claudio sabelli fioretti silvio berlusconi alain elkann antonio pennacchi giorgio lauro

GLI 80 ANNI DI SABELLI FIORETTI – APRE LE VALVOLE DELLA MEMORIA UNO DEI GRANDI DEL GIORNALISMO, DIRETTORE DI CINQUE GIORNALI, CHE HA INVENTATO UN INEGUAGLIABILE GENERE DI INTERVISTE, IL CORPO A CORPO - “ALAIN ELKANN, A METÀ INTERVISTA, DISSE “BASTA”. AVEVO DOMANDATO DEI FIGLI: “NON TI DÀ FASTIDIO ESSERE MENO RICCO E MENO FAMOSO DI LORO?” – PENNACCHI IMPUBBLICABILE: HA RIPETUTO SOLO “STRONZO, VAFFANCULO E CAZZO”; POI MI PORTÒ IN UN RISTORANTE PIENO DI BUSTI DI MUSSOLINI - BERLUSCONI A ‘’UN GIORNO DA PECORA’’. GLI HO CHIESTO SE ERA FROCIO E LUI MI HA RISPOSTO CHIEDENDOMI SE ERO SICURO NON FOSSI UN PERVERTITO; MENTRE GIORGIO LAURO GLI HA MESSO LE MANETTE: “TANTI ITALIANI VORREBBERO”. E BERLUSCONI HA RETTO LA SCENA IN MANIERA PAZZESCA”

Estratto dell'articolo di Alessandro Ferrucci per “il Fatto quotidiano” 

 

claudio sabelli fioretti

(Claudio Sabelli Fioretti compie 80 anni il 18 aprile. È uno dei grandi del giornalismo, ha diretto cinque giornali “non sempre bene, mi hanno pure cacciato”. Ha condotto trasmissioni come Un giorno da pecora, con il presidente Cossiga complice fisso. Ha inventato un genere di interviste, il corpo a corpo: “Ho superato le 600. Poi mi sono un po’ rotto le palle”). [...]

 

Una carriera fulminante.

A Panorama sono diventato in poco tempo redattore capo; da lì mi offrirono di diventare direttore di ABC. Guadagnavo un casino di soldi.

 

Ti eri montato la testa?

Un pochino; (ride) ero stato assunto da uno scimpanzé.

 

Anche qui: metafora?

FRANCESCO COSSIGA - CLAUDIO SABELLI FIORETTI

Mi invita a pranzo Francesco Cardella, editore di ABC, sposato con Raffaella Savinelli, la figlia del re delle pipe. Andammo da Giacomo, uno dei migliori ristoranti di Brera. Lui si presentò con Bobo, una scimmia vestita con giacca e cravatta. Bobo si sedette di fronte a me.

 

Altro che Caligola.

Bobo perché Cardella era molto legato a Craxi.

 

E al ristorante?

FRANCESCO CARDELLA

Cardella serio: “Ti voglio ad ABC, ti pago il doppio di Panorama”. “Forse accetto, ma non voglio cenare con una scimmia”. Bobo uscì con la moglie di Cardella, ma la ritrovai nelle riunioni di redazione.

 

Tuo padre cosa pensava della tua carriera?

Era contento; una volta fu veramente dolce: “Oggi un signore mi ha chiesto se sono tuo parente”. Quando in teoria doveva essere il contrario.

 

Le tue doti.

antonio pennacchi

Curioso in maniera totale. Quando da bambino andavo alle feste, aprivo tutti i cassetti del padrone di casa.

 

Hai mai rinunciato a una notizia?

Ho una carriera strana, mi sono occupato di radio, giornali, televisione...

 

E... ?

Ho realizzato circa 600 interviste, con qualcuno ho litigato.

 

Chi?

Uno scrittore.

 

Pennacchi.

Ruggero Guarini

Con lui no, piuttosto mi ha rilasciato un’intervista impubblicabile: per tutto il tempo ha ripetuto solo “stronzo, vaffanculo e cazzo”; poi mi portò in un ristorante pieno di busti di Mussolini e altri gingilli del Ventennio. Uno schifo. 

 

Insomma, lo scrittore? 

Ruggero Guarini. Mi scrisse un telegramma: “La diffido dal pubblicare l’intervista di cui mi ha mandato copia perché mutila e tendenziosa e comunque non mi ci riconosco”.

 

Pubblicata?

Sì, mutila e tendenziosa. Gli risposi che probabilmente l’infingardo Panasonic e il tendenzioso Sony mi avevano ingannato.

ALAIN ELKANN

 

Due registratori.

Sempre con me; (sorride) oltre a Guarini pure l’attrice Ida Di Benedetto. Lei telefonò addirittura a Cesare Romiti per bloccare l’intervista.

 

E Romiti?

Mi chiamò: “Claudio, ma che vole questa?”.

 

Altre liti.

Alain Elkann: a metà intervista disse di aver cambiato idea. E io: “Va bene, ciao”. 

 

claudio sabelli fioretti

Perché? 

Eravamo al ministero della Cultura, c’era Sgarbi, invidioso, che entrava e usciva per dargli noia, poi avevo iniziato a domandargli dei figli: “Non ti dà fastidio essere meno ricco e meno famoso di loro?”. 

 

Povero Elkann. 

A quel punto disse “basta”. E dopo un po’: “Sei arrabbiato?”. “No, ma a questo punto corro via, ho il treno”. “No, sei arrabbiato”. “ Ti assicuro di no! Ciao, perdo il treno”. 

 

Si convinse? 

Mi chiamò pure quando oramai stavo in stazione: “Sei arrabbiato?”.

 

Hai intervistato più volte Gigliola Guerinoni, la mantide di Cairo Montenotte. Qualcuno supponeva che avevate una storia. 

Avevano ragione. 

gigliola guerinoni 5

 

Lo ammetti, quindi? 

No. Ero appena arrivato a Il Secolo XIX e venni scaraventato in provincia. Seguii il processo per l’omicidio di Cesare Brin e la Guerinoni passava per essere una strafiga. A me però non piaceva. Ma ottenevo tanti scoop. 

 

Per forza, avevate una storia. 

No, ero bravo. Quando a pranzo tutti i giornalisti andavano a magna’, io restavo in aula, lei pure. E mi raccontava molte storie.

 

CLAUDIO SABELLI FIORETTI SILVIO BERLUSCONI GIORGIO LAURO A UN GIORNO DA PECORA

Amici.

Per il processo di Appello la prendevo in auto la mattina e la portavo in tribunale. 

 

Sarai stato simpatico ai colleghi….

Sono stato più sulle palle ai giudici, ho perso un casino di soldi.

 

Che hai combinato?

Colpa della mia scrittura un po' ironica; li prendevo per il culo. E s'incazzavano.

 

Esempio?

Di un giudice scrissi che l'ultimo giorno si era presentato in aula con ombrellone, ciambella e pinne. Doveva partire per le ferie.

 

claudio sabelli fioretti

Anche da direttore di Cuore hai perso qualche causa…

Mazzolato.

 

Quanto? 

Diversi milioni di lire, molti di questi a Vincenzo Muccioli e al suo gruppo; eppure pubblicavamo cose vere, denunciavamo malefatte.

 

A Cuore eravate tosti. 

Ho scritto cose tremende, a volte esagerate. Quando Muccioli stava per morire, titolammo: "Tutto pronto all'inferno per l'arrivo di Muccioli"

 

All'epoca eri coraggioso o spregiudicato?

Il Cuore di Serra era molto più bello del mio. Però era più attento, non gli arrivavano querele. Noi scapestrati. A monsignor Bettazzi facemmo confessare di essersi innamorato da giovane, e a quel tempo era una rivelazione enorme. 

 

Con l'allora ministro Guidi non siete stati teneri.

Quando sono entrato a Cuore la redazione non mi voleva, erano innamorati di Serra; poi si sono innamorati pure di me.

SILVIO BERLUSCONI ALL INTERVISTA CANTATA A UN GIORNO DA PECORA

 

E Guidi?

Appena nominato, c'era la Festa di Cuore a Montecchio e pubblicammo in copertina fotomontaggi di Guidi mentre stava alle parallele, si arrampicava e andava in bicicletta con il titolo: "Si finge disabile per ottenere una poltrona da ministro".

 

Non molto politically correct.

A Cuore erano tutti politicamente corretti. Quindi venni contestato, anche dai fan della festa di Montecchio, ma fortunatamente mi chiamò lo stesso Guidi e lo misi in diretta: "Claudio, sei il primo ad avermi trattato da persona normale".

 

La sinistra perbenista.

Venivo da Lotta Continua, nel 1974 parte della liquidazione da Panorama l'ho data a loro.

Sabelli Fioretti

 

Estremista.

Quando sono arrivato a Panorama ero democristiano, ma quello era un covo di comunisti. Piano piano li ho scavalcati a sinistra. Ripeto, era il 1968

 

Canne?

In mia vita ne avrò fumate tre, sempre in serate alternative dove ci mettevamo seduti in circolo, a terra, e passava quest'oggetto bavoso che mi suscitava un po' schifo. E poi ogni volta mi ha causato la stessa reazione

 

Stordito? 

No, andavo in bagno; mi scappava la cacca.

 

Claudio Sabelli Fioretti Ignazio Marino e Giorgio Lauro

E le serate radical chic milanesi?

Frequentavo tutti, da Inge Feltrinelli a Ornella Vanoni. Ma in realtà i miei amici erano i giovani di Panorama, tipo Chiara Beria, Gianni Farneti, Marco Giovannini, Maria Luisa Agnese, Stella Pende, Valeria Gandus. Ancora ci vediamo.

 

Ieri (il 6 aprile) Eugenio Scalfari avrebbe compiuto 100 anni. Con te il rapporto non è stato idilliaco.

Ero disoccupato da ABC, chiuso dopo una copertina con scritto "Carabinieri assassini". Andai a Repubblica grazie a Lamberto Sechi, quando Repubblica doveva ancora uscire e ricordo Scalfari che veniva da me a mostrarmi il giornale che stava creando. Il mio ego era estasiato. "Tu sarai il capo dello sport".

 

Perfetto. 

Non so quanti numeri zero abbiamo realizzato, forse venti, ed era imbarazzante perché erano numeri veri, ma con servizi e interviste che poi non uscivano; (sorride) le riunioni con Scalfari erano pazzesche, lui gigione recitava una sorta di messa laica e, nel frattempo, si faceva chiamare da Craxi o da De Mita. Lui li redarguiva e li consigliava.

ZALONE SABELLI FIORETTI

 

Ne eri affascinato?

Un pochino; aveva un vizio: quando parlava oscillava la testa da destra a sinistra. Iniziai pure io, e non ero il solo: dopo un po' oscillavamo un po' tutti.

 

Quando hai smesso di oscillare?

Feci una cazzata; (sorride e torna a prima) la mattina spesso scoprivamo che il numero zero, chiuso la sera precedente, era cambiato.

SCALFARI A REPUBBLICA IN UNA RIUNIONE NEL 1983

 

Come mai?

(Imita la voce di Scalfari) "Sai caro, siamo andati a casa di Marta e Marta ha detto che non andava bene". Marta era la Marzotto. E la stessa Marzotto gli consigliò di togliere lo sport, perché volgare.

 

Insomma, la cazzata? 

Decisero di riaprire lo sport; insomma c'era molta contusione ma non capii che era normale: Repubblica era un giornale allo stato nascente. Non ressi. E me ne andai a Tempo illustrato. Ma quelli di Tempo erano veri matti.

 

giorgio forattini e eugenio scalfari ai tempi della fondazione di repubblica

Soluzione?

Chiamai il redattore capo di Repubblica: "Puoi dire a Scalfari che mi cospargo il capo di cenere e mi inginocchio sui ceci? Chiedo scusa. Voglio tornare". E il mio amico, un ottimista, un generoso: "Non ti preoccupare, considera la cosa fatta. Resta al telefono". Dopo poco è tornato: "Ha risposto: nemmeno morto". Me la sono legata al dito.

 

Ci hai mai fatto pace?

Non lo so, non ci ho più parlato

 

In comune con Scalfari hai una passione per Spadolini. Hai scritto un libro sull’ex presidente del Consiglio.

Fu un litigio clamoroso. Quando l’editore gli mandò le bozze, decise di sopprimere il capitolo dedicato alla polemica con Capanna che gli contestava di aver scritto per giornali fascisti.

 

E tu?

GRUBER - SGARBI - ORIGGI - SABELLI FIORETTI

Dissi all’editore di non azzardarsi; Spadolini mi telefonò e gli sbattei il telefono in faccia. Ero uno scapestrato.

 

Con Cossiga due libri-intervista.

È stata la mia passione, potevo chiedergli di tutto: accettava; soprattutto ai tempi di Un giorno da pecora: quando veniva in trasmissione si presentava con una bottiglia di whisky. “Presidente non si può, sono le regole della Rai”. “Me lo vengano a dire”. La volta dopo si fece accompagnare dal direttore generale della Rai.

 

Rapporto stretto.

Per uno dei libri mi volle in vacanza: “Porta pure tua moglie”. La mattina ci presentiamo a casa sua e troviamo un corteo di sei macchine: mi sono cagato sotto.

CLAUDIO SABELLI FIORETTI - ROBERTO GIACHETTI - GIORGIO LAURO

 

Addirittura?

Erano organizzati con modalità anti terrorismo, correvano come folli, fino a quando davanti a una chiesa hanno inchiodato: si doveva confessare. “Presidente è chiusa, non c’è il prete”. Poco dopo hanno trovato il prete.

 

In vacanza con Cossiga.

La mattina andavo in camera sua. Dormiva con l’assistente. Non sopportava restare solo. Si alzava ma non si vestiva. E ogni mattina lo intervistavo in mutande.

 

Hai rallentato con le interviste.

Per colpa di Teresa Bellanova, quando era ministro: secondo me ha capito che mi stava sulle palle e per un anno ha rimandato l’appuntamento. Fino a quando ho pensato: ma posso passare la vita appresso a una rompicoglioni? Mi ha fatto passare la voglia.

 

gianni boncompagni

A Valeria Marini ne hai dedicate tre...

Mi ha dato sempre grandi soddisfazioni: si metteva il rossetto e poi baciava il quaderno dei miei appunti. Baci stellari.

 

Gianni Boncompagni altro tuo “cliente”.

Uomo divertente, non ti lasciava mai deluso. “Gianni, ma non puoi metterti con una della tua età?”. “Sono tutte morte”.

 

Su chi hai sbagliato?

In un paio di occasioni sono stato prevenuto, e invece ne sono uscito estasiato.

 

Nomi.

Il primo è Sandro Bondi: grande umanità, era un po’ patetico, quasi piangeva quando parlava di Berlusconi.

 

L’altro?

SERGIO JAPINO RAFFAELLA CARRA

Il generale Vannacci.

 

Ti piacciono perché offrono un buon titolo.

Anche per quello. 

 

Chi ti ha deluso?

Sergio Japino. Una volta davanti a lui mi sono reso conto di aver dimenticato a casa le domande, e non sapevo cosa chiedergli, non ho memoria, E lui rispondeva a monosillabi.

 

eugenio scalfari paolo mieli foto di bacco

Tu chiudi le interviste con il gioco della torre. Quindi tra Scalfari e Mieli?

Scalfari, mi ricorda un mio errore e una sua cattiveria. Mentre Mieli mi è sempre stato vicino.

 

Gruber-Berlinguer.

Con la Gruber ho un buon rapporto, ma ha rifiutato di farsi intervistare. Per me è un peccato mortale, posso odiare per molto meno. Salvo la Berlinguer.

 

Giletti-Fazio.

Fazio è un altro che non mi ha dato l’intervista; Giletti lo vedo una volta l’anno al premio Nonino, e l’ultima volta ballava vergognosamente in canottiera. Una scena penosa.

lilli gruber (5)

 

Ricci-Bonolis.

Di Ricci ho un ricordo drammatico: a causa sua ho iniziato a girare con due o tre registratori.

 

Che è successo?

Lo intervistai ma il registratore non aveva funzionato e non gli potevo rivelare l’errore. Ho fatto finta di niente e lui non mi ha chiesto nulla.

 

Pier Silvio o Marina Berlusconi.

Ho circuito la famiglia Berlusconi, mi sono prestato a situazioni vergognose. Ma per un’intervista sono pronto a qualunque bugia. Se uno mi rivela “tifo per la Salernitana”, rilancio con “anche io!”.

 

Allora...?

pier silvio marina berlusconi

Se l’intervistato aveva qualche contatto con Silvio Berlusconi, ogni volta gli mandavo un biglietto, una frase, qualunque aggancio pur di arrivare a lui.

 

Fino a quando è venuto ospite a Un giorno da pecora. Puntata storica.

Gli ho toccato i capelli, “sono veri?”, poi gli ho chiesto se era frocio e lui mi ha risposto chiedendomi se ero sicuro non fossi un pervertito; mentre Giorgio Lauro gli ha messo le manette: “Tanti italiani vorrebbero”. E Berlusconi ha retto la scena in maniera pazzesca.

 

Pier Silvio o Marina? 

Salvo Pier Silvio.

 

Moretti-Sordi.

Amo Sordi. Anche se con Moretti abbiamo in comune Salina.

CLAUDIO SABELLI FIORETTI

 

Che combini a Salina?

Ci vivo sei mesi l’anno, quando non sono a Lavarone per imbottigliare spumante.

 

Ti occupi di vino?

Come D’alema e Vespa, però il mio è un vino buono.

 

Come festeggi gli 80 anni? Odio i festeggiamenti. Tu chi sei?

Sono uno molto turbato dall’idea di avere 80 anni e sono molto contento quando le persone mi dicono che ne dimostro 60; sono scontento dall’idea di dover morire: non è giusto. Ho in testa tanti progetti. Con tanta gente che deve morire, perché proprio io?

CLAUDIO SABELLI FIORETTI

CLAUDIO SABELLI FIORETTI

CLAUDIO SABELLI FIORETTI CLAUDIO SABELLI FIORETTI

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