FULL METAL KITCHEN - IL GASTRO-TALENT “MASTER CHEF ITALIA”, PIÙ CHE UN CONCORSO DI CUCINA SEMBRA UN GROTTESCO ADDESTRAMENTO MILITARE - I CONCORRENTI SONO TERRORIZZATI MENTRE SI AVVICINANO CON LE LORO BESCIAMELLE AI GIURATI, CHE GRIDANO, LI INSULTANO, LI MALTRATTANO E OGNI TANTO USANO LA CAROTA - C’È UNA MIGLIORE METAFORA D’ITALIA?...

Andrea Scanzi per "Il Fatto Quotidiano"

"Mi sento morta: devo fare la besciamella a Barbieri". Daiana, casalinga 53enne di Follonica, è colma d'angoscia. Si avvicina al banco degli chef come un vitello al patibolo. Si fa il segno della croce, ha gli occhi lucidi e va incontro al martirio. I 18 finalisti della seconda edizione di Master Chef Italia sono tutti così.
Terrorizzati dai tre semidei, molto più degli aspiranti manager di fronte al "boss" Flavio Briatore in The Apprentice.

Master Chef ha esordito alla BBC nel 1990. In Italia è arrivato un anno fa, prima a Cielo e ora su SkyUno. La prima puntata raccolse poco più di 100mila spettatori, l'ultima 702mila (2.6% di share). Il programma, furbo e ben fatto, funziona. Stasera la seconda puntata. A decidere i destini del mondo sono due chef, Bruno Barbieri e Carlo Cracco, e un ristoratore, Joe Bastianich. Dopo di loro, definitivamente, lo chef è assurto a star. Con tanto di groupies, magari da sparare - con buona pace delle femministe - sulla copertina di GQ. Donne nude che tentano (con esiti scarsi) il bel tenebroso Cracco, appena meno espressivo dell'orata che cela le parti intime della modella maliarda.

MasterChef Italia è uno specchio strepitoso del paese. Enfasi a badilate, assenza totale del senso della misura, frasi a caso. Regolamento più astruso di una primaria di centrosinistra (Mystery Box, Invention Test, Pressure Test, all'occorrenza anche uno Scappellamento a destra come tapioca prematurata). E crisi di nervi. Tante. Più pianti che piatti. I partecipanti hanno quasi tutti la tenuta psichica della Sandra Milo che urlava "Cirooo". Per loro la cucina è tutto. E i tre Chef non paiono meno temibili di Giove Pluvio: "Ci tengo più della mia vita, Cracco ha quegli occhi che ti gelano il sangue".

Il plot è di tipo militaresco: da una parte i generali, dall'altra le reclute su cui esercitare un nonnismo ostentato. Barbieri è il più didascalico nell'interpretare il Sergente Maggiore Hartman. A volte indossa persino camicie mimetiche, come un Chuck Norris dei fornelli. Il Sergente Bruno cammina dietro i sottoposti e poi, a bruciapelo, grida: "Veloci! Pensate di essere in vacanza? Forzaaaa!". C'è pure il corrispettivo di "Palla di Lardo", Ivan, umile e incolpevole commesso siciliano di 35 anni. Lo irridono tutti. Anzitutto Cracco, che non esce mai dal personaggio: tiene le braccia conserte e sfoggia lo sguardo pseudo-duro di un Christopher Lambert dopo una lieve colica renale: "Quanti anni hai? 20? Si vede da come cucini"; "Te l'hanno detto che esiste il sale?"; "Lei non sa nulla del fagiolo zolfino. Vada ad informarsi". A Master Chef vita e morte sono concetti relativi: la trascendenza - il terzo occhio - è saper tagliare le cipolle alla giuliana. L'unica certezza è che la besciamella non deve avere grumi. Se sbagli roux sei fottuto. Sei fuori. Addio grembiule e sogni di gloria.

Chi ha scelto i finalisti di questa edizione è stato bravo a creare una fauna variegata: c'è il veterinario uguale a Massimo Ciavarro, l'idraulico "stagnaro" che parla come Fassari nei Cesaroni. I sosia di Heidi e Filippo Nigro. L'alter ego di Jim Caviezel in The Passion. Il fratello gemello di Mauro Corona. E il doppelganger della Meloni, che parla esattamente come lei e - quel che è peggio - la ricorda pure in simpatia e guittezza strategica. Le scene madri si susseguono, in un parossismo di drammi emotivi. "E' impiattato male", rampogna Barbieri (che con quelle camicie, di eleganza e bellezza, non dovrebbe parlare mai); "Aho', è pasta e fagioli, che je devo fa'?", piangiucchia l'idraulico (ma fuorionda: ce ne fosse uno che si ribella).

Bastianich, il più debole dei tre, per darsi un tono scaglia via il piatto che non ha gradito. Gli astanti, basiti, tremano come soldati al fronte. Cracco, con italiano lento e incerto, recita la parte del Dylan McCay problematico in Beverly Hills. Un pittore di Como, Maurizio, rivela che "questo piatto non l'ho cucinato io ma il mio me negativo". Se Basaglia passasse di lì, avrebbe forse dei ripensamenti. E poi c'è Regina, studentessa dai poteri divinatori: "C'è chi sussurra ai cavalli. Io lascio che gli ingredienti mi parlino. La prima a farlo è stata la rana pescatrice: mi ha detto lei che dovevo cucinarla così". Roba che neanche Maccio Capatonda nella parodia de Il sesto senso.

I piatti si susseguono. Il Full Metal Jacket alla vaccinara prosegue. Se la boria fosse una spezia, MasterChef Italia trasuderebbe cumino. Più gli chef infieriscono, più gli allievi si sottomettono, come Benigni e Troisi nella lettera al santissimo Savonarola ("E noi lì, sotto i suoi piedi, zitti"). In una pausa pubblicitaria ricompare Cracco. Sponsorizza padelle magiche, le stesse che - a conferma della scarsa rivoluzionarietà del popolo italiano - nessuno usa per inseguirlo. Il cibo è ovunque, alla faccia di crisi e carestie. I superstiti ci si avvicinano trasecolati, come tanti Alice in un paese senza meraviglie.

Arrivano le eliminazioni, esondano i pianti. "Sei fuori, ma hai talento. Non abbandonare la cucina", concede Barbieri. "No, chef, non lo farò. Non vi deluderò, lo prometto", risponde la ragazzina esclusa, tipo Stallone in Rocky IV quando parlava di pace nel mondo al sosia di Gorbaciov. Singhiozza. I compagni la abbracciano. C'è commozione nell'aria. Vista da dentro sembra un'apocalisse, vista da fuori un'arena senza eroi né gladiatori. Al massimo troppi soffritti.

 

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