zard dalla

LO ZARD DEL ROCK – MEMORIE DI UN GRANDE IMPRESARIO CHE PORTO' IN ITALIA ARETHA FRANKLIN, DYLAN, ROLLING STONES, MICHAEL JACKSON - “KEITH RICHARDS ERA UN GRANDE STRONZO” - “MADONNA ERA STRONZA E COATTA” - "A DALLA DEVO LA VITA, COME QUELLA VOLTA DEL TRAPIANTO DEL FEGATO...'' - "LA MUSICA È L'UNICO COLLANTE TRA GENERAZIONI, NAZIONI, RELIGIONI"

david zard

Alessandro Ferrucci ed Emiliano Liuzzi per il "Fatto quotidiano"

 

Che bello, poi, lo è ancora. Ha quella luce negli occhi che ti brucia con la stessa velocità di Hendrix quando polverizzava le chitarre. E nel momento in cui parla, l'azzurro non si spegne. Nonostante un trapianto di fegato, un incidente stradale, un tumore al polmone. Ma lui è ancora David "il generale", come lo chiamava Dalla. David Zard.

 

aurelio de laurentis david zard

L'uomo che ha contribuito come pochi altri alla storia del rock e del pop in Italia: qualunque nome, qualunque, lui, tra i Settanta e gli Ottanta, lo ha fatto "uscire" dalle riviste patinate, dai sogni dei ragazzi. Lo ha portato nello Stivale. Fatto suonare. Bob Dylan. Madonna. I Rolling Stones e Michael Jackson. Santana e i Genesis. Sempre e solo lui. E ancora le discese e le risalite, le batoste, successi, fallimenti umani e finanziari. Altre impennate. "Mi sono sempre rialzato, fa parte del mio carattere. Come quella volta del trapianto. Devo tutto a Lucio". Sì, il fegato e Dalla per lui sono la stessa emozione. "Fu lui a salvarmi la vita qualche anno fa".

 

MAURIZIO GASPARRI DAVID ZARD - Copyright Pizzi

In che modo?

Avevo troppa paura del trapianto, non volevo farlo. Così mi portò da un medico di Bologna. Il professore mi disse: ‘O ti operi o non hai speranze'. Io niente, non lo accettavo.

 

ZARD DALLA

E a quel punto?

 

(Resta zitto qualche secondo) La sera Lucio mi invita nella sua casa di Bologna, in via D'Azeglio. Siamo in strada e arriva un tizio. Accidenti, non ricordo il nome, Gian e qualcos'altro. Comunque lo ferma. E rivolto a me: ‘Vedi lui? Ha avuto i tuoi stessi problemi. Gli hanno trapiantato il fegato. Raccontagli come è andata'. E il tizio: ‘Operato quattro settimane fa, e sono già così'. Bene, lo scorso anno ero al funerale di Dalla. Incontro la stessa persona. La fermo: ‘Oh, come stai?' E lui: ‘Bene, perché?' ‘Come perché. Il fegato intendo'. La risposta mi ha fulminato: ‘Ma ancora credi a quella storia. Fu tutta una sceneggiata di Lucio'.

 

DAVID ZARD MARIA ROSARIA OMAGGIO

Tutto finto?

Sì, pensato solo per convincermi. Capito? Lui era così. Come potrei non volergli bene? (Nel frattempo slaccia i primi due bottoni della camicia. Prende la catenina e tira fuori un ciondolo: mostra una stella di David). È un regalo di Lucio.

 

Lei è stato il più grande organizzatore di concerti. Ora gli artisti sono costretti a tornare sul palco a causa della crisi nelle vendite di cd.

Per forza, è gente abituata a lauti guadagni. E pensare che quando organizzavo io, era molto più complicato ottenere gli spazi: ho fatto delle vere guerre per far aprire i cancelli.

 

 

KEITH RICHARDS

Qual era il problema?

 

Eravamo considerati dei capelloni, puzzolenti, anche un po' drogati. Eppure mi presentavo sempre in giacca e cravatta. In occasione della tappa dei Genesis a Roma sono stato costretto a recuperare i documenti originari dello stadio Flaminio, e parlo dello statuto. C'era scritto che doveva essere polivalente, dallo sport agli spettacoli, alla religione. Si arresero.

 

Primo grande concerto?

Aretha Franklin ospite al Cantagiro. Poi toccò ai Led Zeppelin. Ma il clima era veramente intollerabile.

 

Di pericolo?

DAVID ZARD

Non si poteva arrivare a un show con il desiderio di vivere un momento di festa, e trovare trecento celerini in tenuta antisommossa dietro il palco. Il doppio fuori. Sembrava di stare in guerra. Dissi al Questore: voi siete qui per provocare. Ma eravamo nel 1972, la storia italiana già colpita dalle prime bombe.

robert plant

 

 

Robert Plant è considerato il più grande, o tra i più grandi della storia.

E lo è, insieme Roger Daltrey degli Who. Non so dove trovano quel fiato.

 

Ancora oggi?

Sì, la classe è quella. Loro non cantano, ‘sparano'. È come avere una mitragliatrice e il dito fisso sul grilletto. Il loro obiettivo è arrivare fino all'ultima persona dell'ultima fila, l'amplificazione gli dà quasi fastidio. Guardate che dopo la Rivoluzione Francese i grandi cambiamenti li ha portati solo il rock.

 

Non è esagerato?

La musica è l'unico collante tra generazioni, nazioni, religioni. Tutti in un'espressione positiva.

 

john paul jones con robert plant e jimmy page

L'estate 2013 sembra quella dei sessanta, settantenni rock. Da Springsteen ai Rolling Stones, fino a Neil Young. Sono ancora loro i punti di riferimento.

E che vuol dire? Mi spiegate perche a Mick Jagger si guarda l'età, mentre a Zubim Mehta e Abbado no?

GIANNI LETTA DAVID ZARD - Copyright Pizzi

 

Che musica c'è nel suo iphone?

Niente. Amo il silenzio.

 

Impossibile, non ascolta nulla?

Solo la musica che mi impongono, che mettono gli altri.

 

Cosa l'ha colpita ultimamente?

I Muse. Grandissimi. Con loro hai anche la sensazione che dietro ci siano dei bravi ragazzi. Oggi è importante.

 

Non diceva lo stesso di Madonna. A suo tempo l'ha definita ‘una stronza'.

E maleducata. Aveva degli atteggiamenti assurdi, la mandai pubblicamente a quel paese.

CONCERTO DI MADONNA A ROMA

 

Quando?

Nell'88: eravamo a Portofino. Prima della conferenza stampa avevo paura per quello che avrebbe potuto dire.

 

Addirittura?

Sì, era una coatta. Coatta vera. Invece fu magnifica. Sorpreso le feci i miei complimenti, sinceri. Il manager le chiese cosa stessi dicendo. Lei rispose: ‘Mi sta leccando il culo'. Sbottai dandole della zoccola.

 

Non fu leggero neanche lei. Al contrario ha sempre difeso Michael Jackson dalle accuse di pedofilia.

Ho visto i genitori di quei ragazzi andare in giro con le carte di credito di Michael. Spendevano, non sapete quanto. Se c'era qualcuno da arrestare erano loro.

 

A chi è ancora legato.

A Santana, dal punto di vista umano è il migliore ed è un professionista incredibile. Poi con i Genesis.

CONCERTO DI MADONNA A ROMA

Verità o leggenda: ha regalato una Fender Stratocaster a Steve Hackett.

Verissimo. Siamo negli anni Settanta, i Genesis arrivano a Torino per un'unica data italiana. Al ritiro dei bagagli non trovano più la chitarra, rubata nella civilissima Svizzera. Non solo, era domenica. Così recuperai il numero di casa del proprietario del più importante negozio della città, lo svegliai e lo convinsi a tirare su la serranda.

 

Più grande soddisfazione...

L'ingaggio di David Bowie: una notte mi chiama il suo agente, tra il sogno e la realtà, mi chiede se ero interessato a farlo suonare. Chiusi l'accordo in tre minuti (nel suo ufficio troneggia una maschera anti-gas regalo dello stesso Bowie).

CONCERTO DI MADONNA A ROMA

 

Nel curriculum non vanta solo successi.

Vero, fa parte della vita, del gioco. Ma come dicevo prima, mi sono sempre rialzato a partire da quella volta con Cat Stevens. Vera batosta.

 

Fino a che punto?

Non piccola. Veniva in Europa per dieci date, sette delle quali in Inghilterra e una in Germania. Andai a Londra, il suo manager mi chiese diecimila sterline. Il palazzo dello sport di Roma conteneva 13.000 persone, ma Cat non desiderava il pubblico dietro le spalle. Quindi il sold out era fissato a 7.000.

E lei cosa fece?

Mi adeguai. Attaccai per Roma dei manifesti per scusarmi del prezzo del biglietto, ma nonostante il tutto esaurito, ci rimisi.

 

CONCERTO DI MADONNA A ROMA

Ha portato anche di Bob Dylan.

Un vero amico, ci conosciamo da qualche decennio, quando viene a Roma spesso dorme da me.

 

Dylan è l'uomo più scontroso del globo.

Sbagliato, è la persona più dolce e timida che conosca. È capace di amorevoli conversazioni, profonde. Un uomo sul quale io posso contare. Da sempre gli hanno costruito un muro attorno, e poi lui non ama parlare della sua vita privata. Mi pare più che legittimo.

KEITH RICHARDS

La canzone preferita

 

del "menestrello"?

Una volta mi disse: ‘cosa vuoi che ti canti questa sera?' Eravamo all'Arena di Verona. Risposi ‘Blowin' in the wind', ovvio. Alla fine dello spettacolo, nel camerino, mi chiese: ‘Hai sentito? Te l'ho fatta'. E io: ‘No, Bob. Non prendermi in giro'. Si fece portare la registrazione del concerto e me la fece riascoltare. Era quella, ma stravolta all'inverosimile. Un altro pezzo. Mi arresi. Ma lui è così: cambia tutto in continuazione, quasi mai ripropone i brani simili alla versione in studio.

 

Quella sera aprì Santana e poi entrò Dylan. Giusto?

Esatto, parliamo di quella notte. Dylan fu pessimo, Santana straordinario. Ma a Bob si perdona tutto.

 

MICK JAGGER E KEITH RICHARDS

Mick Jagger.

Grande personaggio. Gli dico sempre: dimmi la verità, tu hai un figlio segreto, è lui che mandi sul palco. Tu hai la mia età, 70 anni. E non è possibile saltare così. Ma attenzione, gli Stones non sono così uniti.

 

Le liti con Keith Richards fanno parte della storia della musica.

Lui è un grande stronzo. Gli Stones viaggiano ognuno con il proprio aereo, dividono il palco e a volte poco anche quello. Una volta siamo insieme, si guasta il mezzo privato di Ronnie Wood. Chiedono Richards se può dargli un passaggio. Macché, offre la sua miglior la faccia schifata. Niente da fare. E lo lascia a terra.

 

Altro gruppo: ha dato il palco ai Pink Floyd.

Girare con Gilmour è un piacere. Perché nessuno lo riconosce.

BOB DYLAN

 

Impossibile.

Ve lo assicuro. Una volta eravamo a Venezia. Non per il famoso concerto sull'isola, quello rifiutai di produrlo, parlo di qualche anno prima. Insomma, arriviamo al Danieli, abbiamo bisogno di spostarci, mi dicono che c'è lo sciopero dei motoscafi. Gilmour e io siamo in difficoltà, dobbiamo sbrigare una serie di cose. Chiedo al concierge di trovarmi il capo dei tassisti veneziani.

bob dylan

Ci parlo: ‘Sono David Zard, con me c'è David Gilmour. Avremmo bisogno, con tutto il rispetto e la solidarietà per il vostro sciopero, di un motoscafo'. E lui: ‘Gilmour? Gilmour chi?' Ho capito: ho due milioni in contanti per lei. Arrivò in due minuti. Vicenda simile a Livorno.

 

Sempre i tassisti?

No, no. Prima del concerto feci una passeggiata con Gilmour tra il pubblico, nel prato. Non ci ha fermato nessuno, al limite riconoscevano me, non lui.

 

Lou Reed è cosa sua?

Sì, ingaggiato.

 

david zard

 

Sting?

Anche.

 

Elton John?

Uno dei primi.

 

Facciamo prima a chiederle quale concerto non ha mai organizzato.

I Beatles. Ma ero giovane.

 

Lei fu il primo a mettere il suo nome sopra i manifesti accanto a quello della star.

Fui obbligato.

BOB DYLAN

Come obbligato?

Negli anni Settanta c'era una malavita che stampava locandine false e annunciava eventi che non erano nemmeno in programma. Truffe vere. Ogni volta venivano da me poliziotti e magistrati per verificare. Parliamo anche di cinque, sei mila biglietti venduti per spettacoli fantasma. A quel punto fu la questura a consigliarmi di stampare i manifesti con scritto sopra ‘organizzato da David Zard'. Una sorta di certificazione a garanzia.

 

 

Torniamo a Dalla. Con lui ha realizzato la Tosca.

Un lavoro bellissimo, pensato da Lucio. Io lo presi in corsa.

 

Lei era lanciatissimo dopo Notre Dame de Paris.

Con quello spettacolo abbiamo aperto una strada, quasi quattro milioni di spettatori.

Una cifra altissima.

 

phil collins

Non direi, è appena il cinque per cento degli italiani. Ma ora torniamo a ottobre con Romeo e Giulietta, sarà ancora più bello.

Tra gli artisti coinvolti c'è anche Davide Merlini, uscito da un talent show. Quindi lei non è contrario a certi format.

Non del tutto. Credo che ci sia stata una proliferazione enorme, eccessiva. Però hanno anche il loro lato positivo: offrono visibilità ai ragazzi, fanno una scrematura.

 

Allora cosa non apprezza?

Non amo lo stile, illudono e disilludono. Ho visto gente distrutta psicologicamente.

 

Appiattiscono anche il gusto verso un prodotto più infiocchettato?

phil collins e i genesis

Danno visibilità, da lì sono usciti artisti come Emma. Differente è la storia di esperienze come le voci nuove di Sanremo: chi perde lì, viene ghigliottinato, deriso, trattato come inutile. Mentre il talent show, e mi riferisco soprattutto ad Amici, è una fucina che cerca di perfezionare, di far emergere il meglio.

 

Ancora oggi il suo nome sopra Romeo e Giulietta.

Però adesso tocca a mio figlio.

Aretha Franklin

 

Passaggio generazionale?

Sì, per fortuna. Ma tutto è nato per caso.

 

Le sorprese migliori.

Più o meno. Era ottobre scorso, esco dalle prove dello spettacolo. Una bicicletta mi investe, finisco in ospedale, la spalla è compromessa. Ma dalle lastre scoprono un puntino sul polmone. Tumore. Mi salvano la vita. A quel punto volevo rimandare, inevitabile assenza di forze, invece è arrivato lui e mi ha detto: ‘Papà ci penso io'. Sei sicuro? ‘Sì, basta che non mi abbandoni'. Aveva paura morissi. Ho scoperto che è più bravo di me.

 

Con tutto quello che ha creato nella vita, le è mancata solo una candidatura in politica.

CARLOS SANTANA A WOODSTOCK

Ci hanno provato tutti, da destra a sinistra. L'ultimo è stato Walter Veltroni.

 

E lei cosa ha risposto.

Ho sempre ringraziato. Ma poi svelo che sono cittadino israeliano, che non voto in Italia. Scoppia a ridere.

MUSE ALLOLIMPICO

Gli si illuminano gli occhi azzurri. Si alza dalla poltrona con un po' di fatica, fuori lo aspettano. Ha sì settant'anni, acciacchi, ma sogna ancora il prossimo spettacolo. E lui è sempre, e comunque, il generale.

 

david zard

 

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