LA GIOCONDA A DOMICILIO - ORA BASTA UN CLICK PER VISITARE I 150 MUSEI PIÙ FAMOSI DEL MONDO GRAZIE A “GOOGLE ART PROJECT” - CRITICI D’ARTE DA DIVANO: “GLI STUDIOSI DI TUTTO IL MONDO, LE SCUOLE E I SEMPLICI APPASSIONATI POTRANNO COMMENTARE LE OPERE VIA SOCIAL NETWORK” - LE BELLEZZE ITALIANE (70% DELL’ARTE GLOBALE) SCARSEGGIANO SUL WEB: SOLO GLI UFFIZI DI FIRENZE E I MUSEI CAPITOLINI HANNO ADERITO AL PROGETTO…

1- SUL WEB IL MUSEO DEI MUSEI
Serena Danna per il "Corriere della Sera"

Che a Mountain View ci sia una passione per l'arte è intuibile dalla cura con cui, ogni volta che c'è un avvenimento speciale, viene ridisegnato il logo di Google (i cosiddetti Doodle). Certo, tra un vezzo e un progetto di democratizzazione della fruizione artistica ci passa un mondo, eppure il colosso web dovrebbe averci abituati alle grandi imprese. Per questo motivo nessuno si stupirà quando oggi, contemporaneamente in decine di Paesi, l'azienda lancerà la seconda fase del Google Art Project: il sito, partito nel febbraio del 2011, che propone opere d'arte e visite virtuali nei musei. Grazie alle nuove partnership si passa dai 17 musei iniziali a 151 e da 9 a 40 Paesi coinvolti.

«Nella prima fase avevamo solo istituzioni europee e americane - racconta Amit Sood, responsabile dell'Art Project -, il nostro sogno era coinvolgere realtà lontane dall'Occidente». Obiettivo raggiunto: tra i nuovi templi dell'arte visitabili online ci sono quello dell'Arte Islamica in Qatar, il Museu de Arte Moderna di San Paolo e la National Gallery of Modern Art di Delhi. «Sono cresciuto in India - ricorda Sood -, lontanissimo dalle grandi realtà culturali europee. Google Art Project è pensato per tutte le persone che, come me da bambino, sognavano i musei come luoghi irraggiungibili».

Alla tecnologia Street View (che fornisce viste panoramiche a 360 gradi in orizzontale e 290 gradi in verticale), si aggiunge adesso la possibilità di navigare tra le 30 mila opere disponibili: gli utenti possono filtrare il nome dell'artista, opera, museo, Paese, collezione ed epoca.

Le foto sono tutte in alta risoluzione, ma alcuni musei hanno fornito un'immagine con risoluzione Gigapixel, che consente di studiare i dettagli delle singole opere: i fregi dell'Acropoli di Atene risalenti al 440 a.C., le opere giapponesi del XVI secolo, la Pietra del Sole azteca del Messico e la street art brasiliana del duo Os Gêmeos. Ai musei si aggiungono istituzioni non legate al mondo della cultura in senso stretto, ma che vantano importanti collezioni artistiche: a fare da apripista c'è la Casa Bianca, che apre agli utenti il mitico Studio Ovale. «Il nostro obiettivo - continua Sood - è coinvolgere sempre di più istituzioni o palazzi storici che vogliano condividere il loro patrimonio attraverso il web».

Da Mountain View assicurano di aver risolto i difetti di usability del sito segnalati da alcuni blogger al lancio dell'Art Project. È stata migliorata la funzione «galleria», che permette agli utenti di selezionare singole opere e creare collezioni personalizzate. Certo, essere tutti piccoli Gagosian virtuali è un'idea seducente, ma la rivoluzione più interessante riguarda la svolta «social» del sito: è infatti possibile commentare e condividere le opere con gli amici via social network. «Gli studiosi di arte di tutto il mondo, le scuole e anche i semplici appassionati - spiega Sood - potranno lavorare insieme sulle opere».

Peccato che su tablet il sito sia ancora visibile solo su piattaforma Android (quella Google), ma giurano da Mountain View che sarà presto disponibile anche la versione per iPad.

Il manager indiano racconta: «Il progetto è nato nel 2010, si utilizzava il 20 per cento di tempo libero che avevamo: lavoravamo tutti in diversi settori dell'azienda, in comune avevamo solo la passione per l'arte e il desiderio di utilizzare la tecnologia per renderla più accessibile». A partire da una domanda: perché socializzare la musica e non le opere d'arte?

In 18 mesi, un ritaglio di tempo utopico è diventato un lavoro a tempo pieno. «Noi offriamo ai giovani una maniera divertente per imparare - continua Sood - e ai musei una piattaforma unica per collaborare tra loro come fossero un'associazione».
Google Art Project fa parte di una serie di progetti aziendali, non a scopo di lucro, legati al mondo culturale - dalla digitalizzazione dell'archivio di Nelson Mandela alla ricostruzione in 3D delle città d'arte. Quest'anno da interventi occasionali si è passati all'apertura di un centro di ricerca ad hoc: «La tecnologia può aiutare a preservare la storia - spiega il responsabile del centro Nelson Mattos -, a comunicare velocemente e ampiamente i valori culturali, sociali, politici legati alle opere».

Democratizzazione della cultura o un'intelligente operazione di soft power per consolidare l'egemonia online di Google? Amit Sood sorride: «Sono progetti educativi, per fare profitto e proseliti utilizziamo altri mezzi».
Impossibile dargli torto.

2- LA PRESENTAZIONE AI «CAPITOLINI»
dal "Corriere della Sera"

Sono due i musei italiani che hanno, per il momento, aderito al Google Art Project, il sito web che cataloga le opere d'arte e permette la visita virtuale dei musei che le ospitano. Alle 486 opere della Galleria degli Uffizi di Firenze (tra cui spiccano la «Nascita di Venere» del Botticelli e «No Woman, No Cry» di Chris Ofili) si aggiungono da oggi quelle dei Musei Capitolini di Roma (che ospitano oggi alle 12 la conferenza stampa del progetto). Tra i vari progetti culturali del colosso web in Italia, ricordiamo il tour virtuale su Street View di quaranta luoghi simbolo dell'Unità d'Italia.

 

google art project Google Art Project x google art project TATE BOTTICELLI google art project uffizi firenze01

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