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SCRITTI FALLACI SU PASOLINI - DAL DISGUSTO PER LA MATERNITA’ AL SESSO COME PECCATO, IL POETA SECONDO LA FALLACI: “INVOCAVI LA VIOLENZA QUALE UNICO MEZZO PER COMPIACERE E CASTIGARE IL DEMONIO CHE BRUCIAVA IN TE"

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Lettera di Oriana Fallaci a Pier Paolo Pasolini scritta per "L'Europeo" e ripubblicata da "il Giornale"

 

Quando Pasolini morì, il 2 novembre del 1975, Oriana Fallaci lo conosceva da oltre 10 anni. Erano diventati grandi amici a New York. E quando L’Europeo nei giorni dopo il delitto dedicò un numero allo scrittore scomparso, lei gli rese omaggio in forma di lettera: una missiva che è un ritratto senza sconti dell’amico e che pubblichiamo in questa pagina, tratta dal volume Pasolini un uomo scomodo.

 

La Fallaci intraprese anche una controinchiesta sulla morte di Pasolini, sempre pubblicata sull’Europeo, in cui smontava la tesi ufficiale dell’unico colpevole (l’allora minorenne Pelosi) e indicava - in base a un testimone oculare - la pista del delitto di gruppo. Per questi articoli la Fallaci finì a processo, dove si rifiutò di rivelare le sue fonti: fu condannata a quattro mesi e sperimentò la scarsa solidarietà dei colleghi

 

ORIANA FALLACI 9ORIANA FALLACI 9

Da qualche parte, Pier Paolo, mischiata a fogli e giornali ed appunti, devo avere la lettera che mi scrivesti un mese fa. Quella lettera crudele, spietata, dove mi picchiavi con la stessa violenza con cui ti hanno ammazzato. Me la sono portata dietro per due o tre settimane, le ho fatto fare il giro di mezzo mondo fino a New York, poi l' ho messa non so dove e mi chiedo se un giorno la ritroverò. Spero di no.

 

Vederla di nuovo mi farebbe male quanto me ne fece quando la lessi e rimasi intirizzita a fissar le parole, sperando di poterle dimenticare. Non le ho dimenticate, invece. Posso quasi ricostruirle a memoria.

 

Più o meno, così: «Ho ricevuto il tuo ultimo libro. Ti odio per averlo scritto. Non sono andato oltre la seconda pagina. Non voglio leggerlo, mai.
 

Non voglio sapere cosa v' è dentro la pancia di una donna. Mi disgusta la maternità.
Perdonami ma quel disgusto io me lo porto dietro fin da bambino, quando avevo tre anni mi sembra, o forse eran sei, e udii mia madre sussurrare che...».
 

Non ti risposi. Cosa si risponde, scrivendo, a un uomo che piange la sua disperazione di trovarsi uomo, il suo dolore d' essere nato da un ventre di donna?

FALLACI COVER LIBRO PASOLINIFALLACI COVER LIBRO PASOLINI

 

Non era una lettera diretta a me, del resto, ma a te stesso, o meglio, alla morte che rincorrevi da sempre per mettere fine alla rabbia d' essere venuto al mondo grazie a una pancia gonfia, due gambe divaricate, un cordone ombelicale che si snoda nel sangue.
E come consolarti, placarti, di una simile ineluttabilità?
 

Le parole con cui consolarti erano nel libro che tu rifiutavi con ira, l' unico modo per placarti sarebbe stato prenderti fra le braccia: amarti come solo una donna sa amare un uomo. Ma tu non hai mai permesso a una donna di prenderti fra le braccia, amarti. Quel nostro ventre da cui sei uscito ti ha sempre riempito di orrore.
 

Fuorché tua madre che veneravi come una Madonna messa incinta dallo Spirito Santo, dimenticando che anche tu eri stato legato a un cordone ombelicale che si snoda nel sangue, noi donne ti incutevamo fisicamente un disgusto. Se ci accettavi, era per pietà.
 

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Se ci perdonavi, era per volontà. E in ogni caso non dimenticavi mai la leggenda che dà a noi la colpa d' aver colto la mela, scoperto il peccato. Odiavi troppo il peccato, il sesso che per te era peccato. Amavi troppo la purezza, la castità che per te era salvezza. E meno purezza trovavi più ti vendicavi cercando la sporcizia, la sofferenza, la volgarità: come una punizione.
 

PASOLINI DAVOLIPASOLINI DAVOLI

Come certi frati che si flagellano, la cercavi proprio col sesso che per te era peccato. Il sesso odioso dei ragazzacci dal volto privo di intelligenza (tu che avevi il culto dell' intelligenza), dal corpo privo di grazia (tu che avevi il culto della grazia), dalla mente priva di bellezza (tu che avevi il culto della bellezza). In loro ti tuffavi, ti umiliavi, ti perdevi: tanto più voluttuosamente tanto più essi erano infami. Di loro ci cantavi con le tue belle poesie, i tuoi bei libri, i tuoi bei film.
 

Da loro sognavi d' essere ucciso prima o poi per compiere il tuo suicidio. Sono cattiva a dirti questo? Sono crudele anch' io? Forse, ma sei stato tu ad insegnarmi che bisogna essere sinceri a costo di sembrare cattivi, onesti a costo di risultare crudeli, e sempre coraggiosi dicendo ciò in cui si crede: anche se è scomodo, scandaloso, pericoloso.

 

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Tu scrivendo insultavi, ferivi fino a spaccare il cuore. Ed io non ti insulto dicendo che non è stato quel diciassettenne ad ucciderti: sei stato tu a suicidarti servendoti di lui. Io non ti ferisco dicendo che ho sempre saputo che invocavi la morte come altri invocano Dio, che agognavi il tuo assassinio come altri agognano il Paradiso. Eri così religioso, tu che ti presentavi come ateo.
 

Avevi un tale bisogno di assoluto, tu che ci ossessionavi con la parola umanità. Solo finendo con la testa spaccata e il corpo straziato potevi spengere la tua angoscia e appagare la tua sete di libertà. E non è vero che detestavi la violenza.
 

Col cervello la condannavi, ma con l'anima la invocavi: quale unico mezzo per compiacere e castigare il demonio che bruciava in te. Non è vero che maledicevi il dolore. Ti serviva, invece, come un bisturi per estrarre l' angelo che era in te.

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