MI SEMBRA CHE IL FILM ABBIA AVUTO UN GRAN SUCCESSO IN SALA (IERI SEGNAVA UN TOTALE DI 21 MILA EURO IN DUE SETTIMANE…) - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
abel ferrara e giulio base sul set di il vangelo di giuda
Certo che Giulio Base ha delle ambizioni. Se nel precedente “Albatross”, il ritratto del militante di destra Alberico Grilz, cercava di riscrivere la strage di Bologna non come strage fascista, e questa è anche la tesi della destra al governo, e nel più imbarazzante “A la recherche” metteva in scena uno sceneggiatore non comunista, e per questo finito a scrivere i film di Franco e Ciccio, assunto da una diva francese per riscrivere addirittura “La recherche” di Proust per la regia di un malato Luchino Visconti, in questo più approfondito “Il vangelo di Giuda”, prodotto dalla moglie, Tiziana Rocca per la sua società, la Agnus Dei, e dalla Minerva Pictures con un budget di 1, 4 milioni di euro, osa addirittura riscrivere il Vangelo dalla parte di Giuda.
Dei tre ultimi film diretti da Giulio Base, anche se non mi sembra abbia avuto un gran successo in sala (ieri segnava un totale di 21 mila euro in due settimane…), mi sembra il più riuscito. Ha avuto anche una bella presentazione al Festival di Locarno. L’idea, appunto, è quella di raccontare la storia di Cristo e della Passione, dal punto di vista del massimo dell’underdog, Giuda. Che può anche andare bene.
Solo che affida tutto il film alla voce narrante e un po’ eccessiva di Giancarlo Giannini, che stiamo vedendo in una serie di film assurdi ma decisamente stracult usciti in questi mesi, a cominciare da “Tradita” con Manuela Arcuri e Monica Guerritore. E ha la bella idea di non farci vedere a volto scoperto Giuda, che è quindi obbligato a coprirsi la faccia in ogni scena o a rimanere sempre di spalle spesso in maniera un po’ limitante se non comica.
Perdendo il personaggio di Giuda come protagonista, lo ritroviamo quasi come soggettiva di un film che alterna anche buoni momenti, l’inizio con Giuda che scappa dal Golgota, la presenza come madre post-pasoliniana di Paz Vega, un Erode presentato come “porco depravato” interpretato da un ispirato Abel Ferrara, il grande albero dove Giuda troverà la morte, a altri più imbarazzanti e decisamente stracultistici.
rupert everett e giulio base sul set di il vangelo di giuda
Penso ad esempio a tutto l’inizio con il bordello dove cresce e poi diventa proprietario lo stesso Giuda che ci mostra belle figliole mezzo nude e parecchio in carne che sembra tratto da un soft di Joe D’Amato. Ma, soprattutto, limitando la storia di Giuda a osservare la storia di Gesù Cristo obbliga il regista a confrontarsi con i tanti filmoni dedicati alla vita di Cristo e alla Passione. Un po’ di Pasolini, un po’ di Mel Gibson, un po’ di Rossellini.
Giuro che apprezzo molto il tentativo di Giulio Base di mettere in scena la sua versione della Passione, anche quella di sentirsi un underdog del cinema, anche se i soldi da qualche parte saranno arrivati, ma certo non è facile confrontarsi con nomi così importanti. Inoltre la scelta di avere delle guest star importanti, scelte, leggo sui titoli di testa, dalla moglie Tiziana Rocca ingaggiata come casting di star oltre che come produttrice, obbliga a una sorta di tappeto rosso di divi esattamente come fossimo in uno dei festival della coppia Rocca-Base, Taormina o Torino.
Ecco John Savage, ecco Paz Vega, ecco Rupert Everett invecchiatissimo. Alcuni funzionano, altri no. Ma quasi nessuno recita davvero, si mettono i vestiti di scena e si fanno vedere. Tanto il tutto è raccontato dalla voce off di Giannini. Così facendo Base si obbliga a dirigere un film che ha fin troppe regole da rispettare e perde un po’ l’idea anche affascinante del racconto di Giuda e su Giuda che aveva iniziato.
E’ come se lui stesso, dalla parte di Giuda, si limitasse a una messa in scena che ha dei limiti che si è auto imposto non si capisce bene perché. Rimane però un’operazione stravagante e interessante e le scene del bordello, alla fine, me le ricordo. Decisamente superiore a “Albatross” e a “A la recherche”. In sala.
il vangelo di giuda 2
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