1- GIORNI D’ATTESA (NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO) E DI PAURA (DEBITI PER UN MILIARDO) NELL’EX FORTEZZA DI VIA SOLFERINO DOVE PER LA TERZA VOLTA GLI AGNELLI DI KAKI ELKANN TORNANO AL COMAMDO INSIEME ALLA MEDIOBANCA DI NAGEL & PAGLIARO 2- A DISPETTO DEI SOGNI DI DIEGO LO SCARPARO A PALLINI IL PATTO RCS C’E’ E NON MOLLERA’ IL GIOCATTOLONE PRIMA DELLA SCADENZA DEL 2014 (USCITA DI ABRAMO BAZOLI) 3- I TORMENTI DI FLEBUCCIO DE BORTOLI CHE, A SORPRESA, RECITA IL DE PROFUNDIS PER I GIORNALISTI DELLA CARTA STAMPATA “SEMPRE PIU’ ANTIPATICI, ARROGANTI E SUPERFICIALI” 4- E ANNUNCIA L’ENNESIMO RESTYLING GRAFICO E LA NASCITA DEL CRONISTA SOCIAL NETWORK 5- NELL’ATTESA DELLA CURA DIMAGRANTE (PEZZI BREVI PER VELOCIZZARE LA LETTURA STILE WEB) OGNI SETTIMANA PUBBLICA LE LENZUOLATE-RECENSIONE DI CITATI E PAOLINO MIELI 6- NEPPURE L’AZIENDA SA (O FA FINTA) QUANTE COPIE IL QUOTIDIANO VENDE IN EDICOLA

Tina A.Commotrix per Dagospia

"La terza volta degli Agnelli".
A chi osserva attentamente cosa accade (e non) all'interno dell'ex fortezza "Corriere della Sera" viene spontaneo il riferimento al ruolo decisivo avuto dalla famiglia torinese negli "anni dell'emergenza". Periodi che, ciclicamente, avevano colpito pesantemente i bilanci del quotidiano milanese.

Per ben due volte, l'Avvocato, nonostante il parere contrario del nume tutelare di Mediobanca, Enrico Cuccia, è entrato da padrone in quello che è stato il santuario editoriale prima della famiglia Crespi, con a capo la zarina Giulia, e - tra fine degli anni Settanta e inizi Ottanta -, degli eredi (dissoluti) del mitico ex martinit, Angelo Rizzoli.

L'AVVOCATO E IL "MORDI E FUGGI" IN VIA SOLFERINO
Due i blitz degli Agnelli in via Solferino, per poi ritirarsi con pari abilità nella "loro" fidata Torino.
A volte, lasciando in eredità ai nuovi arrivati (o imposti) qualche buco di bilancio, a dir poco sospetto. A mo' d'esempio, poco edificante, va ricordato il caso Fabbri. Doppia vendita tipo pacco-contropacco "alla napoletana", che è stata oggetto d'indagine della magistratura.

Tuttavia, l'Avvocato, almeno fino alla sua scomparsa, ha mantenuto il potere di ultima parola sul nome dei direttori che sarebbero andati a sedersi nella stanza del fondatore Luigi Albertini.
A proposito di Caste, che tanto fanno agitare i Gabibbo alle vongole solferine quando non si tratta dei Poteri marci.

GIANNI, IL LORD PROTETTORI DEI DIRETTORI MI-TO
Un ruolo di Gran Protettore di via Solferino che negli ultimi tempi l'Avvocato ha condiviso con il banchiere cattolico Abramo Bazoli e con il suo ex top manager di fiducia, Cesare Romiti. Al quale Agnelli, negli anni Novanta, ha ceduto la maggioranza delle azioni dell'Rcs Media Group come buonuscita (pretesa) per i servigi offerti nei suoi lunghi anni di lavoro alla Fiat (Tangentopoli inclusa).

Già, ora siamo alla terza volta degli Agnelli al "Corriere della Sera".
E non soltanto attraverso la Fiat. La fabbrica di automobili da cui la famiglia Agnelli è stata, di fatto, "espropriata" dal furbetto con il maglioncino unto, Sergio Marchionne. A muoversi verso il Corriere e anche l'holding di famiglia, l'Exor, guidata dal giovane e John Elkann.
Il rampollo della casa, come ha rilevato Vittorio Malagutti su "il Fatto", puntava a espandersi nel Far Est, ma ha finito per investire solo sulla Juventus neo campione d'Italia.
Un po' pochino visto viste le loro iniziali ambizioni.

IL GIOCATTOLONE "CORRIERE" CHE PIACE A YAKI ELKANN
Il nipote dell'Avvocato è stato tra i protagonisti dell'ultima scaramuccia che si è combattuta in via Solferino per il controllo del Rcs Media Group. A dispetto da quanto dichiarato da Dieghito Della Valle nella sua ultima pirotecnica apparizione al tavolo dei grandi soci: "il patto non c'è più". Il Soviet di carta è destinato invece ad arrivare alla sua scadenza naturale del 2014.
Però, con due nuovi protagonisti forti: la Fiat-Exor degli eredi Agnelli e la Mediobanca di Nagel&Pagliaro.

FIAT-MEDIOBANCA FANNO PESARE LE LORO AZIONI IN RCS
Cioè, del primo e del secondo azionista riuniti oggi nel "patto di sindacato". Insieme (o alleati) rappresentano un "vincolante" nell'Rcs superiore al 40%. Quota che potrebbe arricchirsi di un altro 6%, se le Generali - come annunciato dal suo ceo, Giovanni Perissinotto -, dovessero conferirle ai pattisti.

"Chi sarà il nuovo amministratore delegato dell'Rcs? Chiedetelo a Mediobanca, ormai qui decidono tutto loro", è stato il salace commento del consigliere Massimo Pini (Gruppo Ligresti) uscendo dall'ultimo board dell'holding.
Questo sembra essere allora il nuovo quadro proprietario "forte" del gruppo di cui il "Corriere della Sera" è l'unico fiore all'occhiello.
Sia pure un po' appassito con gli anni.

L'ABBRACCIO MORTALE DI FLEBUCCIO CON RIGOR MONTIS
Un gruppo editoriale obbligato, ancora una volta, a fronteggiare una pesante crisi finanziaria (bilancio in profondo rosso).
E alla ricerca di una nuova identità politico-editoriale che dopo tre anni il suo attuale direttore, Flebuccio de Bortoli, non è riuscito ancora a mettere a fuoco.
Come dimostra anche l'abbraccio mortale con l'ultimo salvatore della Patria, il modesto premier Rigor Montis.

Certo, sulla crisi del giornalone milanese pesano sia l'attuale congiuntura dell'intero settore sia gli errori, a dir poco sciagurati, delle acquisizioni in Spagna (gruppo Recoletos).
E quello di dover dipendere da una multi-proprietà che raccoglie il meglio (e il peggio) dei Poteri marci. Raccolti dentro un "patto di sindacato" che del futuro della carta stampata (e del web) non importa un fico secco.

IL SOVIET CORRIERE CHE SOGNA OGNI DI' LA PRAVDA
Una sorta di Soviet di Lor signori che hanno pagato le proprie quote d'ingresso non per arricchirsi - questo almeno gli va riconosciuto anche se in negativo! -, ma per non essere "disturbati" nelle loro spericolate manovre politico, finanziarie e imprenditoriali.
Altro che "salotto buono"!

La proprietà del "Corriere della Sera" rassomiglia a un club d'intoccabili che, considera il giornale come la "Pravda" d'altri tempi.
Tanto da costringere, di volta in volta, i suoi direttori a contorcimenti informativi ridicoli e grotteschi, quanto offensivi della loro dignità professionale. E della stessa autonomia della redazione, che invece dovrebbero difendere e garantire.

L'OSSEQUIO A TRONCHETTI DA MIELI A DE BORTOLI
Nell'era di Paolino Mieli fu esemplare la sua "sudditanza" nei confronti del socio Marco Tronchetti Provera nella vicenda dei dossier illegali della Telecom-Pirelli.
Fino al punto di emarginare il suo vice direttore (ad personam), Massimo Mucchetti, spiato dall'ex azienda pubblica perché sospettato di "scarsa fedeltà" nei confronti dell'azionista.
In quell'occasione Mieli schierò le mejo firme del Corrierone per dimostrare che gli spioni di Tavaroli agivano di nascosto della Telecom-Pirelli: dal politologo à la carte, Angelo Panebianco, al fidato servitore di virgole al retrogusto mielesco Pierluigi Battista.

Tesi ardita, che - l'altro giorno - è stata smantellata dalla Cassazione.
Nel processo in corso a Milano la corte Suprema ha stabilito (e motivato) che la security guidata da Giuliano Tavaroli agiva soltanto "nell'interesse effettivo delle società" che lo pagavano (Telecom-Pirelli).

IL DISINCANTO DI FDB PER LA CARTA STAMPATA
Peccato, però, che la notizia-scoop del "Corriere", firmata dall'ottimo cronista Luigi Ferrarella, sia stata collocata da Flebuccio de Bortoli, in piena continuità con il Mieli introncchettato, in fondo a una delle pagine interne. E (ari)peccato grave che nella titolazione non si sia fatto alcun cenno al grande sconfitto-imputato di quella dura battaglia legale: Marco Tronchetti Provera.

Intanto, su "Italia Oggi" sono usciti alcuni dettagli del piano editoriale 212-2013 elaborato da De Bortoli, insieme all'attuale direttore generale della divisione quotidiani Giulio Lattanzi. Che Flebuccio sponsorizza come successore dell'amministratore delegato, Antonello Perricone. In realtà con scarsa udienza da parte dei suoi padroni.

PER FDB IL GIORNALISTA DI CARTA E' UNO ZOMBIE
"I giornalisti risultano sempre più antipatici, arroganti e superficiali. Il giornalista della carta stampata non esiste più. Si scrive per tutto il sistema Corriere", proclama de Bortoli. E ancora: "L'immagine del giornale deve avvicinarsi sempre di più alle edizioni digitali" e dovranno essere "ripensate la grafica e i primi piani".
Vecchi e nuovi ritornelli per le orecchie (insordite) di una redazione che, un giorno sì e l'altro pure, si è sentita ripetere dal direttore di turno il pistolotto: pezzi brevi perché c'è la tv, la radio e l'informazione on line.

Insomma, serve un giornale più snello e veloce.
Poi accade che le recensioni-mattone dello storico senza storia, Paolino Mieli, occupano settimanalmente due pagine del giornale, e l'aurea regola debortoliana va a farsi fottere, regolarmente.
Si stampano le lenzuolale mielesche (o del critico letterario Pietro Citati a 4 mila euro cadauna) e si taglia una pagina allo sport (da quattro a tre). E nonostante i proclami si torna al giornale grasso "alla Botero" aborrito da Flebuccio.

AAA CERCASI AD PER L'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE
Dall'insolito editto editoriale di Flebuccio ai tormenti di una proprietà che non riesce a trovare un nuovo amministratore delegato. Uno almeno che non sia al momento disoccupato. E una ragione c'è.
Nessuno che ricopra un ruolo simile in un'azienda è disponibile a fare il passa-carte del Soviet supremo proprietario del Corriere.

Già, perché in Rcs i poteri dell'ad contenuti nello statuto del gruppo riguardano "l'ordinaria amministrazione della società".
La scelta, ha annunciato Abramo Bazoli arrivato al suo ultimo giro nell'ex Rizzoli da lui salvata ai tempi del crack Ambrosiano, avverrà entro il mese di maggio (sarà Pietro Scott Jovane).

MA QUANTE COPIE VENDE IN EDICOLA IL CORRIERE?
Ora se voi domanda a un qualunque produttore di elettrodomestici (o altro) quante lavatrici ha venduto nel corso dell'anno potrete conoscerne il numero della merce piazzata sul mercato. Ma se un azionista dell'Rcs chiede ai suoi vertici il numero delle copie vendute in edicola dal Corriere non troverà risposta.
Della serie, incredibile ma vero.
Tutto ciò è accaduto all'ultima assemblea dell'Rcs Media Group: gli amministratori non hanno saputo quantificare nemmeno le copie incassate nel 2010.
Reticenti o bugiardi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

agnelli enrico cucciaANGELO RIZZOLIedoardo gianni agnelliBAZOLICesare Romiti DIEGO DELLA VALLE ALBERTO NAGEL E RENATO PAGLIAROMASSIMO PINI de bortoliMassimo MucchettiMARCO TRONCHETTI PROVERA JOHN ELKANN E LAVINIA BORROMEO ALLA MILLE MIGLIA jpegJOHN ELKANN E LAVINIA BORROMEO ALLA MILLE MIGLIA jpegJOHN ELKANN ALLA MILLE MIGLIA jpegGiuliano Tavaroli

Ultimi Dagoreport

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’