“ALL’INIZIO LA MIA CARRIERA È STATA FACILITATA: AVEVO UN PADRE NOTO, ERO “CARUCCIO”, POI HO COMINCIATO A ESSERE BRAVO” – CLAUDIO AMENDOLA PARLA DEL RITORNO IN TV DEI CESARONI - “FORSE OGGI SONO NEL PERIODO MIGLIORE DELLA MIA VITA. HO SMUSSATO TANTI SPIGOLI DEL MIO CARATTERE, PRIMA TENDEVO ALLO SCONTRO, OGGI L’UNICO OBIETTIVO CHE HO È FARMI VENIRE ALTRE RUGHE D’ESPRESSIONE DOVUTE ALLE RISATE” – E SULLA FAMIGLIA DEL BOSCO DICE…
Fulvia Caprara per lastampa.it - Estratti
«Per decidere di essere un bravo attore ci ho messo un po’, ho cominciato talmente giovane, avevo un padre noto, ero “caruccio”, romano, negli anni in cui la Roma vinceva lo scudetto ed era una squadra simpatica. .. all’inizio la mia carriera è stata facilitata, poi ho iniziato a incontrare registi importanti, che raccontavano storie impegnate, e allora mi sono detto “forse ’sto mestiere lo sto imparando bene”». Nella campagna che circonda Anguillara, comune affacciato sul lago di Bracciano, a Nordovest della capitale,
Claudio Amendola sta girando L’eterna luce del giorno, dramma apocalittico liberamente ispirato a una storia vera, diretto da Lorenzo Giovenga che firma la sceneggiatura con Giuliano Giacomelli e con Heidrun Schleef (script editor): «Quando ho letto il copione, gli ho detto “ma voi siete pazzi”».
Perché?
«È un film molto particolare, inusuale, racconta la storia di un padre che si ritrova da solo con una figlia, Luce, interpretata da Anna Mangiocavallo, cui è stata diagnosticata la SCID, una rarissima malattia delle difese immunitarie che rende chi ne è colpito incompatibile con la vita, alla mercè di tutto, una folata di vento può essere letale, un raffreddore una condanna a morte.
CLAUDIO AMENDOLA E MATTEO BRANCIAMORE - I CESARONI
Nel tentativo di salvare la sua bambina, il mio personaggio, Renato, prova a isolarla, creando una camera asettica, un posto dove farla vivere, lontana da tutto e tutti, in fondo una specie di gabbia. Per riuscire a farla restare lì, le dice che fuori non c’è niente, che il mondo è finito. Tocca a lui raccontare alla ragazzina quello che c’era prima, fino al momento in cui qualcosa rende impossibile la permanenza in quella situazione borderline».
L’ambientazione e anche un po’ la storia fa pensare al caso della famiglia del bosco. Che cosa ne pensa?
«Viviamo in una società che ha messo in dubbio tante cose che per noi erano scontate, sacrosante. Tipo che i ragazzini devono andare dal pediatra e a scuola. Vedo che ora tantissima gente educa i bambini in un’altra maniera, ho un sacco di amici che hanno fatto fare ai loro figli scuole elementari alternative.
Non riesco a dare un giudizio sulla famiglia nel bosco o almeno fatico a farlo, ma secondo me a certe cose non si può rinunciare, penso all’obbligo vaccinale, alle relazioni sociali, alla scuola. Quei bambini sembrano sani, sorridenti, legati ai genitori, però è anche vero che far parte di questo Paese vuol dire aver scelto di usare i servizi sociali, avere uno Stato che si occupa delle nostre difficoltà».
Come definirebbe questo momento della sua vita?
«Felicissimo, perché stanno per tornare in tv I Cesaroni, un pezzo importantissimo della mia carriera. Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto, sono affezionato a quell’esperienza, ho fatto la regia e mi sono divertito tanto, conosco la materia, mi piaceva raccontare la storia, so davvero fino in fondo qual è l’anima di quella famiglia.
In più, ho ritrovato gli attori che da ragazzi sono ormai diventati uomini, è stato bellissimo vederli tornare sul set, nella casa ricostruita, Federico ci è cresciuto, era il figlio più piccolo, aveva 6 anni, è uscito da lì che ne aveva 15 e ora ne ha 27. Matteo Branciamore era un ragazzino, ora è un quarantenne, sul set si sono commossi, piangevano. E poi è stata una prova molto forte, dal punto di vista emotivo».
Perché?
«Mi è pesata tanto la mancanza di Antonello Fassari. Anche se non c’è più, ho avuto l’impressione che stesse sempre lì, con noi. Non sono credente, ma la sua presenza positiva l’ho avvertita eccome, era vicino a me. È stato molto commovente. La prima volta che sono entrato nella bottiglieria e mi sono messo il grembiule, mi è venuto naturale guardarmi intorno e chiedermi “e Antonello, dov’è?”. La nostra è stata un’amicizia profonda, vera, mi manca tantissimo».
claudio amendola - max tortora- antonello fassari
Rispetto ai primi Cesaroni, si sente cambiato?
«Sì, in effetti non credevo che il tempo fosse così galantuomo, forse oggi sono nel periodo migliore della mia vita. Ho smussato tanti spigoli del mio carattere, sono più sereno, prima tendevo allo scontro, oggi l’unico obiettivo che ho è farmi venire altre rughe d’espressione dovute alle risate. Guardo quello che succede nel mondo e penso che non bisogna lamentarsi, che, a questo punto dell’esistenza, bisogna solo rilassarsi e godersela».
Ha avuto momenti diversi?
«Sicuramente sì, per gli uomini gli anni della formazione durano tanto, molto più che per le donne, arrivi alla soglia dei 60 e solo allora ti rendi conto che hai capito qualcosa».
CLAUDIA GERINI CLAUDIO AMENDOLA FUORI LA VERITA
ferruccio amendola claudio amendola 1
CLAUDIO AMENDOLA E RICKY MEMPHIS - I CESARONI
antonello fassari claudio amendola
claudio amendola
claudio amendola con il figlio foto mezzelani gmt 3184
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claudio amendola
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