IL CINEMA DEI GIUSTI - MACCHÉ “TIR”, MACCHÉ THOHIR, C’È SOLO UN “THOR”, L’UNICO CHE FARÀ PERDERE A COLPI DI MARTELLONE QUALCHE MILIONCINO A ZALONE

Marco Giusti per Dagospia

Thor: The Dark World di Alan Taylor.

Macche' Tir macche' Thohir c'e' solo un Thor col suo martellone multiuso, pronto a spolpettare alieni di pietra come a aprire una scatola di sardine o appenderlo all'appendiabiti come fosse un ombrello (la scena che apre le sardine non c'e', ma quella dove appende il martellone entrando in casa si' e e' favolosa). Ecco.

Magari l'unico in grado di far perdere qualche milioncino a suon di martellate al Checco domimante di "Sole a catinelle" e' questo pesante Thor di Chris Hemsworth, australiano e un po' cafone (e quindi e' come se fosse un foggiano per il pubblico inglese) e talmente grosso che costringe a far salire Natalie Portman su una scatola di cartone se lo vuole proprio baciare. Del resto col suo martellone questo Thor numero due ha gia' incassato 145 milioni di dollari in patria e altri 335 all'estero.

Dopo due anni di attesa e la scappatella col gruppo di "The Avengers", Thor ritorna nella sua seconda avventura, "Thor: The Dark World", non piu' diretto da Kenneth Branagh, ma da Alan Taylor, un inglese che, oltre al raffinato "Gli abiti nuovi dell'imperatore" ha diretto una valanga di grande fiction di culto, da "Boardwalk Empire" ai "Sopranos" al fondamentale "The Games of Thrones".

Anzi, per dirla tutta, Taylor, che e' subentrato alla regia dopo che si era pensato ma non concluso con Brian Kirk e Patty Jenkins, porta nella saga Marvel proprio il mondo e l'invenzione visiva di "The Games of Thrones", visto che trascina nell'impresa anche il suo eccezionale direttore della fotografia, Kramer Morgenthau, anche se il folto gruppo di sceneggiatori e soggettisti, da Chtistopher Yost a Christopher Markus, da Stephen McFeely allo scomparso Don Payne, che firma il soggetto assieme a Robert Rodat, vengono tutti dal mondo dei supereroi.

E si sente, anche perche' l'ironia e' spesso un po' loffia e sprovveduta. Ma l'aria che si respira, come messa in scena e rinnovamento di cast, e' ormai molto vicina a quella delle saghe come "Games of Thrones" che sembrano pronte a invadere anche questo tipo di cinema.

Se Chris Hemsworth ritorna il bisteccone corpulento del primo Thor facendoci dimenticare la sua elegante interpretazione di "Rush", ma e' meglio cosi' visto che deve far ridere quando entra tutto bardato da Thor nella macchinetta di Natalie Portman, bella e perfetta, adorabile anche quando dorme, il fratello "cattivo" Loki di Tom Hiddlestone ruba la scena a tutti, come pensavamo, visto che era gia' dominante in "The Avengers".

Anthony Hopkins e' poco sopportabile come Odino come un occhio solo, meglio la mamma dei due ragazzacci Rene' Russo e Stellan Skarsgard e' sempre perfetto, anche in mutande o nudo in mezzo ai pietroni di Stonehenge. Fra le new entries i cattivi che vengono dai mondi passati, cioe' Christopher Ecclestone come Malekith (doveva essere Madds Mikkelsen), il Tadanobu Asano di "Ichi the Killer" come Hogun e I'll gigantesco Adewale Akinnuoye Agbaye come Kurse.

La storia e' fumosa come poche, con i cattivi elfi che vengono da qualche sprofondo dei tempi che vogliono non solo eliminare gli asgardiani, ma l'intero universo e si ritrovano a fare a rimpiattino con Thor a Greenwich. Non male l'idea dei set inglesi per la parte sulla terra e dei set islandesi, come in "Games of Thrones" per la parte degli elfi. Ma la cosa piu' interessante rimane lo scontro fra I due fratelli Loki e Thor.

Detto questo le scene d'azione valgono molto piu' di quelle di storia. Attenti alle partecipazioni speciali: Chris Evans come Captain America, Benicio Del Toro come The Collector, Stan Lee come se stesso, Alice Krige come Eir. I ragazzini si annoieranno un po', anche se quando Thor impugna il martellone e mena tutti funziona sempre.

 

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