BRUTTA FINE PER LE SVASTICHELLE GIALLO-ROTTE: IL CIRCOLO “BOREALE”, DOVE VIVEVA E LAVORAVA “GASTONE” DE SANTIS SARÀ DEMOLITO E L’AREA DI 30 MILA METRI QUADRI NEL VERDE SARÀ SGOMBERATA

1 - "QUEL CIRCOLO È ABUSIVO" SARÀ DEMOLITO IL CLUB DEI SUPPORTER DI DESTRA
Massimo Lugli per "la Repubblica"

Sgombero entro un mese per il circolo "Boreale", il ritrovo di estremisti di destra dove vive e lavora "Gastone". Un'area di 30 mila metri quadrati immersi nel verde e che, da tre anni, è al centro di una lunga vertenza giudiziaria.

Al numero 57/B (dove, sabato scorso, sono divampati gli scontri finiti con la sparatoria che ha lasciato a terra quattro persone) si trovano, attualmente, diverse attività: il centro culturale Ciak, un'associazione di assistenza ai disabili, l'Anpet, un campo di extreme paintball, dove si gioca alla guerra con armi ad aria compressa caricate con innocui pallini di vernice e, all'interno del circolo, il bar "Trifoglio", divenuto simbolo del partito di destra "Il popolo della vita", candidato alle regionali del 2010. Il fondatore fu Alberto Iorio, gestore del "Trifoglio", ex esponente della Destra sociale e poi candidato nel 2013 tra le fila della Destra.

Tutto questo, tra trenta giorni, non esisterà più, assicura l'assessore allo sport Luca Pancalli. «Siamo in attesa dell'avvio delle opere di demolizione e, quindi, dello sgombero da parte del XV municipio. Si stima che i legittimi proprietari possano rientrare in possesso del terreno entro la prima decade di giugno, salvo l'esito positivo di tutti gli accertamenti burocratici richiesti». Traduzione: un intoppo di pandette potrebbe bloccare tutto.

Lo sgombero non ha niente a che vedere con la giornata di sangue e paura di sabato scorso. La sentenza del Consiglio di Stato risale infatti al dicembre 2011. I giudici accolsero il ricorso della società "Real Fettuccina", vincitrice del bando per la gestione dei terreni e inflissero una maximulta al comune imponendo al Campidoglio di liberare immediatamente l'area.

L'ordinanza, però, si impigliò in una rete di controlli tecnici e lungaggini burocratiche di ogni tipo e gli abusivi continuarono, tranquillamente, a gestire le loro attività e ad abitare nelle baracche infischiandosene della sentenza. Di certo avventurarsi nella stradina che sbocca su viale di Tor di Quinto, a poca distanza dall'ingresso del Tiro a segno nazionale, vuol dire entrare in un mondo a parte. La madre di "Danielino" De Santis si fa vedere abbastanza di frequente ma non parla.

2 - NEL BUNKER DI GASTONE TRA LE BARACCHE DI TOR DI QUINTO L'OSSESSIONE PER LA CURVA SUD SVASTICHE E SLOGAN ANTI-COPS
Fabio Tonacci per "la Repubblica"

Tutto il mondo di "Gastone" sta nei nove metri quadrati del suo bunker sudicio, infilato tra le baracche di Tor di Quinto. Il poster di Miki Mantakas, il giovane missino ucciso nel 1975 a cui è dedicata la sede storica dell'Msi di Prati, dove Daniele De Santis è di casa.

Le croci celtiche e gli altri ammennicoli fascisti, ricordo di quelle spedizioni punitive che faceva al Nord con nazisti ed ex nar. Il crocifisso appeso al muro scrostato, del suo cattolicesimo integralista che lo convinse nel 2008 a candidarsi alle municipali per la lista "Il popolo della Vita". E poi, il culto per la squadra del cuore e per la romanità tatuato sulle dita, che quando si stringono a pugno si legge "Roma Spqr".

Quello che il presunto sparatore di sabato scorso rinchiuso a Regina Coeli non dice o non vuole dire su di sè, lo raccontano le foto che ha pubblicato sul suo profilo Facebook, prima che qualcuno lo cancellasse. Nickname "Danny annibal smit", sottotitolo: boia chi molla. Gastone lo ha riempito di post che la sua mente da ultras ha continuato a partorire anche quando in curva non andava più, tipo «spaccarotella pezzo di merda, ti ucciderà la giustizia divina», oppure «a morte tutte le guardie».

Le foto con Francesco Totti, entrambi sorridenti a bordo campo dell'Olimpico, sono le sue mostrine. «Che tutti sappiano, io sono amico del Capitano», sembrano dire. Era defilato in quel 21 marzo di dieci anni fa, quando i tifosi di Roma e Lazio bloccarono il derby per la notizia di un bambino morto che morto non era. Ma c'era, era lì, tra quelli che avevano scavalcato le transenne.

«Ma chi lo conosce ‘sto Danielino, mai sentito», dicono ora le nuove generazioni. Non lo hanno mai visto agitare i suoi 130 chili come un forsennato durante le partite più calde della Roma. L'ultima volta che qualcuno lo ricorda sugli spalti era a Manchester, nel 2008, la notte del 7-1 che nessun giallorosso dimentica. Poi più nulla.

«Danielino ha chiuso da tempo con lo stadio - sostiene Mario Corsi, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, la voce radiofonica del ventre della Curva Sud - vive in una baracca nel circolo sportivo Boreale con i suoi tre cani. La pistola ce l'aveva per difendere i bambini della scuola calcio dagli zingari».

Marione è una vecchia conoscenza di Daniele. Facevano parte del gruppo dei Boys, di cui Corsi è stato uno dei leader. Entrambi condividono un passato nero, e profondo. Perché raccontare Danielino in curva, è raccontarlo a metà. Prima di essere ultras, è un fascista. Militante convinto.

Di quelli duri e puri, che andava a fare le spedizioni punitive. Conquista il "disonore" della cronaca nel 1994, quando si fa arrestare con altri 18 sodali a Brescia. Lo aveva convinto Maurizio Boccacci, che del Movimento Politico Occidentale in cui aveva cominciato a militare, era il fondatore.

In una pizzeria del quartiere Tiburtino avevano organizzato un pullman per far finta di andare a vedere la partita Brescia-Roma. Su quel bus accanto a lui siedono Massimiliano D'Alessandro detto "er polpetta", di Opposta Fazione (un gruppo di violenti, slogan "meno calcio e più calci"), e Giuseppe Meloni, altro leader dei Boys. Fascisteria impastata con il tifo, il leitmotiv della miseria di Danielino.

«La procura tentò di avvalorare una pista politica - ricostruisce sul suo blog AlterUgo Ugo Maria Tassinari, saggista ed esperto di destra radicale - perché quel giorno a Brescia si eleggeva il sindaco, volevano colpire l'immagine del leghista Maroni». Ma alla fine il Tribunale li assolse tutti, nonostante - si saprà poi - a Bologna la combriccola nera avesse festeggiato la promozione della squadra partecipando a un'altra "caccia al negro" e a quattro distinti pestaggi.

Ecco chi è Danielino, detto impropriamente Gastone (è il soprannome di un suo amico). Due anni dopo, siamo nel 1996, viene coinvolto sempre con la solita "compagnia di giro" di Mario Corsi, nell'inchiesta sui presunti ricatti della tifoseria ai danni della società, di cui Franco Sensi era diventato da poco presidente. È l'occasione per legarsi a un altro personaggio del milieu fascista di Roma Nord, Giuliano Castellino.

«Fummo tutti assolti quella volta», ricorda. Ora, a 48 anni, Danielino continua la sua lotta politica. Con il Movimento Sociale Europeo, a fianco di Castellino. E con il Trifoglio di Alfredo Iorio, che dopo lo stupro Reggiani occupò a Tor Di Quinto l'area dove De Santis ha costruito il suo bunker.

 

gastone daniele de santis facebook CIRCOLO US BOREALE A ROMA TOR DI QUINTO gastone daniele de santis facebook CIRCOLO US BOREALE A ROMA TOR DI QUINTO CIRCOLO US BOREALE A ROMA TOR DI QUINTO CIRCOLO US BOREALE A ROMA TOR DI QUINTO DANIELE GASTONE DE SANTIS DANIELE DE SANTIS GASTONE tifosi bloccano derby foto mezzelani gmt GASTONE DE SANTIS con i cani

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...