dago sky

FERMI TUTTI! STASERA, ULTIMA PUNTATA DI ‘DAGO IN THE SKY’ - ZINCONE SU “SETTE”: “TRENTA MINUTI GONFI DI IMMAGINI E DI SUONI. COLTISSIME ANALISI ANTROPOLOGICHE SI INTRECCIANO A CONSIDERAZIONI ULTRA POP: DAL CORPO TATUATO COME BENE RIFUGIO AL RUOLO DEL PENE NELL’ARTE” - “LA POST-VERITÀ È STATA INVENTATA DAI GIORNALISTI LE CUI TESTATE HANNO AVALLATO PER ANNI BUGIE E IDIOZIE DI OGNI TIPO, CHE NON HANNO CAPITO LA BREXIT E TRUMP” – ARCHEO DAGO: “FAMOSE N’ACIDO…” - DAGO FOTOSTORY

DAGO IN THE SKY

 

 

Vittorio Zincone per ‘Sette’ del Corriere della Sera

 

Una tavola da surf appesa al muro con sopra stampato uno scheletro dal volto ridente. La gigantografia di un nudo femminile, crudo. Teschietti di cerbiatto a mo’ di trofeo. Il busto di Pippo Baudo con gli occhialini tondi di John Lennon. Quadri, sculture, installazioni, bambole, statuette del presepe. Un groviglio di oggetti multicolor che pendono dal soffitto. Ricordi, ritratti e scatti famigliari, ammassati uno sopra all’altro.

DAGO X OLIVIERO TOSCANI DAGO X OLIVIERO TOSCANI

 

dago intervistatodago intervistato

La scrivania è completamente sommersa da giornali e da riviste. C’è anche un florilegio di falli: spuntano da ogni angolo, di ogni dimensione e materiale. Uno, dorato e alato, è circondato da icone della Madonna. Dico: «Qui un prete creperebbe d’infarto». Replica: «Qui ci entrano spesso monsignori e porporati».

 

Siamo a casa di Roberto D’Agostino, giornalista e dj, 68 anni, da 16 padre padrone del sito www.dagospia.com, gazzettino d’informazione on line, senza freni. Clic, clic. «Guardi qui», sorride mostrandomi una schermata del pc. «Ieri ho avuto due milioni di visualizzazioni!».

 

anteprima di dago in the sky (4)anteprima di dago in the sky (4)

Da qualche mese D’Agostino ha trasferito il suo horror vacui domestico in tv: la trasmissione Dago in the Sky è un uovo catodico. Ogni puntata trenta minuti gonfi di immagini e di suoni. Coltissime analisi antropologiche si intrecciano a considerazioni ultra pop: dal corpo tatuato come bene rifugio al ruolo del pene nell’arte, passando per la politica, «che ormai è un relitto perfetto» e per la pornomania.

 

dago quelli della notte dago quelli della notte

Spiega: «La tv da anni fa radiofonia. Nei talk si parla, ma non succede nulla. I telespettatori quindi si distraggono. La mia sfida è incollarli allo schermo, sparando raffiche di idee, di video e di pezzi musicali. Mentre guardano non devono mai avere la tentazione di prendere in mano il telefonino. Io e Anna Cerofolini, altra artefice del progetto, prendiamo tutto il materiale dalla Rete».

 

 

roberto d'agostino 4roberto d'agostino 4

L’intervista si svolge in una saletta con vista Cupolone. D’Agostino, outfit post punk, porta un tutore al polso sinistro: «Scafoide rotto. Fa male. Non riesco manco ad allaccia’ i pantaloni». Vino rosé e taralli. Un piattino pieno di scaglie di parmigiano è appoggiato in bilico su un libro fotografico di Helmut Newton e copre il profilo black&white di Gianni Agnelli.

 

L’Avvocato ha a che fare con la nascita del sito Dagospia.

«Alla fine degli anni Novanta avevo una rubrica di gossip e di costume su l’Espresso».

 

dago-damiana leonidago-damiana leoni

La spia.

«Mentre era in corso l’America’s Cup, a Oakland in Nuova Zelanda, mi raccontarono un aneddoto gustoso: Agnelli era voluto salire sopra Luna Rossa e dopo quella visita… all’imbarcazione ne erano successe di tutti i colori. Patrizio Bertelli, il proprietario, aveva esclamato: “Agnelli porta sfiga”. Riportai tutto».

 

Lesa maestà.

«Nel giro di qualche giorno la mia rubrica passò da cinque pagine a una. Me ne andai. Barbara Palombelli, che allora aveva aperto uno dei primi blog giornalistici, mi consigliò di trasferirmi sul web».

dago dago

 

I primi pezzi pubblicati su Dagospia?

MUTANDE PAZZE DAGO E BUSI MUTANDE PAZZE DAGO E BUSI

«Ne scrivevo tre al giorno. Pensavo di fare solo un sito di costume. Ma dopo una settimana mi proposero una bomba: lo smascheramento dell’operazione Enel-Telemontecarlo. Il simbolo dell’accordo era l’assunzione di Sonia Raule, moglie di Franco Tatò, come capo dei programmi di Tmc. Titolai: dal materasso alla Rete».

 

Gossip e sabotaggio finanziario.

«Feci zompare anche una fusione che coinvolgeva Banca Intesa e le Generali».

anteprima di dago in the sky (2)anteprima di dago in the sky (2)

 

Non teme di essere usato dalle fonti come una clava contro i loro nemici?

«Frequento le redazioni da molto tempo. A parte quelli, rari, frutto di un’inchiesta, so che gli scoop arrivano su un foglietto, o su una chiavetta usb. E quel che c’è scritto sul foglietto o nei file ha sempre delle conseguenze».

 

Quando ha cominciato a fare il giornalista?

«A tempo pieno dalla fine degli anni Settanta, quando decisi di lasciare il posto in banca. Sono stato tra assegni e cambiali per dodici anni: avevo la sedicesima». 

dago e renato zero 1dago e renato zero 1

 

Ora, con Dagospia, le danno dell’avvelenatore di pozzi, anche un po’ moralista.

«Moralista? Lo sono quanto lo può essere chi fa satira. Anche Crozza allora è moralista. Mi diverto a svelare i tic degli italiani».

 

Fioccano querele.

«Ho una linea diretta con il mio avvocato».

 

L’ultimo che si è arrabbiato con lei chi è?

«Michele Santoro».

 

Lei lo ha soprannominato Sant’Euro.

«Da qualche settimana pubblico notizie sulla sua rottura con Marco Travaglio. Mi arrivano lettere furiose da parte di Cinzia Monteverdi, amministratore delegato del Fatto».

DAGO AL GRAND HOTEL DI RIMINI, CON TURBANTE , 1985 DAGO AL GRAND HOTEL DI RIMINI, CON TURBANTE , 1985

 

Ha sbertucciato per anni la Roma godona e la politica Cafonal.

«Dopo la caduta di Berlusconi nel 2011 il mondo Cafonal è finito. E la politica italiana, oggi è completamente svuotata».

 

Si spieghi meglio.

«La democrazia liberale con i suoi riti è stata resa un baccello vuoto dal web. Renzi, Merkel, Trump...è il piccolo mondo antico. Oggi ci dovremmo occupare soprattutto delle scelte di Google e di Amazon».

lo staff di lo staff di "dago in the sky"

 

Internet fa dilagare la cosiddetta post verità. The post truth: i fatti oggettivi sono meno influenti delle credenze personali nel formare l’opinione pubblica. Balle che circolano vorticosamente in Rete e alla fine vengono considerate vere.

dago e guido 1985 ges (1)dago e guido 1985 ges (1)

«La post verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie e idiozie di ogni tipo. La post verità semmai è quella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del No al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste e poi chiamano post verità quello reale».

 

In Rete e sui social network regna anche una violenza verbale incontrollata.

dagodago

«La violenza è un’altra cosa. Io ho vissuto la violenza degli anni Settanta con quei disgraziati che usavano le pistole al posto delle parole. Ho avuto paura quando da ragazzo, passando per piazzale Clodio, un gruppo di fascistelli mi riempirono di sputi solo perché avevo i capelli lunghi».

 

ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA

Il giovane D’Agostino.

dago giovane ach bonito olivadago giovane ach bonito oliva

«Facevo parte di un gruppone che cavalcava la scena beat romana. Io, Paolo Zaccagnini, Alberto Dentice, Loredana Berté, Renato Zero… La discoteca Piper, di Roma, era il nostro oratorio laico. Leggevamo Allen Ginsberg e Gregory Corso, o i saggi situazionisti di Guy Debord come La società dello spettacolo: quando è arrivato il ’68 noi avevamo già seppellito le ideologie».

 

Roma Sixties.

«Chi tornava da un viaggio portava sempre con sé qualcosa di nuovo: dischi, vestiti… Io da Londra portai le prime scarpe Adidas con le tre righe. E se qualcuno rientrava dall’India magari faceva arrivare anche una pallina d’oppio. All’aeroporto di Fiumicino facevano passare qualsiasi cosa».

 

Lei non ha mai nascosto una certa attitudine alle droghe.

roberto d'agostino 5roberto d'agostino 5

«Ai viaggi sulla Luna c’è chi preferisce quelli nella propria mente. Con la musica e con qualche sostanza. Una sera di fine anni 80 stavo realizzando un servizio per Mixer sui party afterhours in una discoteca di Gabicce. Sapevo che il servizio sarebbe iniziato alle 5 del mattino e così pensai: “Famose n’acido”».

 

Lsd.

«Già. Solo che alle 5 non riuscivo ancora a connettere il cervello con la lingua. E dovevo registrare. Mi prese un po’ di panico. Decisi di intervenire con una striscia di coca».

RENZO ARBORE E ROBERTO DAGOSTINORENZO ARBORE E ROBERTO DAGOSTINO

 

Una cosetta leggera.

«Terapia omeopatica: il male si cura con il male. Diciamo che soprattutto negli anni Settanta e Ottanta ne ho viste parecchie. La Riviera Romagnola era una roba che neanche a New York: musica, sesso, droga».

 

Perché non ha realizzato una delle puntate di Dago in the Sky sulla droga?

«Perché è un argomento bilama. Rischi di risultare bigotto o di essere scambiato per uno che invita allo spaccio. Ogni testa reagisce in modo diverso alla droga. E quel che resta nel cervello di ognuno è un mistero. Quindi bisogna essere cauti. Però credo che girerò una puntata sulle farmacie che ormai sono diventate luoghi di culto di una nuova religione: ti assicurano l’eternità con integratori, botox, papaya… Quella sui tatuaggi l’ha vista?».

ANNI '90: CINDY CRAWFORD E DAGOANNI '90: CINDY CRAWFORD E DAGO

 

Sì. Lei è pieno di tatuaggi.

«Ho cominciato tardi».

 

Quando?

«Nel 2008. Dopo una pesante operazione di decorticazione ai polmoni. È stato un gesto di ringraziamento. Ho realizzato il disegno, una croce infuocata, e l’ho portata al tatuatore. Lui mi ha sconsigliato di cominciare con una cosa così complessa e dolorosa sulla schiena. E così mi ha tatuato prima la scritta “Dagospia “sull’avambraccio. Da quel momento non mi sono più fermato».

ANNI '90: CINDY CRAWFORD E DAGOANNI '90: CINDY CRAWFORD E DAGO

 

Ha tatuaggi anche sulle dita delle mani.

«Sono indonesiani. Indicano la protezione familiare. Su una mano mio figlio Rocco, sull’altra mia moglie Anna».

Anna Federici. Famiglia di costruttori romani. Sembrate venire da due pianeti diversi.

«Ci siamo incontrati durante una delle feste che organizzavo a casa mia a inizio anni 90. Si ballava solo musica del juke-box. Con lei ogni mattina, a colazione, leggiamo i giornali e ci confrontiamo sull’attualità».

 

Giornali di carta o tablet?

«Carta, carta. Così strappo gli articoli più interessanti e li passo ai ragazzi del desk».

 

Quante persone lavorano a Dagospia?

«Tre fenomeni: Giorgio Rutelli, Riccardo Panzetta e Francesco Persili. Poi ci sono molti collaboratori».

 

Ci sono siti a cui si ispira o da cui prende molte news?

dago dago

«Il faro del cambiamento per me è stato il britannico Daily Mail. Un sito schifato da tutti come tabloid e oggi stracopiato».

 

Come Dagospia, anche il Daily Mail affianca notizie politico-finanziarie a tette e culi.

«Bisogna sempre copiare, ma bisogna copiare il meglio».

zincone dago zincone dago

 

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO