la primavera della mia vita

IL CINEMA DEI GIUSTI - “LA PRIMAVERA DELLA MIA VITA”, USCITO IERI IN SALA, CON I CANTANTI COLAPESCE E DIMARTINO, È UNA BUFFA OPERAZIONE CHE NON È ESATTAMENTE UN MUSICARELLO ANNI ’60 ALLA LITTLE TONY O ALLA GIANNI MORANDI - I DUE CANTANTI, SOFISTICATI, COMICI, IRRIVERENTI, SEMPRE INTELLIGENTI, DANNO VITA A UN VERO E PROPRIO FILM, ALQUANTO BIZZARRO, DIRETTO CON UN CERTO STILE E UNA VENA COMICA UN PO’ SURREALE E MOLTO SICILIANA… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

“Ti piace ‘u cinnema?”, chiede un pastore ai potagonisti fermi per il passaggio di un gregge di pecore. “Quella ha fatto Squadra antimafia”, riprende il pastore indicando una delle sue pecore star. Con “La primavera della mia vita”, uscito ieri in sala, opera prima del filmmaker catanese Zavvo Nicolosi, che lo ha scritto assieme ai suoi due protagonisti, i cantanti Lorenzo Urciullo alias Colapesce e Antonio Di Martino alias Di Martino, e al più navigato Michele Astori, siamo di fronte a una buffa operazione che non è esattamente un musicarello anni ’60 alla Little Tony o alla Gianni Morandi.

 

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

E’ vero che si parte dal successo, che poi non è certo un successo da stadi, dei due cantanti, Colapesce e Di Martino, sofisticati, comici, irriverenti, sempre intelligenti, legato ai due Sanremo, quello di un anno fa e quello di un paio di settimane fa, dove hanno presentato “Splash”, che sentiremo solo nei titoli di coda. Ma anche se i due protagonisti mettono in scena se stessi o una parte di se stessi, Antonio e Lorenzo, un celebre duo che si è lasciato ormai parecchi anni prima perché Antonio cercava qualcosa di più mistico nella sua vita e solo ora ha ricontatto il vecchio socio, non li sentiamo mai cantare o canticchiare i loro successi.

 

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

Anche la canzone del titolo del film, “La primavera della mia vita”, composta da Colapesce e Di Martino, non la eseguono loro, ma Madame, che fa parte però della stessa etichetta, quella della Sugar di Caterina Caselli, che co-produce anche il film. Cosa fanno quindi i due protagonisti cantanti se non cantano e perché dovremmo andarli a vedere? Perché danno vita a un vero e proprio film, alquanto bizzarro, diretto con un certo stile, senza zoom e movimenti di macchina per scelta autoriale, e una vena comica un po’ surreale e molto siciliana, che li vede in giro su una vecchia macchina color arancione per una Sicilia magica e meravigliosa in cerca di mitologie vere o superfinte da raccogliere per conto di un misterioso committente.

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

 

Ma se Lorenzo (Colapesce) pensa che forse può rimettersi a cantare col suo vecchio socio, il vecchio socio Antonio (Di Martino), vestito di bianco (“come un Bee Gees”), pensa invece di farsi aiutare dall’amico a compiere il suo percorso mistico per diventare qualcosa di diverso. Più che le apparizioni eccellenti, come quella di Roberto Vecchioni, di Brunori Sas, di Stefania Rocca o Corrado Fortuna, mi piacciono sia i posti meravigliosi e in gran parte ignoti della Sicilia che ci mostra il film, sia questa follia delle mitologie locali, i giganti siciliani, l’antenato siciliano di Shakespeare, Re Artù che protegge l’Etna, mischiate a stravaganze di sceneggiatura, le suore sommozzatrici, il coro degli albini.

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

 

Fa piuttosto ridere anche il rapporto tra Colapesce e Di Martino, che ci apre a una libertà diversa rispetto al cinema italiano, sempre così rigido nelle sue strutture, e che spiega il successo di certe operazioni come quella, sicilianissima, dei Me contro te. Detto questo avrei preferito qualche canzone in più e qualche apparizione in meno. Anche se Guia Jelo fa un numero favoloso. In sala per tre giorni… credo.    

COLAPESCE E DIMARTINO La primavera della mia vita

 

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