zerocalcare questo mondo non mi rendera cattivo

IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – STASERA CHE VEDIAMO SULLE PIATTAFORME? - VI CONSIGLIO SICURAMENTE LA NUOVA SERIE DI ZEROCALCARE, “QUESTO MONDO NON MI RENDERÀ CATTIVO” - CON I SUOI ATTACCHI IMMEDIATI E PRECISI ALLA POLITICA DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, È DI FATTO L’UNICA SERIE DAVVERO DURA E DI OPPOSIZIONE ALL’ATTUALE GOVERNO CHE SI SIA VISTA OGGI NEL PAESE. E NON È ASSOLUTAMENTE RADICAL CHIC, ANZI METTE IN SCENA ZECCHE E FASCI DI PERIFERIA CON UN CANDORE CHE IL NOSTRO CINEMA NON RIUSCIRÀ MAI, AHIMÉ, A FARE… - VIDEO

 

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Marco Giusti per Dagospia

 

Stasera che vediamo? Vi consiglio sicuramente la nuova serie animata scritta e ideata da Zerocalcare, “Questo mondo non mi renderà cattivo”, sei episodi diretti da Davide Rosio e Giorgio Scorza, prodotti con attenzione da Movimenti, lo studio d’animazione più importante d’Italia, che arriva a neanche due anni di distanza dalla prima fortunata serie di Zerocalcare, “Strappare lungo i bordi”, che aveva la stessa impostazione da graphic novel, e le voci di Zerocalcare come se stesso e di Valerio Mastandrea come l’Armadillo, la sua pesante coscienza che lo bacchetta in continuazione.

 

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Con i suoi attacchi immediati e precisi alla politica della “sostituzione etnica” rilanciata ora dal ministro Lollobrigida, ma ispirata anni fa dalla stessa Giorgia Meloni e giocata come campagna elettorale nelle periferie, è di fatto l’unica serie davvero dura e di opposizione all’attuale governo che si sia vista oggi nel paese. Piena di battute, romanissime, spesso poco comprensibili perché tutti parlano a raffica, ma decisamente immediate, come “E’ lella, lo voi capì. Gli piace la fregna!”, almeno mette le cose in chiaro da subito. E non è assolutamente radical chic, ha anzi toni meloniani di periferia, Rebibbia e dintorni, codici che uniscono zecche e fasci (gli amici in galera non si mollano), personaggi veri, dialoghi fin troppo realistici.

 

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Ai limiti spesso del poco comprensibile. Gioca, anzi, su questa non comprensibilità, sul parlare ciancicato e veloce di tutti i personaggi. E mette in scena zecche e fasci di periferia con un candore che il nostro cinema di Prati e dintorni non riuscirà mai, ahimé, a fare. Può non piacervi. Regolare. Ma non solo è la migliore trasposizione cinematografica possibile della graphic novel più venduta e amata d’Italia, che tutti i ragazzini adorano, è anche un preciso ritratto di un paese visto dal basso e non dal mondo dei talk show della 7

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La strada dei quartieri alti.

Per qualcosa di più classico vi propongo su Netflix il bellissimo film di Jack Clayon "La strada dei quartieri alti" ("Room at the Top", 1959) dove Laurence Harvey, è un giovane arrampicatore sociale che viene dalla working class inglese e sbarca in una cittadina ultrasnob, Warney, con l'idea di arrivare presto in cima con ogni mezzo. Punta alla figlia del più ricco del posto, Heather Sears, con genitori impossibili, e intanto inizia una storia con la moglie francese malsposata di un riccastro, Simone Signoret, più grande di lui di dieci anni.

La strada dei quartieri alti.

 

Arriverà dove vuole arrivare, ma ne pagherà un prezzo. Bellissimo dramma sui conflitti di classe della società inglese, girato da Clayton, un grande regista oggi un po' dimenticato ("Il grande Gatsy") e fotografato da Freddie Francis ("Elephant Man") in un incredibile bianco e nero, che lanciò la stella di Laurence Harvey nei primi anni '60. Ma la più brava di tutti è Simone Signoret, affascinante, intelligente, profonda e sensibile.

 

Black Medusa

Subito dopo mi sono visto su Mubi un altro film in bianco e nero, un mystery/horror tunisino girato nella Tunisi della post-rivoluzione, "Black Medusa", opera prima scritta e diretta dai fratelli Youssef e Ismael Chabbi, dove si muove una bella ragazza sordomuta, Nada, interpretata da Nour Hajiri, che di giorno è tranquilla, lavora come editor di start app on-line, ma di notte diventa una serial killer di maschi, che prima addormenta e poi massacra in vari modi.

Black Medusa

 

Diciamo che la sua è una vendetta, anche se non ci viene bene spiegato di cosa. Nel corso di nove notte violente, Nada compie una serie di delitti e si innamora di una ragazza algerina che lavora con lei, Noura, interpretata da Rhim Hayouni. Il mito di Medusa è ovviamente citato, ma il film si muove in un horror molto simile a certi film di Abel Ferrara ("Ms 45") e poi di Ana Lily Anarpour ("A Girl Walks Home Alone at Night"). Piuttosto terrificante. Ma dopo mezzanotte è il film giusto.

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